Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
IL VERTICE

Xi accolto da imperatore a Washington. Speranze per la libertà di religione

Tappeto rosso, picchetto di marines e sorvolo di aerei militari a bassa quota: così Trump ha accolto con tutti gli onori l'amico-nemico Xi Jinping. Non tutti i repubblicani sono contenti di questa pompa. Il premier Burnham chiede la liberazione di Jimmy Lai. Trump si ricorderà della libertà di religione?

Esteri 25_09_2026
Foto di gruppo alla Casa Bianca

L’accoglienza è stata trionfale, come quella riservata a Putin in Alaska nel 2025: Xi Jinping è stato ricevuto personalmente in aeroporto, a Washington, da Donald Trump. Tappeto rosso, picchetto dei marines e sorvolo a bassa quota di bombardieri strategici B1 e B2, scortati da caccia F22 (un momento in cui Trump ha mostrato una smorfia di fastidio per il forte rumore dei motori jet, di fianco all'impassibile presidente cinese) e poi tutti alla Casa Bianca, accompagnati dalle first ladies. Giovedì 24 settembre sera (ieri per chi legge), nella East Room della Casa Bianca, si è tenuta una cena di Stato in cui è stato servito spumante, una riedizione del brindisi di pace scambiato tra il presidente Richard Nixon e il premier cinese Zhou Enlai durante la storica visita di Nixon a Pechino nel 1972.

Non si sa ancora, se non tramite indiscrezioni, cosa i due leader mondiali abbiano discusso a porte chiuse. Commercio, intelligenza artificiale e Taiwan erano gli argomenti su cui c’erano maggiori anticipazioni. Ma l’accoglienza trionfale cela una forte tensione di fondo anche sul conflitto in Iran. Che Trump non riesce a concludere in modo decisivo, anche per colpa della Cina. Secondo un’indagine del Wall Street Journal, il regime di Pechino avrebbe continuato a spedire materiale dual use (civile e militare), aggirando l’embargo, con almeno 1300 voli di aerei commerciali della compagnia iraniana Mahan.

Non tutti i repubblicani sono stati contenti di assistere alla scena dell’accoglienza trionfale, da imperatore, del presidente cinese. Difficile far rientrare a comando una campagna condotta contro Pechino, fatta di dazi e retorica anti-cinese. Il senatore Thom Tillis (repubblicano, Carolina del Nord) ha commentato: «Come si fa a stendere il tappeto rosso – e ad allungare ulteriormente il mio tragitto quotidiano – per andare a trovare un despota cinese?».

«Personalmente non mi piace celebrare la Cina - ha affermato la senatrice Joni Ernst (repubblicana dell'Iowa), la quale comunque spera che dall’incontro esca un buon accordo commerciale – [I cinesi, ndr] sono grandi consumatori di soia dell'Iowa, quindi credo che ci siano alcune questioni che dobbiamo assolutamente risolvere con la Cina: questioni commerciali, oltre alle questioni militari». Secondo fonti vicine alla Cina, Pechino starebbe valutando la possibilità di aumentare gli acquisti di prodotti agricoli americani, anche per dare una mano a Trump a un mese dalle elezioni di medio termine.

«Non volterei le spalle a [Xi] nemmeno se fosse morto da due giorni - ha detto il senatore John Kennedy (repubblicano, Louisiana) - E se si prendesse Taiwan, il mondo intero avrebbe un problema». Proprio a questo proposito, durante l'incontro con Trump, Xi ha esortato gli Usa ad «aderire alla posizione corretta di opposizione all'indipendenza di Taiwan», secondo l'agenzia di stampa ufficiale Xinhua.

E la libertà religiosa? Secondo due fonti di Politico, il premier britannico Andy Burnham, alla vigilia del vertice di Washington, ha implorato il presidente Donald Trump di sollevare la questione di Jimmy Lai, l'imprenditore ed editore cattolico condannato a 20 anni di carcere e con forti probabilità che muoia in cella. «Burnham ha avanzato la richiesta durante un incontro martedì (23 settembre, ndr) con Trump, il quale si è detto d'accordo sulla necessità di liberare Lai, secondo quanto riferito da una delle fonti. La delegazione britannica ha suggerito che Lai potrebbe vivere nel Regno Unito, ha aggiunto la stessa fonte». Già il predecessore di Burnham, Keir Starmer, aveva perorato la causa di Lai nel suo incontro bilaterale con Xi Jinping, ma non aveva ottenuto nulla.

Il presidente Trump ha promesso che chiederà nuovamente la liberazione di Jimmy Lai. Ma Xi Jinping potrebbe rispondere di non poter fare nulla al riguardo perché Lai è stato condannato in base alla legge di Hong Kong. Ma tutti sanno che non è vero: è una legge cinese, imposta a Hong Kong.

Nel frattempo è stata pubblicata, da The Free Press, la testimonianza in presa diretta di Ezra Jin, il pastore protestante con cittadinanza statunitense che Trump è riuscito a far scarcerare lo scorso luglio, a seguito del vertice a Pechino (che si era tenuto in maggio). Ezra Jin, che è pastore di una chiesa domestica, non riconosciuta dallo Stato, racconta di essere stato arrestato «… lo scorso ottobre, quando il governo cinese ha condotto raid coordinati contro i membri della chiesa di cui sono pastore principale. Hanno arrestato quasi 30 di noi e in seguito ne hanno accusati 18 con accuse pretestuose come l'uso illegale di reti informatiche e pratiche commerciali illecite. Si è trattato di uno dei più grandi raid contro le chiese clandestine in Cina degli ultimi quarant'anni». Poi: «Ho trascorso 266 giorni in prigione, convinto che ci sarei rimasto almeno per un decennio. Finché un giorno, inaspettatamente, sono stato prelevato dalla mia cella e portato in un aeroporto. Lì, mi è stato detto di imbarcarmi su un aereo, dove mi sono ritrovato accanto a un funzionario degli Stati Uniti d'America. Ho scoperto che il presidente Donald Trump aveva personalmente sollevato il mio caso con il presidente cinese Xi Jinping e negoziato per la mia liberazione. Ero completamente sotto shock. Era questa la sensazione della libertà?»

Nella stessa testimonianza, il pastore Ezra Jin descrive sinteticamente quanto potenziale abbia la popolazione di cristiani “clandestini”, protestanti e cattolici non riconosciuti: «I cristiani non registrati in Cina rappresentano il gruppo religioso più numeroso al di fuori del controllo diretto del governo: decine di milioni di persone sono ampiamente diffuse nella società cinese. Inoltre, per mia esperienza, sono in modo sproporzionato urbanizzati, istruiti, produttivi e patriottici. Hanno più figli rispetto ai loro coetanei in un momento in cui il tasso di natalità del paese è diventato motivo di allarme nazionale. Stanno costruendo scuole, imprese e reti di supporto sociale mentre la crescita rallenta, la disoccupazione giovanile aumenta e la popolazione invecchia».

La questione della libertà di religione in Cina non è secondaria. Può determinare il futuro della seconda potenza del mondo.