Italia-Santa Sede vs utero in affitto
Italia e Santa Sede sono uniti nella battaglia contro l'utero in affitto perchè reifica il bambino e le donne. L'unica soluzione è il divieto internazionale per tale pratica.
Come è noto molte coppie gay, oltre a quelle etero, si affidano alla maternità surrogata per avere un bambino. Due giorni fa la sede dell’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede ha visto lo svolgersi dell’incontro “Un fronte comune per la dignità umana: prevenire la mercificazione di donne e bambini nella maternità surrogata”, incontro in cui erano presenti l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali, ed Eugenia Roccella, ministro italiano per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità.
Il ministro ha affermato che «c'è bisogno di una convergenza, di una sensibilizzazione e di un luogo, come per esempio le Nazioni Unite, dove riuscire a creare un gruppo di nazioni che cerchino di combattere questo progressivo affermarsi della mercificazione della maternità». Da qui la richiesta di una moratoria transfrontaliera sulla legittimazione della pratica dell’utero in affitto: «la prima cosa possibile è proprio una sospensione, una moratoria, in particolare una moratoria per la surrogata “cross-border”».
Gallagher ha invece dapprima sottolineato i motivi per cui rifiutare tale pratica: «Si impone il rifiuto categorico di pratiche che negano o strumentalizzano l'origine della vita e il suo sviluppo, tra le quali vi è la maternità surrogata, che trasformando la gestazione in un servizio negoziabile viola la dignità sia del bambino, ridotto a un prodotto, sia della madre, strumentalizzandone il corpo e il processo generativo. […] Nel suo nucleo essenziale questa pratica si traduce nella vendita di un bambino». Questi motivi portano ad un’unica conclusione: vietare la maternità surrogata. «Di fronte all'incompatibilità della maternità surrogata con la dignità umana – ha spiegato l’arcivescovo – l'unica risposta possibile è chiederne l'abolizione». Ha poi negato la validità di una sua regolamentazione, fissando dei paletti: la sua parziale legittimazione «finirebbe per offrire ai potenziali committenti internazionali una sicurezza giuridica. Non si deve dimenticare che la surrogazione di maternità costituisce un vero e proprio mercato, e come ogni mercato uno dei fattori determinanti per il suo sviluppo è proprio la certezza giuridica».
Il fronte unico Italia-Santa Sede allora promette bene.


