I divieti imposti in Cina ai minori cristiani violano i diritti umani
Ai cristiani minorenni è proibito l’accesso alle chiese cattoliche e non possono partecipare a cerimonie e gruppi religiosi
Il governo cinese sta intensificando la repressione delle comunità cattoliche. Proibire ai minori di frequentare la chiesa è uno dei provvedimenti più dolorosi e ingiusti adottati. A denunciarlo è l’ong Human Rights Watch in un rapporto pubblicato il 16 aprile, dal titolo “Cina: aumenta la pressione sui cattolici”. Il rapporto esamina la condizione dei cattolici dieci anni dopo l’avvio del piano di sinicizzazione della religione cristiana voluto dal segretario generale del Partito comunista cinese, Xi Jinping, e dopo quasi otto anni da quando nel 2018 è stato stipulato l’accordo tra la Cina e la Santa Sede. Un punto cruciale per l’attuazione del processo di sinicizzazione è l’esclusione dei minori dalle liturgie e da tutte le attività religiose. “Le autorità – spiega l’ong – hanno progressivamente limitato l’accesso dei bambini alle chiese cattoliche in tutto il Paese, soprattutto dopo la promulgazione delle Regolamentazioni sugli Affari religiosi riviste nel 2018, che vietano le attività religiose nelle scuole ordinarie e limitano l’istituzione di scuole religiose alle organizzazioni religiose a livello nazionale o provinciale, soggette all’approvazione dello Stato”. In passato il divieto non è stato fatto rispettare con rigore. In genere non si controllava sistematicamente che i bambini non partecipassero alle funzioni religiose. Invece da qualche tempo le autorità hanno iniziato ad applicare il divieto inflessibilmente. Il rapporto cita ad esempio il caso, denunciato da ChinaAid lo scorso dicembre, di una chiesa di Xuchang, nella provincia di Henan, di cui le autorità hanno ordinato la chiusura perché aveva violato “le normative pertinenti consentendo ai minori di entrare in chiesa per suonare strumenti musicali”. Viene anche citato “un documento interno del settembre 2025 attribuito al Gruppo dirigente del Fronte Unito Centrale, in cui si afferma che anche i genitori in Cina ‘non devono organizzare un’educazione religiosa domestica per inculcare idee religiose ai loro figli’. Il documento chiederebbe addirittura alle scuole di ‘guidare gli studenti a segnalare proattivamente’ casi simili alle autorità competenti. Oltre a violare l’articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, relativo alla libertà di coscienza e di religione, secondo Human Rights Watch i divieti riguardanti i minori violano anche gli articoli 28 e 29 della Convenzione sui Diritti del fanciullo e l’articolo 13 del Patto internazionale sui Diritti economici, sociali e culturali, secondo i quali “il diritto all’istruzione non consente interferenze con la libertà degli individui e degli enti di istituire e dirigere istituzioni educative, a condizione che l’istruzione in tali istituzioni sia conforme agli standard minimi che possono essere stabiliti dallo Stato”. Convenzione e Patto sono stati sottoscritti dalla Cina.

