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OTTOCENTO ANNI DI SAN FRANCESCO / 11

La scelta dell’abito, la Porziuncola e i primi compagni

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Tommaso da Celano racconta che alla Porziuncola avvenne una svolta decisiva nella vita del Poverello di Assisi, cui seguì la scelta dell’abito, l’inizio della predicazione e l’adesione dei primi compagni.

Cultura 12_10_2026

Dopo aver rimesso in piedi la chiesetta di San Damiano, Francesco non si fermò. Secondo il racconto di Tommaso da Celano nella Vita prima, il giovane assisiate passò a restaurare la chiesa di San Pietro della Spina e poi raggiunse un luogo destinato a diventare il cuore della sua esperienza spirituale: la Porziuncola.

Lì sorgeva un’antica chiesa dedicata alla Vergine Maria. Era abbandonata, trascurata, quasi dimenticata. Francesco, mosso dalla sua profonda devozione mariana, vi si stabilì e la restaurò. Era il terzo anno dopo la sua conversione. Ancora non portava l’abito che sarebbe diventato il simbolo del movimento francescano. Come riferisce il biografo, viveva da eremita, con «una cintura di cuoio, un bastone in mano e sandali ai piedi».

Fu proprio alla Porziuncola che avvenne una svolta decisiva. Un giorno, durante la Messa, Francesco ascoltò il brano evangelico in cui Cristo invia gli apostoli a predicare. Chiese al sacerdote di spiegargli quelle parole. Quando ne comprese il significato, ebbe la certezza di avere finalmente trovato la propria strada. Non desiderava altro che annunciare il Regno di Dio e chiamare gli uomini alla penitenza.

La scelta dell’abito

La sua reazione fu immediata, quasi teatrale nella sua radicalità. Si tolse i calzari, abbandonò il bastone, rinunciò alla cintura di cuoio e la sostituì con una semplice corda. Conservò una sola tunica e la modellò in modo che ricordasse la forma della croce. Doveva essere ruvida, scrive Tommaso, per «crocifiggere la carne»; povera e rozza, affinché nessuno potesse desiderarla o invidiarla.

Da quel momento iniziò a predicare. Prima ancora dei suoi sermoni, però, c’era un saluto che colpiva chiunque lo incontrasse: «Il Signore vi dia la pace». Non era una formula convenzionale. Era il programma della sua vita. Molti accolsero quell’annuncio e divennero, come racconta il biografo, «desiderosi della salvezza eterna».

I primi compagni

Attorno al predicatore della Porziuncola cominciarono così a raccogliersi i primi compagni. Il biografo menziona anzitutto un uomo di Assisi, «pio e semplice di spirito». La sua identità resta incerta. Alcuni studiosi hanno pensato a frate Elia, ma il ritratto della semplicità evangelica sembra adattarsi poco a una personalità tanto complessa e destinata ad assumere un ruolo politico di primo piano nell’Ordine.

Il secondo seguace è invece una figura ben nota: Bernardo di Quintavalle. Tommaso lo presenta come il primo tra coloro che accorsero dietro a Francesco per conquistare il Regno dei Cieli. Dopo aver ospitato il santo nella propria casa e averne osservato la vita austera, trascorsa tra preghiera e lode a Dio, Bernardo comprese di trovarsi davanti a un autentico uomo del Vangelo. Secondo un racconto conservato nella Vita seconda, Bernardo chiese come dovesse comportarsi riguardo alle sue ricchezze. Francesco lo invitò a cercare una risposta direttamente nelle parole di Cristo. Aprendo il Vangelo, apparvero i passi che invitavano a vendere i propri beni e donarli ai poveri, non portare nulla per il viaggio e rinnegare se stessi per seguire il Signore. Bernardo accolse senza esitazione quell’invito: distribuì tutto ai poveri e si unì al nuovo fratello, divenendo modello di fedeltà e radicalità evangelica. La sua scelta aprì la strada a molti altri che, abbandonate le preoccupazioni mondane, si incamminarono verso la vera patria del cielo.

Probabilmente Dante si ispirò proprio a questa tradizione quando, nel canto XI del Paradiso, scrisse:

il venerabile Bernardo
si scalzò prima e dietro a tanta pace
corse, e correndo el parv’esser tardo.

Poco dopo arrivò un altro assisiate, anch’egli destinato a lasciare un segno importante. Era Pietro di Cattanio, giurista e canonico della cattedrale di San Rufino, uomo colto e stimato che scelse di condividere la vita dei nuovi frati.

Seguì quindi Egidio, uno dei personaggi più affascinanti della prima fraternità francescana. Viene descritto come «uomo semplice, retto e pieno di timor di Dio». La tradizione lo ricorderà per l’obbedienza, la laboriosità nel lavoro manuale, il raccoglimento interiore e la profonda vita contemplativa. Sopravvisse a lungo a Francesco e morì probabilmente il 22 aprile 1262.

Anche Dante lo inserisce tra i protagonisti delle prime adesioni al movimento:

Scalzasi Egidio, scalzasi Silvestro
dietro a lo sposo, sì la sposa piace.

La fraternità continuò a crescere. Ai primi compagni se ne aggiunsero altri fino all’arrivo di frate Filippo Longo, futuro visitatore generale delle Clarisse e ricordato anche nella Legenda Sanctae Clarae.

A quel punto il gruppo aveva raggiunto il numero simbolico di otto membri. Erano pochi, privi di ricchezze, senza alcun potere e senza strutture organizzative. Eppure, da quella piccola fraternità raccolta attorno alla Porziuncola stava nascendo una realtà destinata a incidere profondamente sulla storia religiosa dell’Europa medievale.

La forza di quei primi frati non risiedeva nei mezzi materiali, ma nella radicalità con cui avevano scelto di vivere il Vangelo. Di lì a poco Francesco li avrebbe inviati a due a due lungo le strade dell’Italia centrale, dando inizio a una missione che avrebbe oltrepassato ogni confine e attraversato i secoli. Da quella fragile comunità di uomini scalzi e poveri sarebbe nato uno dei movimenti spirituali più influenti della storia della Chiesa.



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