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UN REPERTORIO RICCO

Il mistero dell’Assunta nella musica colta e nel canto liturgico

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Il repertorio gregoriano annovera per la Messa di questa solennità diversi brani. Anche l’ambito extra-liturgico è coinvolto nel musicare l’Assunzione di Maria, senza dimenticare le belle espressioni del canto popolare.

Ecclesia 08_08_2023

Come descrivere in musica e cantare il mistero dell’Assunzione al cielo della Beata Vergine Maria? Sebbene la proclamazione del dogma risalga solo al 1950 (il 1° novembre di quell’anno Pio XII firmò la costituzione apostolica Munificentissimus Deus), non mancano le composizioni musicali che lungo i secoli hanno affrontato questa verità di fede sul “mistero di Maria”. L’impresa degli autori, da quelli più antichi a quelli dei nostri giorni, risulta notevole: basta scorrere i repertori per convincersi del numero e della qualità delle composizioni.

Il repertorio gregoriano annovera per la Messa di questa solennità diversi brani, tutti reperibili nel libro del Graduale, come Signum magnum (Introito), Audi, filia, et vide (Graduale), Assumpta est in coelum (Offertorio), Beatam me dicent (Comunione). Questi canti si fondano tutti su testi biblici e utilizzano un corso melodico che introduce l’orante a rivolgere lo sguardo al cielo, dove si trova Maria.

In Apocalisse 12,1 trova spazio la descrizione della Donna vestita di sole: «Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle». Il testo viene recuperato dalla liturgia come antifona d’ingresso per la solennità dell’Assunta e su queste righe gli autori si sono cimentati, in modo diverso, nel descrivere la meravigliosa apparizione nel cielo: l’anonimo autore del canto gregoriano lo fa attraverso una melodia soave e luminosa, mentre gli autori contemporanei la descrivono utilizzando una impressione sonora che offre un impatto quasi visivo, come nel caso dei recenti brani corali di Kurt Bikkembergs (1963) per tre voci e quello di Sergio Militello (1968) per sei voci “a cappella”.

Ripercorrendo la storia, tra i diversi compositori che si sono cimentati con la descrizione di questo mistero, citiamo almeno Giovanni Pierluigi da Palestrina (1525-1594) nel periodo rinascimentale, con la sua Messa Assumpta est Maria; Marc-Antoine Charpentier (1634-1704) nel Barocco, con una nuova Messa dal medesimo titolo.

Anche il testo latino dell’antifona dei Vespri per questa solennità (Assumpta est Maria in coelum) è stato motivo ispiratore di componimenti. Nel Rinascimento troviamo i mottetti polifonici di Palestrina, Jacquet di Mantova, Philippe de Monte, e altri; nel Romanticismo è un ricercato esempio l’Offertorio per coro e solisti del tedesco Otto Nicolai (1810-1849), coetaneo di Chopin e fondatore della Wiener Philharmoniker; nel Novecento è espressivo l’esempio offerto dal didatta italiano Ettore Pozzoli (1873-1957), con il suo mottetto per coro a due voci pari e organo.

Anche l’ambito extra-liturgico è coinvolto nel musicare l’Assunzione di Maria: Alessandro Scarlatti (1660-1725) lo fa con il suo oratorio Il Regno di Maria Vergine Assunta in cielo, eseguito per la prima volta a Roma nel cortile del Palazzo della Cancelleria il 23 agosto 1705; Antonio Vivaldi (1678-1741) lo fa solo con la musica strumentale con il suo concerto Per la Santissima Assontione di Maria Vergine, per violino solista, due orchestre d’archi e basso continuo.

Accanto alla musica colta, troviamo anche le espressioni del canto popolare e liturgico. Nel Medioevo, ad esempio, si rintracciano alcune espressioni nelle “laudi” monodiche, mentre nei canti devozionali del XVIII secolo appaiono componimenti più diretti, come quello, assai noto, attribuito a sant’Alfonso Maria de’ Liguori (1696-1787). Il santo vescovo di Sant’Agata de’ Goti avrebbe scritto il canto popolare Lodate Maria, o lingue fedeli, dove si riporta il mistero dell’Assunta in questi termini: «Di luce divina sei nobile aurora, il sole ti adora, la luna s’inchina. Con piede potente, il capo nemico Tu premi all’antico maligno serpente. Già regni beata fra angelici cori, con canti sonori da tutti esaltata. Il cielo ti dona le grazie più belle, un giro di stelle ti forma corona».

Nel secolo scorso altri autori italiani hanno continuato a comporre motivi devozionali, come il diffuso Dell’aurora tu sorgi più bella di Luigi Guida (1853-1951), brano che riprende in chiave poetica la visione dell’Apocalisse. A questo si affiancano altri canti meno noti, come Trionfante nella gloria e O Madre che ascendi, musicati rispettivamente da Luigi Picchi (1899-1970) e Giuseppe Pedemonti (1910-2002).

Ai nostri giorni, la tematica specifica sembra però assente nel canto liturgico. Si fa ricorso, infatti, a brani mariani più generici o alla ripresa di antichi componimenti. Si auspica, dunque, un impegno compositivo di canti più strettamente congiunti ai testi della Solennità, capaci di descrivere con efficacia la teologia di questo dogma mariano senza ricorrere a colorature devozionali. Un tentativo riuscito sembra quello di Lucien Deiss (1921-2007), con il suo Je vis la Cité Sainte (canto entrato nella Raccolta di Lourdes), esempio di un repertorio musicale ancora da colmare nella liturgia odierna.



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