Il vescovo di Mostar: a Medjugorje ferito il cuore dei fedeli
Mons. Palić ha appreso con dolore la profanazione avvenuta nel santuario mariano e invita a rispondere «con quella che è sempre stata l'arma più potente della Chiesa: la preghiera, il digiuno, il perdono, la fiducia nella provvidenza di Dio e la nostra personale conversione di vita».
Gli atti sacrileghi avvenuti a Medjugorje «non colpiscono solo una pietra, una statua o un altare; feriscono il cuore di molti fedeli che in questi luoghi cercano Dio, la pace, la conversione e la consolazione»: così si è espresso il vescovo di Mostar-Duvno, mons. Petar Palić, alla cui diocesi appartiene la città-santuario dell'Erzegovina dove nella notte tra il 27 e il 28 luglio sono state vandalizzate due statue della Madonna e incendiato l'altare esterno della chiesa di S. Giacomo. Un fatto che il vescovo ha appreso «con dolore» esortando a farne occasione di conversione perché «ogni profanazione di un luogo sacro è anche un invito per noi cristiani a interrogarci su quanto i nostri cuori siano aperti a Dio».
La fede del popolo è più forte delle profanazioni avvenute nella storia, ricorda mons. Palić, che invita «a non rispondere con amarezza o condanna, ma con quella che è sempre stata l'arma più potente della Chiesa: la preghiera, il digiuno, il perdono, la fiducia nella provvidenza di Dio e la nostra personale conversione di vita». È l'ora della preghiera, ma anche della conversione perché «i luoghi sacri possono essere restaurati da mani umane, ma è ancor più importante che i cuori umani vengano rinnovati». Il vescovo auspica che «questo triste evento sia uno stimolo a pregare ancora più ferventemente per la pace tra gli uomini, per il rispetto del sacro e per l'unità di tutti coloro che cercano sinceramente Cristo».

