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AMMINISTRATIVE

Il centrodestra respinge l'assalto del centrosinistra

Elezioni locali in 743 comuni italiani. Affluenza in calo, con 4 italiani su 10 che stanno a casa. Il centrodestra espugna Reggio Calabria, roccaforte della sinistra al sud, e tiene Venezia. A sinistra, De Luca si rilancia come sindaco di Salerno. 

Politica 26_05_2026
Elezioni amministrative (ImagoEconomica)

Alle 15 di ieri si sono chiusi i seggi per le elezioni amministrative che hanno coinvolto 743 comuni italiani chiamati al rinnovo dei sindaci e dei consigli comunali. Una tornata elettorale significativa non soltanto per il peso amministrativo dei territori interessati, ma anche per le inevitabili ricadute politiche nazionali, a poco più di un anno dalle prossime elezioni politiche. Complessivamente erano chiamati alle urne circa 6,2 milioni di elettori, pari a quasi un italiano su dieci.

Tra i comuni al voto figuravano 18 città capoluogo, con sfide particolarmente osservate a Venezia, Reggio Calabria, Salerno, Arezzo, Mantova, Prato e Messina. Il dato politico che emerge con maggiore evidenza è però quello dell’affluenza: la partecipazione definitiva si è fermata attorno al 60 per cento, in netto calo rispetto alle precedenti amministrative negli stessi territori, con una flessione media di circa cinque punti percentuali. Un dato che conferma una tendenza ormai consolidata nella politica italiana: il crescente disinteresse o distacco dell’elettorato verso il voto locale, nonostante siano proprio i comuni il livello istituzionale più vicino ai cittadini.

Il calo dell’affluenza rappresenta probabilmente l’elemento più trasversale e significativo di questa tornata. In molte realtà urbane si registra una progressiva disaffezione verso la politica amministrativa, percepita spesso come distante o incapace di incidere concretamente sulla qualità della vita quotidiana. Pesano certamente anche la frammentazione dell’offerta politica, il venir meno delle tradizionali appartenenze ideologiche e una crescente personalizzazione delle campagne elettorali. Nei grandi centri, inoltre, si avverte sempre più chiaramente una difficoltà dei partiti a mobilitare l’elettorato moderato e popolare.

Sul piano politico, il risultato simbolicamente più pesante arriva da Reggio Calabria, dove il centrodestra, con il forzista Francesco Cannizzaro, conquista il comune già al primo turno dopo dodici anni di amministrazione di centrosinistra. Cannizzaro supera abbondantemente il 60 per cento dei voti, imponendosi nettamente e trasformando quella calabrese in una delle vittorie più significative per la coalizione di governo. Il risultato assume un valore nazionale perché segna la conquista di una storica roccaforte progressista del Mezzogiorno e conferma la crescita del centrodestra nel Sud Italia, dove negli ultimi anni Fratelli d’Italia e gli alleati hanno consolidato consenso e radicamento territoriale.

Anche a Salerno arriva una vittoria schiacciante. Vincenzo De Luca, governatore uscente della Campania e figura storica della politica locale, torna a conquistare la guida della città con percentuali vicine al 60 per cento. Si tratta di un successo personale ancora prima che politico: De Luca riesce infatti a trasformare le elezioni comunali in una sorta di referendum sulla propria esperienza amministrativa e sul suo profilo di uomo forte del territorio. Il risultato dimostra come, soprattutto nelle elezioni locali, il peso delle leadership personali continui a prevalere sulle dinamiche strettamente partitiche.

A Venezia, invece, il centrodestra con il candidato sindaco Simone Venturini sembra riuscire a mantenere il controllo della città nonostante una campagna elettorale segnata da forti polemiche sulla gestione urbana degli ultimi anni, dal tema del turismo di massa fino alle questioni legate alla residenzialità e ai servizi. I primi dati attribuiscono alla coalizione una percentuale di poco superiore al 50 per cento, sufficiente dunque a evitare il ballottaggio con Andrea Martella, del Pd, che viene dato al 37%. Un risultato tutt’altro che scontato, considerando il clima di forte contestazione che aveva accompagnato l’ultima fase dell’amministrazione cittadina. La tenuta veneziana rappresenta per il centrodestra un segnale importante, soprattutto perché arriva in uno dei contesti urbani più complessi e mediaticamente esposti del Paese.

Anche ad Arezzo il centrodestra appare in vantaggio, confermando una solidità elettorale ormai consolidata in molte aree del Centro Italia che un tempo rappresentavano il cuore dell’elettorato progressista. La geografia politica italiana continua dunque a cambiare: le vecchie “zone rosse” appaiono sempre meno impermeabili all’avanzata conservatrice, mentre il centrosinistra fatica a ricostruire un’identità forte e competitiva sui territori.

A Messina, invece, il sindaco dimissionario Federico Basile sarebbe in vantaggio e potrebbe riconquistare la città già al primo turno.

Nel complesso, queste amministrative restituiscono l’immagine di un centrodestra ancora competitivo e radicato, capace di difendere posizioni strategiche e di conquistare città simboliche come Reggio Calabria. Il centrosinistra dimostra una buona tenuta in città come Prato, Pistoia e Chieti, ma continua a mostrare difficoltà nell’elaborare una proposta politica realmente alternativa e mobilitante in altre realtà, soprattutto nelle aree periferiche e meridionali del Paese.

Resta infine il tema più profondo e forse più preoccupante: quello della partecipazione democratica. Il costante calo dell’affluenza, ormai strutturale, rischia di indebolire la legittimazione delle amministrazioni locali e di aumentare ulteriormente la distanza tra cittadini e istituzioni. Un fenomeno che attraversa tutto il sistema politico italiano e che queste elezioni amministrative hanno confermato con particolare evidenza.

Nei comuni con più di 15mila abitanti sarà comunque necessario un turno di ballottaggio domenica 7 e lunedì 8 giugno tra i due candidati sindaci più votati.