La vita di santa Bernadette prima delle apparizioni
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Come si svolgeva la vita della veggente di Lourdes prima delle apparizioni di Maria Santissima? Scopriamo alcuni dei suoi passaggi principali.
Colpisce il volto. Occhi bruni, capelli scuri. Un volto di bambina (ma con tratti quasi già di donna) che rimarrà nella storia della Chiesa per sempre. Lei, piccola contadina, incontrò la Vergine Maria: una ragazzina e la Madre di tutte le madri, assieme, in un paese sperduto della Francia. Un paese che sarebbe rimasto nell’anonimato se non fosse stato per quelle apparizioni che segnarono la vita di Bernadette Soubirous (1844-1879): Lourdes. Il nome già nel suono ha tutta la dolcezza della Vergine. Lourdes e le sue piscine, Lourdes e i suoi ammalati in cerca di speranza, di ristoro del cuore. E poi, c’è l’Immacolata Concezione: la Vergine, a un certo punto, così si presentò a Bernadette. Un termine che lei neanche conosceva: così teologicamente alto che non poteva certamente essere compreso da un’adolescente analfabeta di quattordici anni. Con le apparizioni della Vergine la vita di Bernadette cambiò per sempre. Ma prima di tutto ciò, come si svolgeva la vita di Bernadette? Chi era? Cerchiamo, allora, di fare un salto indietro nel tempo: prima di quel famoso 11 febbraio 1858.
Quando i suoi genitori, François Soubirous (1807–1871) e Louise Castérot (1825–1866), scelsero il nome di Bernadette Maria (Bernarde Marie) non pensavano certo che forse stavano segnando per sempre la vita della loro piccola figlia: con quel nome “Maria” (che un po’ tutti dimentichiamo) assieme a quello di “Bernadette”, forse, la Vergine Maria già entrava nel suo cuore. Il battesimo avvenne il 9 gennaio del 1844, nella chiesa di San Pietro, a Lourdes (nella Bigorra). Bernadette era nata due giorni prima, domenica 7 gennaio, nell’ottava dell’Epifania. E sempre sul nome c’è un particolare: in realtà, i genitori al registro del municipio segnarono Bernadette Maria. Fu il parroco della chiesa di San Pietro in Lourdes che pronunciò “Maria” prima di “Bernadette”. Forse, un profeta? Non si sa. Intanto, anche se il padre fece presente lo scambio dell’ordine dei due nomi, sul registro della parrocchia rimase “Maria Bernadette”.
Nel novembre del 1844, quando la piccola Bernadette aveva pochi mesi, accadde un incidente in casa Soubirous. Mentre la mamma Louise era vicina al camino della casa-mulino denominato “di Boly” (dal nome di un medico inglese proprietario della struttura nel XVII secolo) per riscaldarsi assieme alla sua bambina, alcune faville provenienti da un pezzo di legno entrarono nella veste di Louise, provocando delle scottature sul seno della giovane mamma. Fu, dunque, necessario trovare una balia per la piccola bambina. Intanto, nel vicino villaggio di Bartrès, tale Maria Aravant e suo marito, Basilio Lagües, avevano perduto il loro primogenito. Fu così che alla Aravant fu proposto di prendersi cura della piccola Bernadette. Fu in questo modo che la bambina ebbe una “seconda mamma” e i cittadini del villaggio di Bartrès si affezionarono fin da subito a lei. Intanto, in casa Soubirous nacque il fratellino di Bernadette, Giovanni, che sopravvisse solo pochi mesi. Fu allora che la presenza di Bernadette si fece necessaria: la giovane mamma Louise aveva bisogno di essere consolata dalle grida e dai sorrisi di Bernadette. Questo, un piccolo episodio dell’infanzia della futura santa. Un piccolo episodio che, in fondo, fa riflettere molto soprattutto alla luce di quella che sarà la sua vita, cioè dono immenso per gli altri. E così Bernadette è stata per la giovane Maria Aravant: consolazione.
C’è un altro episodio significativo nella vita di Bernadette. È quello del cambiamento di stato sociale che ha vissuto con la propria famiglia; è fama comune che i Soubirous vivessero in uno stato vicino alla povertà. Eppure non è stato sempre così. Per dieci anni, infatti, Bernadette poté vivere in una famiglia non certamente agiata ma comunque non del tutto povera. Il grande problema fu l’inizio dell’industrializzazione e la conseguente diminuzione del lavoro per i mulini ad acqua. I Soubirous cominciarono a indebitarsi fino a lasciare definitivamente il luogo della nascita di Bernadette, il mulino di Boly. Cambiarono dimora per diverso tempo fino a quando trovarono quello che è passato alla storia come il Cachot, uno stanzone della vecchia prigione della città, un posto malsano dove non entrava mai il sole ad illuminare le giornate della piccola Bernadette.
Un altro punto importante della biografia di Bernadette è il suo essere stata al servizio proprio di quella famiglia in cui era stata precedentemente “portatrice” di un po’ di luce: verso la fine di giugno del 1857, Maria Aravant e suo marito, Basilio Lagües, l’accolsero nella loro casa come domestica. Solo nel gennaio 1858 lascerà questa famiglia. Nella loro casa di Bartrès, Bernadette si prendeva cura dei figli dei coniugi Lagües: Dionigi, Giuseppina, Giovanni, Giustina, e Giovanni Maria. È assai tenera questa figura della tredicenne Bernadette che si prende cura di questi bambini. E poi bisogna considerare un fattore importante di quel periodo: le tante ore di silenzio (e anche di solitudine) che poteva trascorrere la giovane. Un silenzio che cominciava a parlare di Dio al suo cuore. Un silenzio che assorbiva le sue prime riflessioni sul Signore, alimentate dalle prime rudimentali lezioni di catechismo a cui Bernadette partecipava. Un’anima pura, delicata, e umile: questo, il profilo disegnato dai suoi insegnanti.
È sempre difficile poter comprendere il disegno di Dio. Ma molto spesso è possibile, a posteriori, scorgerne i tasselli che lo compongono. Così, per la vita di Bernadette. Questo periodo di permanenza nella famiglia Lagües, infatti, non può che essere visto se non nell’ottica delle apparizioni. Si potrebbe scorgere una sorta di preparazione a quello che avrebbe vissuto in quel famoso 11 febbraio 1858. Il silenzio, la lontananza dagli affetti, il dover diventare grande assai presto rispetto alla propria età. Dal giorno dell’inizio delle apparizioni della Vergine, Bernadette dovrà fare i conti con tutto ciò.

