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Jihad

I cristiani africani nella morsa dell’Isis

Nell’est della Repubblica Democratica del Congo le ADF, affiliate all’Isis, fanno strage di cristiani e minacciano di sottomettere tutto il paese all’islam

Il 6 febbraio le ADF hanno attaccato tre villaggi nella Repubblica Democratica del Congo – Boti, Isigo e Mambimbi – e hanno ucciso 21 cristiani, forse di più. I villaggi attaccati si trovano nel Lubero, uno dei territori amministrativi della provincia orientale del Nord Kivu. Prima di andarsene, i terroristi hanno anche dato fuoco a diverse abitazioni. Le ADF sono un gruppo jihadista originario dell’Uganda, ma che da oltre 20 anni si è spostato nell’est del Congo e lì ha posto le sue basi operative. Dal 2016 le ADF sono affiliate all’Isis, lo Stato Islamico, e dal 2019 fanno parte dell’Iscap, la Provincia dell’Africa centrale dello Stato Islamico, insieme ad Ansar al-Sunna, i jihadisti attivi in Mozambico dal 2017. L’Iscap ha rivendicato il massacro con un comunicato in cui si vanta di “21 cristiani uccisi, sia lode ad Allah”. Con un altro comunicato ha rivendicato l’uccisione di altre tre cristiani “uccisi a colpi di mitraglia” a Beni, sempre nel Nord Kivu. Beni è di fatto la capitale della provincia perché la precedente capitale, Goma, è in mano del gruppo armato M23 dallo scorso anno. In un video diffuso di recente, Bonge La Chuma, uno dei leader delle ADF, ha detto che gli M23 sono degli “infedeli” e ha riaffermato che l’obiettivo dell’Iscap è imporre la sharia, la legge islamica, in tutto il paese. Nel 2025, a luglio, aveva ingiunto ai cristiani congolesi di convertirsi all’islam oppure accettare lo status di dhimmi, vale a dire di sudditi non musulmani dell’Isis, e pagare quindi la jizya, la tassa imposta agli infedeli. “Fate sapere ai cristiani d’Africa – avevano proclamato le ADF – che non esiste sicurezza per voi se non nell’islam o nella jizya”. Dal 2021 truppe ugandesi e congolesi hanno svolto delle operazioni militari congiunte contro l’ADF, ma con risultati risibili. Il gruppo rivendica l’uccisione di oltre 800 cristiani nel nord est della Repubblica Democratica del Congo a partire dal dicembre del 2024.