Francia, Spagna e Italia, tre volti della sinistra in agonia
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Le piazze francesi esplodono sulla scuola e quelle spagnole sulla casa e la destra intercetta il malcontento proprio sui temi sbandierati dal progressismo. Non va meglio per il centrosinistra italiano che discute di primarie mentre milioni di cittadini sono alle prese con il costo della vita.
C’è qualcosa che non torna nella sinistra europea. Lo raccontano le piazze, le proteste, gli affitti diventati proibitivi, i salari che non crescono, una generazione che ha studiato più dei propri genitori e spesso vive peggio di loro. In Francia la protesta è esplosa nelle scuole e nelle università (nella foto di Imagoeconomica). In Spagna la rabbia ha trovato nella casa il suo detonatore. In Italia, mentre milioni di cittadini si interrogano sul costo della vita, sulla sanità, sul lavoro e sul futuro dei figli, il centrosinistra discute di primarie, leadership e regole interne.
Non è soltanto una crisi elettorale. È una crisi di rappresentanza. La Francia è un caso emblematico. Le proteste studentesche sono nate da problemi molto concreti: scuole in difficoltà, carenza di insegnanti, strutture degradate, università sempre più difficili da raggiungere. La piazza sta dicendo qualcosa di profondo: che i servizi pubblici arretrano, che la mobilità sociale si è inceppata, che il futuro promesso non è più credibile.
Ed è proprio qui che la sinistra europea sembra avere perso il filo. Per decenni il suo elettorato l'ha votata perché si aspettava salari, case, scuola pubblica, sanità, pensioni, lavoro e mobilità sociale. Oggi una parte di quello stesso elettorato ha l'impressione che la sinistra parli molto di valori astratti e troppo poco delle condizioni materiali della vita.
Chi non riesce a pagare l'affitto vuole sapere come potrà permettersi una casa. Chi non trova un medico vuole sapere quando potrà curarsi. Chi ha un salario fermo da anni vuole sapere come aumenterà. Chi vive in una periferia abbandonata vuole vedere quella periferia cambiare. E può finire per votare qualcun altro.
La Spagna è oggi il caso più clamoroso. Pedro Sánchez ha convocato elezioni anticipate per il 29 novembre dopo la bocciatura parlamentare dei decreti sulla casa. È un paradosso quasi perfetto: proprio la casa, cioè il tema che dovrebbe essere uno dei terreni naturali della sinistra — affitti, sfratti, speculazione, diritto all'abitazione — è diventata il terreno della sua sconfitta.
Per una generazione di giovani spagnoli comprare casa è diventato quasi impossibile e anche l'affitto pesa enormemente sui redditi. Nel frattempo i sondaggi indicano un vantaggio delle destre, mentre il campo progressista appare diviso. Il voto del 29 novembre sarà dunque anche un giudizio sulla capacità della sinistra di governare quando le questioni sociali tornano prepotentemente al centro.
E qui sta il grande paradosso europeo: la destra cresce perché intercetta la protesta. Dietro quella propaganda c'è spesso un disagio autentico. E quel disagio appartiene anche a persone che un tempo si sarebbero sentite naturalmente rappresentate dalla sinistra.
È questo il punto che il progressismo europeo dovrebbe avere il coraggio di guardare in faccia: ha lasciato scoperto lo spazio sociale mentre continuava a presidiare soprattutto quello culturale, pretendendo di ideologizzare il dibattito, l’istruzione, le istituzioni. Non basta urlare che la destra è pericolosa. Una forza politica non può vivere soltanto sulla paura dell'avversario. Deve offrire una ragione per essere votata.
E l'Italia non sembra immune da questa agonia della sinistra europea. Mentre in Europa la piazza pone questioni concrete, il centrosinistra italiano discute di primarie online o ai gazebo, di leadership, di premiership, di Schlein o Conte, di campo largo o larghissimo. La discussione sulle primarie rischia di diventare un sostituto della politica. Prima di decidere chi debba guidare il centrosinistra bisognerebbe spiegare perché un cittadino dovrebbe votarlo.
Persino osservatori vicini al mondo progressista come Enrico Mentana hanno sottolineato l'assenza di una vera idea di futuro. E la satira di Maurizio Crozza ha trovato nella crisi della sinistra italiana un repertorio quasi inesauribile.
Quando l'incapacità di una parte politica diventa materia naturale per la satira, significa che quella debolezza è ormai entrata nell'immaginario collettivo. L'errore che fa certa sinistra è guardare la protesta e chiedersi come impedire che venga conquistata dalla destra, invece di domandarsi perché quella protesta non si senta già rappresentata dalla sinistra.
In Francia i ragazzi protestano per una scuola che non garantisce più il futuro. In Spagna una generazione protesta perché la casa è diventata un privilegio. In Italia il centrosinistra discute su come organizzare le proprie primarie. Tre immagini diverse della stessa crisi, che rappresenta una polizza assicurativa per il centrodestra, ancorchè diviso e spesso deludente su molti temi cari ai suoi elettori.

