Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
San Romano di Condat a cura di Ermes Dovico
SOCIAL NETWORK

L’aborto “fai-da-te” impazza su TikTok

L’infuocato dibattito sull’aborto corre anche attraverso i social, che presentano non pochi rischi per i più giovani. Su TikTok si diffondono video contenenti metodi “fai-da-te” per indurre l’aborto, il social promette di bloccarli ma deve fare i conti con strategie che continuano a consentirne la visualizzazione.

Vita e bioetica 27_07_2022

Il dibattito sul diritto all’aborto continua a incendiare gli Stati Uniti, all’indomani della decisione della Corte Suprema del giugno 2022 di ribaltare la sua storica sentenza Roe vs. Wade del 1973, che garantiva il diritto all’aborto. A finire nel mirino anche la rete, in particolare i social. TikTok, il social più gettonato tra gli under 18, aveva promesso di bloccare i contenuti che promuovono rimedi fasulli a base di erbe per indurre l’aborto. A settembre 2021, TikTok aveva registrato un miliardo di utenti mensili attivi, il 60% dei quali appartengono alla generazione Z, secondo i dati dell'agenzia pubblicitaria Wallaroo Media. Tuttavia, un’analisi di NewsGuard, sito che si occupa di combattere la disinformazione, ha identificato 102 video che promuovono soluzioni fai-da-te per abortire e che, al 19 luglio, erano ancora presenti sulla piattaforma TikTok.

Questi contenuti hanno ottenuto complessivamente circa 18,1 milioni di visualizzazioni e 3,3 milioni di like. Quando la diffusione di contenuti sull’aborto fai-da-te ha raggiunto il suo apice alla fine di giugno 2022, TikTok si era impegnata nella rimozione dei video che promuovono metodi “naturali” o “a base di erbe” per abortire. A metà luglio, un portavoce di TikTok ha dichiarato a NewsGuard che quei video violavano le linee guida della community ed erano stati rimossi. Tuttavia, durante un’analisi del luglio 2022, NewsGuard ha identificato 91 video, 67 dei quali sono stati pubblicati dopo la sentenza della Corte Suprema del 24 giugno 2022 sull’aborto e 17 dopo il 2 maggio scorso, quando è trapelata la prima bozza contenente il parere della Corte Suprema. Inoltre, NewsGuard ha identificato 6 video del 2020 e 5 del 2021 che promuovevano gli stessi “rimedi”. Dalla loro pubblicazione, questi contenuti hanno accumulato milioni di visualizzazioni.

Due dei video segnalati sono stati rimossi da TikTok dopo che NewsGuard ha chiesto informazioni al riguardo. Tuttavia, gli altri video sono ancora online e parecchi di questi contenuti hanno accumulato migliaia – se non centinaia di migliaia – di visualizzazioni. Ad esempio, quello che inizia con: «Cibi che possono causare un aborto spontaneo», oppure quello che si conclude così: «Vuoi sapere un segreto??? Tè all’artemisia e vitamina C». L'indagine di NewsGuard ha anche rilevato che uno dei motivi per cui TikTok rimane un terreno fertile per contenuti potenzialmente pericolosi sull'aborto fai-da-te è che chi propone queste soluzioni ha implementato strategie, ampiamente diffuse, come l'uso di parole in codice oppure contenenti errori ortografici per aggirare il sistema di moderazione del social. Per esempio, sostituendo lettere con caratteri speciali si supera il controllo sulle parole chiave riconosciute dalla piattaforma. Digitando la parola “Natural abortion” non risulta alcun contenuto, mentre utilizzando “natural abOrtiOn” si trovano centinaia di link.

Un'altra strategia consiste nel “nascondere” i suggerimenti per abortire all’interno di video che affrontano altri argomenti, in modo che lo scopo principale del contenuto – diffondere informazioni sull'aborto – non sia immediatamente evidente.
Tuttavia, NewsGuard ha anche rilevato che, mentre la ricerca di alcuni termini direttamente sulla piattaforma non produce risultati, la medesima ricerca su Google consente agli utenti di aggirare la moderazione dei contenuti di TikTok e accedere liberamente ai video sulla piattaforma. Ad esempio, la ricerca di “aborto a base di erbe” sulla app di TikTok reindirizza alle linee guida della community, la ricerca di “aborto a base di erbe TikTok” su Google reindirizza a una pagina TikTok che mostra contenuti correlati, consentendo agli utenti di aggirare la moderazione della piattaforma.

Tutto ciò dimostra che la strada della sistematica rimozione da TikTok di video che incitano all’aborto è ancora lunga e tortuosa e che, in generale, il social più seguito dalla generazione Z presenta ancora dei rischi in termini di violazione dei diritti delle persone. Lo si è visto per la pubblicità politica, per la profilazione a fini commerciali (invio di messaggi promozionali non autorizzati) e anche a proposito della diffusione di informazioni sul Covid e sulla guerra.