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HONG KONG

Jimmy Lai il Confessore, esempio moderno di martirio bianco

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Come direttore era talmente duro da far dubitare della sua fede. Ma questo periodo in prigione fa emergere la sua testimonianza suprema della Verità: un martirio che non si consuma con un solo atto eroico, ma rimanendo fedeli a Cristo ogni giorno, sotto il peso della persecuzione. Una ex redattrice di Apple Daily racconta chi è Jimmy Lai, editore e imprenditore di Hong Kong, in carcere da 5 anni e di cui si attende la sentenza tra poche ore.
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Libertà religiosa 09_02_2026 English Español

Una redazione giornalistica è solitamente un luogo rumoroso, caratterizzato da accese discussioni su punti di vista diversi e continue trasmissioni in diretta da emittenti televisive concorrenti. Eppure, a volte può diventare silenziosa come una biblioteca. All'Apple Daily, quel momento di silenzio arrivava ogni volta che Jimmy Lai urlava nel suo ufficio.

Lai era noto per licenziare le persone senza pietà. Un solo ordine e un intero settore poteva scomparire. Per capriccio, poteva sradicare sia le persone che il capitale e trasferirli dall'altra parte dello stretto, a Taiwan. Lavorare per lui era come salire ogni mattina su un treno in corsa: nessuno conosceva la destinazione, né come il macchinista intendesse guidarlo. L'unica certezza era che, non appena alzava la voce, le persone si precipitavano in quello che sembrava un viaggio disperato e rischioso. Dal punto di vista dei principi giornalistici, alcune delle sue decisioni sembravano destinate al fallimento. Eppure i fatti dimostravano il contrario: questo macchinista, sebbene spesso malconcio e ferito, riusciva ogni volta a guidare il treno verso paesaggi che nessuno aveva mai visto prima.

Come poteva una persona ossessiva e profondamente imperfetta come Jimmy Lai essere cattolica? Si potrebbe supporre che la sua “fede”, come quella di molti ricchi membri della classe media, fosse puramente ornamentale, un accessorio sociale, uno strumento per entrare in contatto con il potere, un'altra iscrizione a un golf club o a un circolo d'élite. In qualsiasi momento avrebbe potuto diventare un peso per la Chiesa; un passo falso e i suoi compagni di fede avrebbero già offerto sacrifici per scongiurare la sfortuna.

Ma mi sbagliavo. Mi sbagliavo completamente. Durante questo lungo processo, ogni parola che ha pronunciato me lo ha dimostrato.

Nella casa di Jimmy Lai è appesa una statua di Gesù senza braccia. Tali statue recano spesso i segni della guerra o di una distruzione deliberata. Molti credenti meditano su di esse con le parole: “Cristo non ha mani se non le tue”. È un invito ad assistere Cristo, a costruire il Regno di Dio sulla terra attraverso l'azione. Se al tempo di Apple Daily la fede di Lai era espressa con passione e forza, in questi anni di prigionia la sua fede è diventata una testimonianza silenziosa, ma comunque risonante.

In uno spazio ristretto dove il tempo si dilata, le scelte si comprimono e il futuro è sospeso; nella malattia, nell'isolamento senza luce solare, egli ha comunque rifiutato di cedere. Alcuni lo hanno definito un “martire”. Eppure, in una condizione del genere, un termine più antico e più sobrio del vocabolario della Chiesa è in realtà più preciso: un confessore.

Nella tradizione cattolica, confessore non è un titolo eroico. Non si riferisce a una morte gloriosa o a uno spargimento di sangue. Descrive qualcosa di molto più semplice, ma anche molto più difficile: sotto pressione, non si ritira la propria confessione di fede. A Jimmy Lai non è stato ordinato di rinunciare al cristianesimo, di bruciare oggetti sacri o di rinnegare Dio. Al contrario, deve affrontare una richiesta più moderna e insidiosa: ricacciare la fede in uno spazio dove non ha più peso pubblico, ridurre la coscienza a un silenzio privato.

Pertanto, nel linguaggio della Chiesa, non è qualcuno giustiziato a causa della fede, ma qualcuno che continua a confessare la fede sotto persecuzione. Avrebbe potuto uscire presto, ammettere i cosiddetti “errori” e scegliere un'altra strada. Non l'ha fatto. Questo è il vero significato di un confessore.

Al momento della stesura di questo articolo, la sua sentenza rimane incerta. Per un uomo anziano, una lunga detenzione potrebbe significare non rivedere mai più la sua famiglia. Alcuni si chiedono: se Jimmy Lai morisse in prigione, ciò costituirebbe un martirio? Nella tradizione della Chiesa, il martirio è spesso descritto con colori: il martirio rosso, in cui i credenti vengono uccisi per la loro fede e rendono testimonianza con il sangue; e il martirio bianco, in cui si “muore al mondo” rinunciando ai beni terreni o sopportando una sofferenza prolungata per testimoniare Cristo.

Il martirio bianco è un antico concetto spirituale. Non descrive un singolo sacrificio drammatico, ma un'offerta prolungata e non teatrale. Nel martirio bianco, la morte non è il punto finale; il tempo stesso diventa la croce. Per Jimmy Lai, il sacrificio non si completa in un attimo. Esiste in ogni mattina che si ripete: libertà rinviata, parola silenziosa, corpo che invecchia gradualmente, mentre l'esito rimane sconosciuto. Questa è una testimonianza silenziosa ma suprema della verità. Non richiede la morte fisica, ma esige l'offerta totale di sé.

La crudeltà del martirio bianco sta proprio in questo: richiede che una persona scelga la fedeltà ogni singolo giorno, piuttosto che completare la missione con un singolo atto di eroismo. Ancora più importante, richiede che non ci si lasci distorcere da un'oppressione prolungata, che non si diventi una replica dell'odio, che la sofferenza non corroda la coscienza.

Per i regimi autoritari, i martiri possono essere congelati, definiti e collocati in modo sicuro in un passato ormai concluso. Ciò che li turba veramente è il confessore che è ancora vivo. Il confessore non incita, non si arma, non costruisce un mito. Esiste semplicemente e rifiuta di sottomettersi. Questa esistenza non si basa su slogan di resistenza, ma presenta un fatto indelebile: che sotto una pressione continua, un essere umano può ancora rifiutarsi di rinnegare se stesso. Per qualsiasi regime che esiga la sottomissione interiore, questo non è solo una minaccia, è una spina che non può essere rimossa.

Definire Jimmy Lai un confessore, un testimone del martirio bianco, non significa trasformarlo in un eroe religioso, né teologizzare la politica. Al contrario, è un atto di denominazione sobrio e umile, che rifiuta sia il sensazionalismo che l'oblio. Significa semplicemente questo: ai nostri giorni, alcune persone lasciano il segno non con la morte, ma con la vita, resistendo senza piegarsi. Per Jimmy Lai, la verità ha il valore più alto, persino superiore alla sua stessa vita. Una vita del genere, di per sé, costituisce già una testimonianza.

«Egli disse: “Per questo sono nato e per questo sono venuto nel mondo, per rendere testimonianza alla verità”» (Giovanni 18:37). Quando il mondo odia i discepoli, in realtà è perché odia Cristo; la persecuzione diventa quindi un segno di unione con il Signore e di fermezza nella verità.

La testimonianza di Jimmy Lai ricorda ai credenti che i martiri non sono confinati nei testi antichi. Vivono tra noi oggi, ogni giorno, ogni minuto, ogni secondo, in ogni momento decisivo, scegliendo Dio ancora e ancora.

* Ex redattrice di Apple Daily



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