a cura di Anna Bono
  • Libertà di culto

In quattro mesi quattro chiese costrette chiudere in Algeria

La piccola chiesa di Azagher, nel nord dell’Algeria, che per oltre sette anni aveva accolto i fedeli, è stata costretta dalle autorità a interrompere tutte le attività. Si tratta della quarta chiesa obbligata a chiudere in quattro mesi. Tre delle chiese colpite dal provvedimento erano affiliate alla Chiesa protestante d’Algeria, riconosciuta ufficialmente dal governo a partire dal 1974. L’espediente per chiudere le chiese cristiane è una legge secondo cui il culto non musulmano può essere condotto solo in edifici specificamente destinati a tale scopo e soltanto dopo aver ottenuto un permesso governativo. Ma le autorità non rispondono quasi mai alle richieste di autorizzazione inoltrate dai fedeli. Secondo il World Watch Monitor, una associazione che raccoglie informazioni e testimonianze sui cristiani perseguitati per la loro fede, in pochi mesi 25 delle 45 chiese protestanti hanno ricevuto notifiche che impongono di conformarsi agli standard di sicurezza, preludio a una probabile chiusura perché difficilmente le comunità dispongono dei mezzi finanziari per ristrutturare e adattare gli edifici e, al contempo, lo stato proibisce i finanziamenti esteri alle chiese. Interpellato in proposito, il ministro degli affari religiosi Mohamed Aissa ha negato ogni intento discriminatorio nei confronti della minoranza cristiana. Secondo il ministro le chiese che sono state chiuse è perché “non rispettavano gli standard di sicurezza richiesti per un luogo di culto”. Si ritiene tuttavia che sia in atto nel paese una campagna contro la minoranza cristiana che ne minaccia ulteriormente la libertà di culto già tanto limitata. Sempre più i cristiani hanno persino difficoltà a trovare degli edifici in cui incontrarsi poiché i proprietari di case affittate e adibite a chiese vengono minacciati e intimiditi dalle autorità.