Salim: un mix di rabbia, odio e mancata integrazione
Poche certezze e tante domande che attendono risposta nella vicenda personale dell'autore della tentata strage di Modena. Di certo ci sono la rabbia per la sua situazione e il concepirsi straniero pur avendo la cittadinanza italiana dall'età di 14 anni. Qualche dubbio anche sugli asseriti problemi psichici.
Forse qualcosa in più sui motivi che hanno spinto Salim El Koudri a lanciarsi sabato 16 maggio sui passanti in una via del centro a Modena, si saprà stamattina dopo l’interrogatorio di garanzia che si svolgerà nel carcere di Modena, dove El Koudri è detenuto. Per ora ha parlato soltanto il suo avvocato, secondo cui il 31enne, italiano di seconda generazione di origine marocchina, è in stato di confusione, non pienamente consapevole di quanto ha fatto. Ha poi detto che chiederà la perizia psichiatrica, ricordando che Salim è stato in cura presso un centro psichiatrico dal 2022 al 2024. Peraltro, sempre secondo il suo legale, i familiari (i genitori e una sorella) ignoravano i problemi mentali di Salim El Koudri. Inoltre una perizia dovrà essere compiuta sul materiale contenuto nei «dispositivi informatici» dell’autore della tentata strage.
Mentre tanti sono i punti interrogativi che chiedono una risposta, chi non ha dubbi sono i politici, che – secondo tradizione – strumentalizzano ogni tragedia per promuovere la propria agenda: da sinistra si accusa il governo di non garantire la sicurezza e di non fare abbastanza per intercettare il disagio psichico (detto proprio da chi fa di tutto per smantellare ogni apparato di sicurezza), mentre dalla Lega si rilancia sull’immigrazione irregolare e sulle regole per ottenere la cittadinanza, temi sicuramente importanti ma che non c’entrano direttamente con la tragedia di Modena.
Il problema è che il solito polverone politico impedisce una riflessione seria e una comprensione di quanto sta accadendo anche in Italia.
Partiamo dalle cose certe emerse in queste ore. Anzitutto l’attentato: non c’è dubbio che si tratti di una modalità jihadista, come abbiamo già spiegato ieri. Anche se finora non sono emersi elementi che colleghino Salim El Koudri a una rete jihadista o che lo indichino come auto-radicalizzato, il fatto che sia ricorso a questa modalità non può essere casuale.
Un secondo elemento si collega a questo: ieri, dopo le dichiarazioni del ministro dell’Interno Piantedosi che ne aveva rivelato l’esistenza, sono spuntate le mail scritte da Salim El Koudri all’Università di Modena e Reggio Emilia (Unimore) – dove aveva ottenuto la laurea triennale in Economia - in cui pretende un lavoro «non da magazziniere», un «lavoro coerente» con il suo titolo di studio. È il 27 aprile 2021, cinque anni fa; la parte peggiore e più significativa è però quella in cui inveisce con chi pensa sia la causa dei suoi problemi: «Bastardi cristiani di merda, voi e il vostro Gesù Cristo in croce lo brucio».
Questo atteggiamento non indica immediatamente una rivendicazione religiosa o obiettivi da colpire, tanto è vero che nei successivi 5 anni non si è mai segnalato per iniziative anti-cristiane o semplicemente violente. Quei messaggi indicano però rabbia e un odio montante, un odio generalizzato, che è esattamente ciò che spinge a lanciarsi con l’auto contro persone inermi che camminano per strada. Ancora di più: pur essendo nato in Italia e cittadino italiano da quando aveva 14 anni, parla da straniero, si sente straniero, estraneo alla cultura e alla società in cui è nato e cresciuto che identifica con il cristianesimo.
È questo l’aspetto più inquietante, perché è la certificazione di una integrazione mancata: non è un caso isolato, è un fenomeno molto più generalizzato, non per il razzismo degli italiani ma per la provenienza degli immigrati. Le prime testimonianze dicono che Salim El Koudri non frequentasse moschee o centri culturali islamici, ma anche così fosse c’è una differenza culturale e c’è una mentalità di chi proviene dai Paesi islamici che rende molto difficile una vera integrazione anche per chi non ha obiettivi religiosi in testa.
È esattamente ciò che giusto 26 anni fa affermava il cardinale Giacomo Biffi, arcivescovo di Bologna, quando riferendosi proprio al caso islamico avvertiva che «in vista di una pacifica e fruttuosa convivenza, se non di una possibile e auspicabile integrazione, le condizioni di partenza dei nuovi arrivati non sono ugualmente propizie». Ma da allora poco è cambiato se quelli che allora contestavano duramente il cardinale Biffi sono gli stessi che oggi continuano a favoreggiare l’immigrazione illegale e che sostengono che la soluzione sia curare i problemi psichici.
Sarebbe ora che la politica cominciasse invece a fare i conti con questa realtà, perché la tentazione terroristica può essere irresistibile per chi non è integrato e vive un profondo disagio sociale. E anche senza sfociare in attivismo terrorista deve preoccupare una fascia di popolazione che rappresenta un serbatoio di odio e risentimento pronto a esplodere alla prima occasione. Francia, Belgio, Regno Unito da questo punto di vista dovrebbero insegnare qualcosa.
Ci sono poi delle domande che attendono risposta, per poter avere un quadro più preciso di quanto accaduto a Modena. La prima riguarda senz’altro i contenuti che Salim El Koudri postava sui social e che hanno provocato la chiusura dei suoi profili; altre cose riguardano la sua vita privata, come si mantenesse senza avere un lavoro, vivendo da solo – pare che con la famiglia non avesse praticamente rapporti – e possedendo anche un’auto, usata appunto per la tentata strage.
Ma soprattutto è lecito chiedersi qualcosa a proposito della sua asserita malattia mentale. Dal 2024, stando a quanto dichiarato dal suo avvocato, Salim avrebbe smesso di prendere farmaci perché, diceva, «si sentiva bene». Il che fa sorgere qualche interrogativo: se si hanno seri problemi psichiatrici è possibile passare due anni senza manifestare in modo evidente lo squilibrio? Non la semplice stranezza o la vita solitaria registrata dai proprietari dei locali che soleva frequentare, ma proprio la manifestazione di sintomi che richiedono un intervento sanitario.
Proprio questa circostanza fa dubitare del fatto che Salim El Koudri sia veramente un “pazzo”, tanto più che anche la maggior parte degli autori di questa serie di attentati in Europa con le auto lanciate sulla folla vengono definiti sbrigativamente tali. Il che dovrebbe se non altro ingenerare qualche sospetto. Speriamo che almeno in Italia gli inquirenti vadano fino in fondo senza aver paura della realtà.

