I sacerdoti cattolici rinunciano ai sussidi economici del governo bengalese
Monsignor D’Cruze ha illustrato le motivazioni all’origine della decisione e ha invitato il governo a utilizzare invece i fondi per opere sociali
Nell’elenco 2026 dei 50 paesi in cui i cristiani sono più duramente perseguitati, redatto dall’onlus Open Doors, il Bangladesh, paese a maggioranza islamica, si trova al 33° posto, dopo il Nicaragua e prima del Bhutan. Su una popolazione di oltre 176 milioni, i cristiani bengalesi sono meno di un milione. La persecuzione dei cristiani – spiega Open Doors – è intensa, presi di mira da estremisti islamici e minacciati tanto che molti sono stati costretti a nascondersi. I cristiani tribali, minoranza etnica oltre che religiosa, sono i più vulnerabili. Ad aggravare la situazione di molti cristiani sono è la cattiva situazione economica. Anche in considerazione delle difficili condizioni di vita di tante persone, la Chiesa cattolica ha scelto di rifiutare i sussidi economici che il governo, quale passo in favore di una armonia religiosa, ha deciso di offrire agli imam e ai leader religiosi di altre confessioni, sotto forma di indennità mensili. Monsignor Bejoy N. D’Cruze, arcivescovo della capitale Dhaka, lo ha annunciato durante la cerimonia con cui il 14 marzo il primo ministro Tarek Rahman ha inaugurato il programma governativo in favore dei leader religiosi. Monsignor D’Cruze ha preso la parola per spiegare perché. I sacerdoti – ha detto – non possiedono beni personali né hanno una famiglia, “le loro vite sono interamente dedicate a Dio e al servizio delle persone. Per questo motivo, esprimo umilmente la mia impossibilità di accettare l’indennità proposta per i sacerdoti”. L’arcivescovo della capitale ha quindi spiegato che, nella tradizione cattolica, il legame spirituale tra il clero e i fedeli si riflette nelle offerte volontarie, che contribuiscono a sostenere la vita pastorale: “i cristiani sostengono la loro Chiesa a livello personale e comunitario. Attraverso doni e offerte, esprimono amore e generosità verso Dio. I sacerdoti dedicano liberamente la loro vita alla predicazione del Vangelo e all’offerta di un servizio spirituale e pastorale”. Monsignor D’Cruze ha quindi invitato il governo a utilizzare il denaro, tramite il ministero degli affari religiosi o il Christian Religious Welfare Trust, per realizzare opere e iniziative di carattere sociale senza distinzione di fede e credo, con particolare attenzione alle fasce sociali più deboli ed emarginate. In particolare, riporta l’agenzia AsiaNews, “ha proposto un aumento dell’assistenza educativa per i bambini poveri, l’ampliamento dei servizi sanitari per le famiglie a basso reddito e un maggiore sostegno alle vedove e alle persone con disabilità. E ha sollecitato aiuti per la costruzione e la ristrutturazione di chiese e cimiteri, sottolineando che tali iniziative andrebbero a beneficio dell’intera comunità cristiana. Infine, congratulandosi col premier Rahman per il lancio del programma ha espresso la speranza che il governo valuti positivamente la posizione cattolica”.

