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90 anni fa

L'ascesa di Hitler e il prezzo pagato dai cattolici

A 90 anni dalla nomina di Hitler a Cancelliere del Reich. Della pericolosità del nazionalsocialismo se n’era resa conto fin da subito la Chiesa cattolica tedesca che pagò un altissimo prezzo per questa resistenza: 310 sacerdoti tedeschi furono internati nei campi di concentramento, 65 morirono durante la prigionia, altri 36 furono giustiziati o assassinati. Numeri che stridono con la Chiesa cattolica tedesca di oggi, prona ai desiderata del mondo e desiderosa di omologarsi a esso.

Ecclesia 31_01_2023 English

Il 30 gennaio 1933 è una data decisiva per la storia tedesca ed europea del XX secolo, in quanto con la nomina di Adolf Hitler a Cancelliere del Reich segna la presa di potere del Partito Nazionalsocialista tedesco dei lavoratori (Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei - NSDAP). Hitler beneficiò dei veti incrociati tra i precedenti Cancellieri von Papen, Brüning e von Schleicher e fu scelto per la formazione di un nuovo governo come “soluzione provvisoria” nell’attesa di un’ulteriore e definitiva resa dei conti tra questi tre uomini politici. Hitler era considerato innocuo, tanto più che il suo partito avrebbe occupato solamente tre ministeri (Frick agli Interni, Gürtner alla Giustizia e Göring Ministro quale senza portafoglio e Commissario Speciale per la Prussia); tuttavia, egli controllava il cuore dello Stato e della Prussia, il Land più importante, e ne approfittò per organizzare nuove elezioni che non furono più libere perché caratterizzate da violenze senza precedenti provocate dalle formazioni paramilitari naziste, la Hitlerjugend e le SA (Sturmabteilungen), un vero e proprio terrorismo di Stato che garantì alla NSDAP il 43% dei voti e una posizione predominante in Parlamento, e che provocò la conseguente fine della Repubblica di Weimar e della democrazia in Germania.

Della pericolosità del nazionalsocialismo se n’era resa conto la Chiesa cattolica tedesca, che già nel 1930 aveva vietato ai cattolici di essere iscritti al partito di Hitler. Lo stesso ex Nunzio Apostolico in Germania e Segretario di Stato vaticano, cardinale Eugenio Pacelli, aveva espresso la sua non contrarietà a un’alleanza provvisoria tra i due partiti cattolici tedeschi (la Bayerische Volkspartei in Baviera e la Deutsche Zentrumspartei nel resto della Germania) e il Partito Socialdemocratico (SDP) per arginare il pericolo nazionalsocialista – posizione allora assai coraggiosa, in quanto la SDP era un partito marxista a tutti gli effetti, ma che mostra quanto Pacelli avesse capito perfettamente il gravissimo pericolo rappresentato dal nazionalsocialismo.

Dopo avere vinto le elezioni del 5 marzo, Hitler si presentò in Parlamento, e nella sua dichiarazione programmatica del 23 marzo espresse con chiarezza le sue intenzioni anche con riferimento alla religione cristiana. In questa occasione il Cancelliere affermò, tra l’altro, che il Reich tedesco si riconosceva nel ‘Cristianesimo positivo’, che l’esecutivo vedeva nelle confessioni cristiane importantissimi fattori per la conservazione del carattere nazionale tedesco, e auspicava una «sincera collaborazione tra Chiesa e Stato», così da attuare «la lotta contro una concezione del mondo materialistica e il ristabilimento di una vera comunità di popolo». Al riconoscimento della validità dei Concordati firmati dalla Santa Sede con i Länder Baviera, Prussia e Baden, seguì l’assicurazione che nella scuola e nella formazione sarebbe stato concesso alle confessioni cristiane «l’influsso che loro spettava». In tono minaccioso Hitler affermò inoltre di attendersi che la Chiesa apprezzasse «l’opera di elevazione morale e nazionale che il governo si era posto». Inoltre, il governo stesso non avrebbe potuto tollerare «che l’appartenenza a una determinata confessione o a una determinata razza potesse rappresentare un’esenzione dai doveri sanzionati dalla legge, o carta bianca perché rimanessero impuniti o venissero tollerati i crimini commessi».

I vescovi cattolici valutarono positivamente queste parole, e come primo gesto concreto di apprezzamento verso il nuovo Cancelliere del Reich annullarono il divieto di iscrizione alla NSDAP. Con il senno di poi tale condiscendenza appare sconcertante - il cosiddetto ‘Cristianesimo positivo’ era già stato condannato dalle dichiarazioni dei vescovi nel 1930 poiché rappresentava uno pseudo-Cristianesimo adattato all’ideologia nazionalsocialista. Inoltre, la concessione alle Chiese dell’«influsso che loro spettava» era una vera e propria canzonatura, in quanto secondo Hitler alle Chiese nella sfera pubblica non spettava alcun diritto, soprattutto se le Chiese non avessero apprezzato l’intenzione del regime di formare una comunità di popolo formata su razza e sangue.

I vescovi erano abituati a lottare contro il comunismo che non faceva mistero della propria radicale opposizione al Cristianesimo, e fermamente convinti del concetto di “deutsche Treue (fedeltà tedesca), si fidarono delle parole di Hitler lasciandosi ingannare dalle sue cortine fumogene, convinti che a seguito di questa dichiarazione si potesse replicare il modello di collaborazione tra regime e Chiesa cattolica esistente in Italia. Tali illusioni non erano condivise dalla Santa Sede, e nel giugno 1933 il cardinale Segretario di Stato Pacelli decise di portare a conclusione le trattative e di firmare un Concordato con la Germania ormai a guida nazionalsocialista almeno per salvare il salvabile, senza tuttavia farsi soverchie illusioni sul rispetto del trattato da parte governativa.

Secondo l’inviato austriaco presso la Santa Sede, Rudolf Kohlruss, infatti, la diplomazia vaticana non solo ribadiva la radicale opposizione del cattolicesimo al nazionalsocialismo, ma era anche certa che Hitler non avrebbe rispettato il Concordato e che tempi difficili di persecuzione attendevano i cattolici. Ciò avvenne puntualmente fin da subito: la Hitlerjugend e le SA attaccarono il clero locale e le associazioni cattoliche, e proprio a ridosso della firma del Concordato le violenze culminarono con le violenze e gli attacchi squadristici ai partecipanti del Gesellentag (incontro periodico dei membri delle associazioni cattoliche dei lavoratori tedeschi fondate dal beato Adolfo Kolping) di Monaco di Baviera nel giugno 1933.

Negli anni successivi la situazione degenerò a tal punto che nel 1937 il cardinale arcivescovo di Monaco, Michael von Faulhaber, uno dei vescovi che all’inizio non avevano compreso pienamente le intenzioni di Hitler, parlò di vera e propria persecuzione del regime ai danni del cattolicesimo in Germania. Pochi mesi dopo, lo stesso Faulhaber redasse la bozza di un documento che alla fine, dopo alcune aggiunte fatte dalla Segreteria di Stato, prese la forma della nota enciclica di Pio XI Mit brennender Sorge (Con vivissima ansia).

Passato l’iniziale sbandamento provocato dalle dichiarazioni falsamente rassicuranti di Hitler, fu proprio la Chiesa cattolica a prendere in mano le redini della resistenza al nazionalsocialismo in Germania. Essa non agì politicamente, bensì combatté attaccando strenuamente il cuore del regime rappresentato dalla Weltanschauung nazionalsocialista quale teorizzata dal Reichsleiter della NSDAP Alfred Rosenberg, ed essa rappresentò il fattore che impedì la creazione di una comunità di popolo fondata sulla razza e il sangue, dando così un contributo fondamentale alla sconfitta del nazionalsocialismo.

Il clero cattolico pagò un altissimo prezzo per questa resistenza. Secondo i dati pubblicati nel 2020 dall’Università di Greifswald, 310 sacerdoti tedeschi furono internati nei campi di concentramento, dei quali 65 morirono durante la prigionia o poco dopo essere stati liberati, mentre altri 36 furono giustiziati o assassinati in altre circostanze; 790 sacerdoti furono arrestati (questa cifra non include quelli finiti in campo di concentramento), dei quali 644 furono condannati a pene detentive. Inoltre, 1510 sacerdoti furono multati, 6593 interrogati, 855 subirono attacchi alle canoniche e in tre casi (Würzburg nel 1934, Rottenburg nel 1938 a più riprese, e Monaco di Baviera nel 1939) furono attaccate da Hitlerjugend e SA perfino le curie vescovili, in quelle che furono delle vere e proprie notti dei cristalli anticattoliche. Infine, 419 sacerdoti cattolici furono malmenati, mentre 1006 subirono perquisizioni.

Dati impressionanti, che rendono ancora più stridente il contrasto con la Chiesa cattolica tedesca di oggi, prona ai desiderata del mondo e desiderosa di omologarsi a esso, in questo modo tradendo il sacrificio di tanti suoi figli che negli anni del Terzo Reich soffrirono e diedero la vita e per difendere la fede cattolica e le anime immortali.