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Islam

In Iran un triste Natale per i cristiani in carcere

Sono molti e spesso si tratta di persone arrestate e detenute senza alcuna imputazione, perseguitate solo per il fatto di essere cristiane

“In Iran il Natale per alcuni cristiani è una cella oscura, in una delle prigioni più famigerate del Paese, senza alcun capo di imputazione o accusa ufficiale ascritto e la consapevolezza di essere rinchiusi per la sola fede professata. E senza alcuna prospettiva di una notifica di reato imminente dalla quale potersi difendere, privati dei diritti prima ancora della libertà”. A ricordarlo è l’agenzia di stampa AsiaNews. “Fra giugno e settembre – prosegue l’agenzia – oltre un centinaio di cristiani, in maggioranza convertiti dall’islam, ma non mancano assiro-caldei battezzati sin da piccoli, sono stati arrestati in 11 diverse città. Siti attivisti riferiscono di 69 persone trattenute in stato di fermo e almeno 10 – quattro uomini e sei donne – incarcerate. Per quanti hanno ottenuto la libertà su cauzione, le famiglie hanno versato importi variabili da 8mila fino a 40mila dollari. L’ondata di arresti è coincisa con una nuova repressione che ha colpito pure la comunità baha’i, che insieme ai convertiti cristiani è un altro gruppo non riconosciuto da Teheran. Alcuni fra quanti sono stati rilasciati hanno dovuto firmare l’impegno ad astenersi da ulteriori attività cristiane o hanno dovuto partecipare a sessioni di rieducazione islamica. Altri sono stati convocati per ulteriori interrogatori, perso il lavoro o sono stati espulsi”. AsiaNews porta a esempio il caso di Hakop Gochumyan, armeno, 35 anni, e della moglie Elissa, arrestati il 15 agosto mentre, in visita in Iran, erano a pranzo a casa di amici e rinchiusi in regime di isolamento senza aver notificato loro accuse formali. Elissa è stata rilasciata su cauzione dopo due mesi, pagando 40.000 dollari, ed è potuta tornare in Armenia dove i loro due figli erano stati in precedenza rimpatriati. Hakop si trova tuttora in carcere. Ad Article18, sito specializzato nella documentazione della repressione delle minoranze religiose in Iran, Elissa ha raccontato di essere stata accusata di coinvolgimento in “attività cristiane illegali” e di non sapere da dove derivino le accuse perché né lei nè il marito “hanno fatto nulla di illegale, né si sono impegnati in attività cristiane durante la loro visita in Iran”. Elissa è figlia di un noto pastore iraniano-armeno, Rafi Shahverdian, scomparso a inizio anno, che aveva guidato una chiesa a Erevan da quando aveva lasciato l’Iran nel 1993.