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America Latina

Il rapporto OLIRE sulla libertà religiosa

Il rapporto 2025 sulla situazione della libertà religiosa nei paesi latinoamericani è stato presentato lo scorso febbraio

Asia, Africa e America Latina sono i continenti in cui la libertà religiosa è più spesso ed diffusamente violata. Della situazione nei paesi latinoamericani in particolare si occupa OLIRE, Observatory of Religious Liberty in Latin America, un programma della Fondazione olandese Platform for Social Transformation, che ogni anno pubblica un rapporto, uno dei più esaustivi e dettagliati in materia. L’edizione 2025 è stata presentata lo scorso febbraio. “La possibilità di credere, non credere o cambiare liberamente le proprie convinzioni – spiega OLIRE illustrando i contenuti del rapporto – è inscindibile dalla più ampia lotta per la dignità umana e la partecipazione civica. Eppure, in tutta la regione, questo diritto è minacciato da parte di forze che vanno dai governi autoritari ai gruppi armati, dalle reti criminali alle campagne ideologiche volte a mettere a tacere o delegittimare l’espressione religiosa”.  OLIRE sottolinea inoltre che “la libertà religiosa va ben oltre il diritto di culto. Comprende la possibilità di vivere le proprie convinzioni nella vita familiare, nell’istruzione, nel lavoro, nell’espressione culturale e nella partecipazione pubblica. Le restrizioni, siano esse imposte dallo Stato o da attori non statali, costituiscono una violazione di questo diritto”. Cuba, Messico, Nicaragua, Colombia, Haiti, Venezuela sono i paesi in cui si sono registrate anche nel 2025 le più gravi e più frequenti violazioni del diritto alla libertà religiosa, spesso colpendo la Chiesa cattolica e i suoi fedeli. Ma il rapporto riguarda tutti gli stati latinoamericani. Inoltre dedica una attenzione particolare ai diritti religiosi delle comunità indigene, minacciati in molti paesi sottolineando come le loro pratiche spirituali siano inseparabili dalla loro identità collettiva, dai diritti territoriali e dai modi di vita tradizionali. “In molte visioni del mondo indigene – spiega – il territorio riveste un carattere sacro e le violazioni dei diritti fondiari sono percepite come trasgressioni spirituali. Minacce esterne come lo sfruttamento delle risorse, l'espropriazione territoriale e la violenza perpetrata da gruppi armati illegali minano la loro autonomia religiosa. I casi di discriminazione o coercizione includono il rifiuto delle pratiche tradizionali, che può portare a sanzioni o violenze, soprattutto quando lo Stato non riesce a proteggere la sovranità territoriale e culturale delle popolazioni indigene”.