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Dottrina sociale
a cura di Stefano Fontana

il mito del progresso

Guerra e guerre: siamo ancora come ai tempi di Alarico?

«Il mondo è sempre se stesso», diceva Leone XIII, e «la direzione che il mondo dovrebbe prendere non esiste, non è mai esistita», osservava Chesterton. Piuttosto che sorprendersi perché l'umanità non è "progredita" occorre interrogarsi sulle conseguenze del distacco da Dio.

Dottrina sociale 20_04_2026

Siamo nuovamente in un’epoca di guerra e di lacerazione. In queste situazioni storiche desolanti vengono in mente le nefaste previsioni della Chiesa sul futuro dell’umanità quando essa si sarebbe staccata da Dio. I Pontefici preconciliari erano più duri a questo proposito.

Nell’enciclica Annum ingressi, una della sue ultime encicliche, scritta nel venticinquesimo anno dalla sua elezione a Sommo Pontefice e un anno prima della sua morte, Leone XIII scriveva che è legge della Provvidenza «non potersi scalzare i grandi principi religiosi senza commuovere le  vere basi del prospero vivere civile», «il mondo è sempre se stesso … dinanzi alla legge e a chi gliela presenta in nome di Dio, sente rinfocolarsi in uno smisurato orgoglio lo spirito di una indipendenza a cui non ha diritto».  Le ideologie moderne «per troppo voler vedere da sé stravedono» e «chi precipita per una china bisogna che alla fine tocchi il fondo».

Sembra che l’uomo non migliori mai, e che si torni sempre da capo. Sembra che nella vita umana non si dia nessun vero progresso. Sembra che, alla fine, l’uomo sia sempre lo stesso. Karl Löwith, nel suo Significato e fine della storia, scriveva che «con l’avvento della filosofia negativa del protestantesimo ogni spirito immaturo fu lasciato alle proprie decisioni nelle cose più importanti, c’è da meravigliarsi che la morale non sia decaduta completamente». Coraggioso, Löwith, a dire queste parole sul protestantesimo, lui che era protestante. La “critica negativa del protestantesimo” è all’origine del pensiero moderno che fa in modo che ogni spirito immaturo sia lasciato alle proprie decisioni nelle cose più importanti.

Ma se è vero che, come afferma lo stesso Löwith nel libro suddetto, «il mondo è ancora come ai tempi di Alarico», e se «agli inizi della storia l’uomo non era meno uomo di quanto lo sarà alla fine», allora il Cristianesimo non è servito a niente sul piano storico? Per il protestantesimo alla Karl Barth la storia è una “maledizione”, ma per il cristianesimo cattolico?

Ci viene forse in aiuto qui una considerazione di Chesterton tratta da Le mie sei conversioni: «La direzione che il mondo dovrebbe prendere non esiste, non è mai esistita. Il mondo non sta andando da nessuna parte … il mondo è come lo descrivono i santi e i profeti: non migliora, non peggiora. Ma c’è una cosa che il mondo fa: barcolla. Lasciato a se stesso non va da nessuna parte, ma se viene guidato dai giusti riformatori della vera religione e filosofia, può migliorare sotto molti aspetti, e a volte per dei periodi abbastanza lunghi. Tuttavia, preso in se stesso non è sinonimo di progresso, non è neanche in movimento; è solo la moda del momento destinata a durare poco. La vita in sé non è una scala ma un’altalena».