Ucraina, Zelensky scrive a Putin ma parla agli europei
La lettera aperta del presidente ucraino non è un tentativo di negoziato ma una ricerca di ulteriore sostegno da parte dei Paesi europei. E Putin rivela: mi aveva già mandato un emissario settimane fa proponendo un incontro.
La lettera aperta scritta dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky al suo omologo russo Vladimir Putin, in cui propone un vertice a due per trovare un accordo che metta fine alla guerra, era in realtà diretta ai leader europei.
I contenuti della lettera parlano chiaro: Zelensky usa toni canzonatori e snocciola propaganda ucraina, non c’è nulla nella missiva che somigli a un tentativo di avviare il dialogo con Mosca. Il presidente ucraino minaccia Putin, persino la sua vita, esalta i suoi droni che colpiscono con missioni simboliche San Pietroburgo ma ignora la pioggia di fuoco che si abbatte ogni notte su aziende, infrastrutture e obiettivi militari in Ucraina, che non ha più quasi nessuna arma antiaerea per difendersi.
Zelensky riferisce di un’economia russa in ginocchio ma la NATO sostiene che Mosca produca in tre mesi le stesse armi e munizioni che USA ed Europa insieme producono in un anno intero. E lo fa spendendo meno perché la spesa militare russa è inferiore a 200 miliardi di dollari annui, quella europea è più del doppio e quella americana 5 volte tanto.
Zelensky ricorda a Putin le perdite militari russe, che avrebbero superato per i russi 1,3 milioni di morti e feriti che - sempre secondo Zelensky - crescono di 30 mila al mese. Dati inverosimili ma che in Occidente vengono pompati per sostenere la sempre più scarsa popolarità del sostegno alla guerra di Kiev contro Mosca.
«Sappiamo che il 63% delle vostre perdite sul campo di battaglia è costituito da morti, mentre solo il 37% da feriti. Nel XXI secolo nessun esercito può permettersi un simile rapporto. E la percentuale di morti continuerà a crescere» scrive Zelensky a Putin. Ma i dati satellitari riferiscono che sono le aree cimiteriali ucraine, non quelle russe, ad aver subito ingigantimenti fuori controllo mentre negli ultimi tempi gli scambi di salme hanno visto i russi consegnare circa 8.000 caduti ucraini ricevendo in cambio le spoglie di poco più di un centinaio di caduti russi.
Il presidente ucraino elenca una serie di drammatici punti deboli della Russia per poi scrivere: «Abbiamo visto rapporti dell'intelligence che indicano che state valutando piani per prolungare la guerra nel 2027 e nel 2028». Se Mosca punta ad altri due anni e mezzo di guerra significa che ha le risorse per sostenerli. Inoltre, se la narrazione ucraina fosse credibile, dovrebbero essere i russi a cercare la pace, non gli europei o gli ucraini. Invece è proprio Zelensky a chiedere lo stop ai combattimenti proponendo il solito cessate il fuoco sulla linea attuale del fronte, che sa benissimo essere da sempre inaccettabile per la controparte. Mosca pretende un’Ucraina neutrale, priva di truppe straniere e che ceda alla Russia ancora quel 15/20 per cento dei territori delle regioni di Donetsk, Zaporizhia e Kherson che Mosca ha annesso ma che gli ucraini controllano ancora in piccola parte.
Si tratta di un’area pesantemente fortificata ma sulla quale i russi hanno ripreso ad avanzare mettendo in crisi il debole schieramento ucraino e conquistando per quasi la totalità la roccaforte di Kostantinyvka, una delle ultime rimaste in mano ucraina nel Donetsk. Mosca è aperta a un negoziato che concluda la guerra, non a una tregua che avvantaggerebbe solo le indebolite forze di Kiev.
Mosca controlla oggi poco più del 20 per cento del territorio ucraino ma l’iniziativa epistolare di Zelensky ha come obiettivo principale di convincere gli europei, che sono gli unici ancora a sostenerlo anche se in misura sempre minore, che non ci sono margini di dialogo con Putin. Zelensky quindi usa un tono spavaldo per rinsaldare il sempre più debole supporto che riceve dall’Europa facendo credere che ha il controllo degli eventi e della situazione, ma poi chiede di fermare subito le ostilità, misura che già in passato Putin riteneva solo un escamotage per consentire alle esauste truppe ucraine di riprendere fiato.
In suo soccorso è intervenuto il premier britannico Keir Starmer che, promettendo il riarmo della Gran Bretagna - osteggiato come il suo governo dalla gran parte dei cittadini britannici - ha previsto che entro 4 anni la Russia «potrebbe attaccare la NATO».
Le reazioni alla lettera non si sono fatte attendere a Mosca dove Putin ha ribadito che se Zelensky vuole negoziare può venire a farlo ma ha aggiunto che le forze armate russe raggiungeranno la completa conquista del Donbass e si sta muovendo verso questo obiettivo con calma e fiducia. «Nella Repubblica Popolare di Donetsk, meno del 15% del territorio rimane sotto il controllo delle autorità di Kiev. Stiamo procedendo con calma ma con fiducia verso la risoluzione di questi problemi. E non c'è dubbio che ci riusciremo», ha affermato il leader russo nel suo intervento dal Forum di San Pietroburgo. I russi in realtà stanno avanzando anche più a sud e in tre regioni che non fanno parte per ora dei territori annessi dalla Russia: Dnipropetrovsk, Sumy e Kharkiv.
Il leader russo ha definito la lettera una iniziativa "impropria", dicendo di sentirsi a questo punto autorizzato a rivelare un episodio riservato. Tre settimane fa, ha raccontato, un imprenditore russo gli ha detto di essere stato invitato per un colloquio a Kiev da Zelensky, e lui gli ha detto di andare. Quando è tornato, l'imprenditore ha portato a Putin proprio una proposta di incontro diretto, che il capo del Cremlino ha già allora rifiutato. Secondo il presidente russo, il fatto che Zelensky torni a proporre un vertice con una lettera aperta, ha il solo scopo di «fermare l'offensiva» delle truppe di Mosca sul terreno.
«La lettera aperta di Zelensky solleva dubbi sulla sincerità delle sue intenzioni, poiché mira solo a convincere l'opinione pubblica dei Paesi occidentali, stanca dei costi della guerra, della volontà di pace di Kiev», ha detto a TASS il giornalista e scrittore svizzero Guy Mettan, per il quale «le guerre di solito non si concludono con una lettera aperta, ma con negoziati seri, cosa che non è affatto il caso qui». «Con la sua lettera aperta, Zelensky sta cercando di dare l'impressione di essere pronto a negoziare, ma in realtà si tratta solo di una trovata pubblicitaria e di una mossa di facciata per l'Occidente», ha dichiarato a TASS Sergey Mironov, presidente del partito Russia Giusta.
Circa l’apparente fallimento della mediazione statunitense varata dall’Amministrazione Trump, risulta di grande interesse quanto dichiarato dal portavoce presidenziale russo Dmitry Peskov alla televisione cinese. «Non abbiamo mai guardato la situazione con ottimismo eccessivo. E non abbiamo mai esagerato la capacità di Washington di risolvere qualsiasi questione complessa. In definitiva, Washington persegue i propri interessi nazionali, e noi lo rispettiamo, ma anche noi abbiamo i nostri interessi». Che in Ucraina per Mosca non prevedono pace temporanea o compromessi.
Zelensky apre ai colloqui, non è una resa ma una sfida a Putin
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Zelensky non vuole cedere territori, ma gli ucraini vogliono la pace
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- Trump consolida la centralità americana, di Eugenio Capozzi
Corruzione, Zelensky in crisi anche sul fronte interno
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