Il Corriere ci vende le rinnovabili, come se fossero una legge della fisica
La nuova rubrica del primo quotidiano italiano, Scintille, vede la divulgatrice scientifica Gabriella Greison difendere a spada tratta le rinnovabili. In sintesi: non sono loro ad essere incostanti e inaffidabili, siamo noi che dobbiamo adattarci.
Il Corriere della Sera ha inaugurato ieri una sua nuova rubrica sulla fisica, intitolata Scintille. La scrittrice e divulgatrice scientifica Gabriella Greison, nella prima puntata, nello scenario suggestivo di una scogliera, con un mare agitato alle sue spalle, cerca di smontare i pregiudizi che sarebbero diffusi contro le fonti energetiche rinnovabili. A partire dalla frase “Energia rinnovabile che non basta”. Una mera constatazione, aggiungeremmo noi.
«Nel dibattito pubblico – dice l’autrice - le rinnovabili vengono quasi sempre raccontate con la stessa frase, che sembra tecnica ma in realtà è emotiva: “Sì, producono… ma non reggono”. Quante volte l'abbiamo sentita? Dentro questa frase c’è una delusione preventiva». Più che di “delusione preventiva” si dovrebbe parlare di una ormai ricorrente e tragica esperienza, soprattutto dopo i grandi blackout della California e della Spagna del 2025. Sia la California che la Spagna, pur avendo ancora loro centrali nucleari, hanno investito in modo massiccio sulle rinnovabili.
La Greison non prova neppure a smentire queste esperienze che hanno causato miliardi di danni e continuano a causarne (soprattutto in California), ma prova a cambiare… paradigma: «La fisica non ragiona in termini di acceso o spento, ma di tempo – ci spiega la divulgatrice scientifica - Il sole produce di giorno. Il vento produce quando decide lui. Il mare produce sempre, ma in modo irregolare, mai uguale a se stesso. Il problema non è che queste fonti producano poco. Il problema è che producono fuori sincrono rispetto a come siamo abituati a consumare energia. Noi vogliamo l’energia quando serve a noi, non quando arriva lei. È una relazione sbilanciata. E come tutte le relazioni sbilanciate (nella vita come nella fisica), genera frustrazione». No signora. Non genera solo “frustrazione”, genera morti e danni miliardari. Senza energia si muore, l’elettricità è una necessità non un lusso.
E qui non si parla solo di adattare il modello di distribuzione dell’energia (reti più flessibili o maggiori investimenti nella tecnologia per l’accumulo), perché l’esperienza dimostra che né le nuove reti, né l’accumulo bastano a sopperire la mancanza di energia prodotta da fonti intermittenti, incostanti, in una parola: inaffidabili. C’è sempre bisogno di una fonte energetica di riserva che subentri quando le rinnovabili smettono di produrre energia a sufficienza. La Germania, che ha rinunciato volontariamente al nucleare, produce più emissioni (fino a dieci volte tanto) rispetto alla Francia, che ancora si basa sul nucleare. Questo perché? Perché, ovviamente, le sue rinnovabili non bastano a sostituire le centrali nucleari e quando non producono energia sufficiente ad alimentare la locomotiva d’Europa, devono subentrare centrali termiche, anche quelle a carbone.
Eppure, per Gabriella Greison: «Quando sentiamo dire che “le rinnovabili non bastano”, quasi mai viene specificato per cosa non bastano. Non bastano se le trattiamo come una fonte continua senza accumulo. Non bastano se le inseriamo in reti rigide. Non bastano se pretendiamo che si comportino come centrali tradizionali. Ma questa non è una colpa delle rinnovabili. È una colpa del modello mentale con cui le guardiamo». Se ancora insistiamo a non essere d’accordo, la divulgatrice ci bacchetta: siamo antiscientifici. «La polemica pubblica mostra il suo punto più fragile: non ha basi scientifiche. Parla di sensazioni, di fiducia tradita, di promesse percepite». Il punto è che la promessa di avere energia costante e sempre più abbondante era già realizzata da più di un secolo. Siamo noi europei degli ultimi venti, trent’anni a volercene privare. Un po’ diverso. Non è una legge della fisica, non stiamo parlando di un cambiamento ineluttabile, ma di precise scelte strategiche. Non si tratta ovviamente di rispondere solo al parere personale di una divulgatrice scientifica, perché questa è la mentalità dominante europea, quella che maggiormente influenza le politiche dell’Ue, dal Pnrr all’attuale AccelerateEU.
E si tratta di scelte che, nel mondo contemporaneo, si stanno dimostrando perdenti. Le società più all’avanguardia nello sviluppo dell’intelligenza artificiale avranno bisogno di sempre più energia costante e affidabile per i loro datacenter. Andiamo verso un’industria sempre più energivora. L’Europa rischia di diventare il fanalino di coda del mondo. Per cosa, poi? Per l’ideologia, molto ecologista e anche un po’ new age, secondo cui siamo noi a doverci adattare alla natura e ai suoi capricci, in un sistema in cui l’uomo cessa di essere al centro, ma finisce in fondo alla scala di priorità dell’ecosistema.


