Hantavirus, virus "non umano", ma ci risiamo con l'emergenzialismo
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Non ci sono segni che il “nuovo” virus sia capace di diffusione interumana come il SARS-CoV-2. Preoccupa, piuttosto, che si stia rigenerando il meccanismo che vede le autorità sanitarie mondiali sfruttare l’occasione per rilanciare forme di controllo delle persone. E già si parla di vaccino.
Nei primi giorni di maggio tutti i media e i social sono stati invasi dal “dramma” del piccolo focolaio di infezioni da Hantavirus verificatosi su una nave da crociera. “Emergenza Hantavirus: un sudafricano sotto stretta osservazione a Padova” titola il 9 maggio 2026 “Padova Oggi”. «Il cittadino straniero è collaborativo, non presenta alcun sintomo e gode di buona salute - ha riferito il presidente del Veneto, Alberto Stefani - il contatto con la persona deceduta non è stato né ravvicinato, né prolungato». Entra in gioco subito anche l’autorità politica, ergendosi a custode della salute pubblica, proprio come fece Zaia nel 2020-21.
Non è questa la sede per entrare in argomento sul piano tecnico, ma per rilevare come, ancora una volta, si sia creato un caso di “emergenza” con tutto ciò che comporta anche su piano organizzativo, medico-legale, sociosanitario. La diffusione dell’allarme è giustificata dall’attenzione della gente, a sua volta amplificata dalle continue notizie e dai servizi video con agenti coperti da tute, maschere e scafandri che trasportano barelle. Tutte cose già viste, prova ne è che un argomento simile lo trattai in un mio intervento svolto nell’ambito del 16° Rapporto dell’Osservatorio Cardinale Van Thuân sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo – 2024, che in parte qui riprendo. Anche se si spera che gli obblighi e i ricatti vaccinali appartengano alla storia passata, i tentativi di controllo globale, sfruttando ogni “emergenza”, non sono affatto archiviati.
Personalmente, per quanto posso giudicare dalle informazioni finora disponibili, non sono affatto preoccupato per quest’ultima “emergenza”, perché non ci sono segni che il “nuovo” virus (in realtà è endemico in Sud-America) sia capace di diffusone interumana come il SARS-CoV-2. Anzi, il primo sequenziamento del virus isolato da un paziente ha dimostrato che è simile a quello che raramente infetta persone che per un motivo o per l’altro sono venute a contatto con roditori. Quello che mi preoccupa, piuttosto, è che si stia rigenerando il meccanismo per cui le autorità sanitarie mondiali tendono a sfruttare l’occasione per rilanciare le forme di controllo capillare delle persone, ricalcando (senza reali motivi) il caso della pandemia COVID-19, con provvedimenti restrittivi, come il rigido isolamento dei casi, persino se asintomatici.
E già si parla di vaccini mRNA “entro 10 mesi”, notizia diffusa curiosamente da un giornale di finanza, cosa del tutto assurda se si pensa che i casi finora si contano sulle dita delle mani. Per poter sperimentare l’efficacia di un vaccino servono decine di migliaia di volontari e la loro esposizione ad un reale agente infettivo. Quindi, stiamo calmi!
Oggi siamo “tempestati” di emergenze di ogni tipo: epidemie, clima, alluvioni, guerre, terrorismo. Un mondo che sembrava aver trovato i mezzi tecnici per mettere sotto controllo la natura, in realtà vive nella paura. Nel corso della storia umana e fino a non molti decenni fa, vere emergenze erano le grandi epidemie, che hanno falciato l’umanità ripetutamente. Forse anche per questo, l’incubo della morte per contagio permane nell’inconscio collettivo e ogni promessa di salvezza venente dalle autorità sanitarie è abbracciata acriticamente dalla popolazione, anche se il pericolo oggi è remoto o persino inventato. Le “emergenze” – vere o false che siano – sono sempre più utilizzate dal Potere per imporre provvedimenti di controllo e restrittivi delle libertà personali.
L’OMS definisce come emergenza sanitaria pubblica di portata internazionale (in inglese public health emergency of international concern, da cui l'acronimo PHEIC) "un evento straordinario che costituisce un rischio per la salute pubblica per altri Stati attraverso la diffusione internazionale di malattie e che potenzialmente richiede una risposta internazionale coordinata". Dal 2009 al 2022, ci sono state sette dichiarazioni PHEIC: pandemia H1N1 (o influenza suina) del 2009-2010, poliomielite del 2014, epidemia di Ebola del 2014-2016 in Africa occidentale e nel Kivu del 2018-2020, epidemia di virus Zika del 2015-2016, pandemia Covid del 2019-2023, vaiolo delle scimmie del 2022-2023. La gran parte di tali “emergenze” sono state dubbie e discutibili. Per quanto localmente gravi, l’Ebola e Zika hanno riguardato zone molto limitate; il vaiolo delle scimmie ha provocato in tutto il mondo 157 decessi, prevalentemente maschi omosessuali.
Dopo la catastrofe dell’era Covid, l’OMS ha cercato di riguadagnare visibilità partecipando ai programmi di “Salute globale” (“One Health”) escogitando nuove linee guida che poi dovranno influenzare le politiche nazionali e transnazionali a tutti i livelli, dalla salute all’ambiente. Apparentemente, si tratta di intenti utili, che dovrebbero portare ad un maggiore coordinamento in caso di “minacce globali” alla salute e all’eliminazione delle disuguaglianze che penalizzano gli Stati più deboli. In realtà, in nome della salvezza del pianeta e dell’umanità, chi stila i programmi e chi li mette in pratica ha l’obiettivo di sfruttare ogni occasione per disegni di potere e guadagni. Tra cui l’affare garantito dai vaccini. Il problema principale sta nel fatto che l’80% circa del bilancio dell’OMS è costituito da contributi volontari vincolati alle priorità o a progetti definiti dagli stessi donatori. Tra questi figurano le fondazioni che si autodefiniscono “filantropiche” – di cui la Fondazione Gates fa la parte del leone – e il settore privato dell’industria farmaceutica multinazionale. Di conseguenza, gran parte dei fondi OMS finiscono nell’acquisto e distribuzione dei vaccini (oltre che per mantenere l’enorme carrozzone di funzionari e commissioni varie), benché oggi la massima parte della morbilità e mortalità a livello mondiale sia determinata da malattie croniche circolatorie, neurodegenerative e cancro.
Sarebbe diminutivo credere che le strategie OMS si limitino alla diffusione di vaccini. In realtà, tale organizzazione è parte di un ampio disegno di impostazione globalista, che vorrebbe imporre un tipo di società basato sull’innovazione tecnologica “verde”, sull’estremo ambientalismo già caro al WEF e sul controllo della popolazione mondiale.
In conclusione, tutte queste dinamiche richiedono molta attenzione da parte dei cittadini che si sentono responsabili del bene pubblico e della propria salute. Invece di farsi prendere dalla paura di ogni “emergenza” e attendere la “salvezza” dai proclami di chi ha già dimostrato di essere incapace di affrontare un pericolo pandemico reale, ognuno si preoccupi della propria salute quotidiana, le cui minacce non vengono certo dall’ultimo virus pompato dai media ma dai fattori di rischio per le malattie cronico-degenerative, tipiche dell’attuale società occidentale opulenta.

