Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
San Massimiliano Maria Kolbe a cura di Ermes Dovico
Nel segno di Maria

La missione di san Massimiliano Kolbe in Giappone

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Il futuro martire di Auschwitz giunse a Nagasaki nel 1930 e s’impegnò subito a diffondere Il Cavaliere dell’Immacolata, che divenne strumento di molte conversioni. Nella città nipponica fondò un nuovo convento francescano, scegliendo una posizione che si rivelerà provvidenziale.

Ecclesia 14_08_2026

San Massimiliano Maria Kolbe (1894-1941), il martire ad Auschwitz. Kolbe, il giornalista. Kolbe, il fondatore della Milizia dell’Immacolata. Kolbe, l’innamorato di Maria. Sono tante le sfaccettature di questo santo di cui oggi ricorre la memoria liturgica. Tante perché davanti a noi si presenta una delle figure della Chiesa più poliedriche: la sua esistenza, infatti, ha spaziato in molteplici campi come quelli della conoscenza, della scienza, della fede. Ma c’è anche un Kolbe meno “famoso”: è il Kolbe missionario in luoghi estremi, lontani, come il Giappone, terra in cui visse dal 1930 al 1936.

Padre Kolbe giunse a Nagasaki il 24 aprile 1930, accompagnato da alcuni confratelli polacchi. L’impresa non si presentava certamente facile: i missionari non conoscevano la lingua locale, né tantomeno possedevano risorse economiche adeguate. Inoltre, l’ambiente in cui dovevano operare era  radicalmente diverso e diffidente verso il cristianesimo. Ma Kolbe non si perse d’animo. Ancora una volta lasciò tutto nelle mani della Vergine Maria. Non fu un caso, allora, che una delle prime azioni che Kolbe e i suoi compagni intrapresero fu proprio quella di diffondere la versione giapponese del famoso giornale Il Cavaliere dell’Immacolata, il periodico ufficiale della Milizia. Si chiamava Seibo no Kishi, questo il nome della rivista in lingua nipponica. Venne stampato nel maggio dello stesso anno, quindi poco tempo dopo il suo arrivo. Di questo primo periodo nella terra della nuova missione, è assai interessante leggere cosa il frate francescano stesso scrive nei suoi quaderni di appunti: «Arrivo a Saigon. Un pescecane; la campagna variopinta; 4 ore sul fiume; in una chiesa che ha una sola torre campanaria; dalle religiose annamite; acqua tiepida e con ghiaccio, parlano quasi cantando». E ancora: «Maggio. Una parte del “Cavaliere dell’Immacolata” in lingua giapponese è stata portata in tipografia. Dai PP. Marianisti. Un padre ha accettato di fare la traduzione. Le difficoltà sono molte, ma va avanti. Gloria all’Immacolata!». Ancora una volta, in questa missione si comprende quanto la figura della Vergine sia stata importante per Kolbe.

In queste righe di appunti personali sono presenti alcuni riferimenti ben precisi all’aspetto tecnico della stampa. È importante ricordare che san Massimiliano Kolbe riservava grande attenzione al carattere “pratico” della stampa. Ad esempio, sempre nello stesso quaderno di appunti (con data “maggio 1930”) troviamo scritto: «È giunto il tecnico per montare la macchina tipografica. Ci comunicano che sono giunti da Osaka i caratteri tipografici. Completamento del montaggio della macchina e versamento di 550 yen (in precedenza 100 yen). Ci sono stati recapitati i caratteri tipografici».

La rivista conobbe una diffusione straordinaria, superando negli anni successivi le decine di migliaia di copie e diventando addirittura un punto di riferimento fondamentale per l’animazione e la comunità cattolica giapponese. Un successo missionario che forse neanche lo stesso Kolbe si aspettava. Ma ciò che sorprende è quanto questo giornale fosse diventato strumento di molte conversioni. In una lettera datata 3 agosto 1931 e indirizzata al confratello padre Antonio Vivoda si legge: «Abbiamo qui molte difficoltà, ma anche molte consolazioni, perché l’Immacolata, non ostante la nostra debolezza, stupidità e malvagità, anche fa vedere ciò che può fare coi strumenti così inetti. Poco tempo fa si è battezzato un giovane di nome Amaki, il quale da principio cominciò a visitarci e lavorare gratuitamente per l’Immacolata, poi abbiamo parlato del catechismo, ha imparato la dottrina e nonostante le difficoltà, abbastanza forti dal principio, si è finalmente battezzato. “Io leggo il Cavaliere dell’Immacolata – ha detto al principio – dunque voglio farmi cattolico”».

Ma l’opera di Kolbe in Giappone non si limitò alla sola carta stampata. Nel 1931, il frate francescano volle edificare un convento sulle pendici del monte Hikosan, a circa cinque chilometri a est della città di Nagasaki. Qui, era in vendita una proprietà di cinque ettari. L’acquisto di questo terreno non fu facile. Ma alla fine i fondi furono trovati e così si cominciò a costruire quello che sarebbe divenuto “Mugenzai no Sono”, ossia il Giardino dell’Immacolata. Nome che tanto ricordava la precedente “Città dell’Immacolata” (Niepokalanów) fondata in Polonia nel 1927, a Terezin, a 42 chilometri da Varsavia. Era il 6 maggio 1931 quando finalmente il “Giardino dell’Immacolata” fiorì.  Anche in questo caso, Kolbe pensò subito alla tipografia per il giornale dell’Immacolata. In merito, risulta assai interessante un documento: una lettera che il santo francescano scrisse a papa Pio XI chiedendo «qualche sussidio per l’acquisto di una o due macchine tipografiche». Nella stessa lettera, inoltre, si faceva riferimento alla missione che aveva «portato alcuni giapponesi alla conversione dal paganesimo e dal protestantesimo».

C’è un dato che va evidenziato in merito alla posizione di questo nuovo convento francescano. La scelta del luogo sembrava assai strana: molti suggerivano a Kolbe luoghi più vicini alla città, in pianura, più centrali. Eppure, proprio quella collocazione riuscirà a salvare il convento dalla bomba atomica sganciata su Nagasaki il 9 agosto 1945: il monte Hikosan fece da scudo naturale contro la forza dell’esplosione. Una “coincidenza” provvidenziale.

Kolbe lasciò il Giappone nel 1936 per gravi motivi di salute. Ritornò in Polonia. In una lettera datata 25 maggio 1936, indirizzata alla comunità che lasciava a Mugenzai no Sono, scriveva: «Miei cari figli! Mentre ormai la nave mi sta portando sempre più lontano dalla costa mi è venuto questo pensiero: “Ma forse vi sto osservando proprio per l’ultima volta su questa terra” e…qualcosa mi ha inumidito gli occhi. Ma è tutto per l’Immacolata! Del resto solamente in paradiso ci sarà la Niepokalanów vera».



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