Gesù Eucaristia, la verità che i martiri di Barbastro indicano ai giovani
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Si è svolta dal 10 al 12 luglio la terza Giornata eucaristica mariana giovanile presso il santuario di Covadonga, in Spagna. Duemila giovani provenienti da più di venti Paesi si sono radunati attratti da una chiamata: l’incontro con Gesù e Maria. L’esempio dei martiri clarettiani di Barbastro.
Nel cuore delle Asturie, presso il santuario di Covadonga, si è svolta dal 10 al 12 luglio la Giornata eucaristica mariana giovanile (Jemj), un incontro per approfondire l’amore e la conoscenza della presenza reale di Gesù nell’Eucaristia, sotto la guida della “Santina”, com’è chiamata la Vergine Maria venerata nella Santa Grotta di questo villaggio spagnolo. Tre giorni intensi di celebrazioni dalla liturgia curata, preghiera, adorazione eucaristica, catechesi, testimonianze, che hanno visto la partecipazione di tre vescovi e decine di sacerdoti.
«Fate quello che vi dirà» (Gv 2,5). Questo il motto della Giornata eucaristica mariana giovanile – giunta alla sua terza edizione – che ha attratto a Covadonga duemila giovani provenienti da tutto il mondo. Un invito a rispondere seriamente e pienamente alla chiamata che Dio fa alla vita di ciascuno di noi, che sempre più giovani decidono di accogliere. Anche quest’anno, infatti, il numero dei partecipanti ha superato quello dell’anno precedente: duecento in più. È il segno che una proposta di fede cattolica curata e profonda è ciò che i giovani cercano, e che questa bellezza parla al cuore. Chiunque venga – anche se solo per seguire gli amici, o seppure sia distante dalla fede – non torna a casa come è partito: l’incontro con Cristo nell’Eucaristia e con la Vergine Maria cambia il cuore. Lo testimonia il sorriso gioioso di chi è già alla sua seconda o terza partecipazione e torna a Covadonga per permettere al Signore di colmare nuovamente il suo cuore di grazia.
L’invito di Maria alle nozze di Cana a fare ciò che il Signore ci dirà è risuonato forte in questo luogo, caratterizzato dalla secolare venerazione per la Vergine, e ha condotto molti giovani a interrogarsi sulla loro vocazione, su quel desiderio grande di pienezza e felicità che tutti sentiamo nel cuore, e che non trova risposta nel mondo. Preziose le parole che ci ha consegnato padre Patxi Bronchalo, noto sacerdote della diocesi di Getafe, nella sua catechesi, intitolata L’Eucaristia: fonte di purezza e di vero amore: «L’amore di Dio è l’unico amore vero. Viviamo circondati da stimoli che banalizzano l’amore, ci feriscono, e distruggono la purezza del cuore. Per liberarci dalle forme di compensazione amorosa offerte dal mondo dobbiamo trovare l’amore vero, perché il nostro cuore cerca solo questo, e non riposa che in Dio. Solo Cristo può sanare il desiderio umano e insegnare ad amare veramente».
Al centro della Giornata eucaristica mariana giovanile 2026 c’è stata la testimonianza dei beati martiri clarettiani di Barbastro, 51 Missionari Figli del Cuore Immacolato di Maria, di cui la maggior parte giovani seminaristi, martirizzati in odio alla fede da miliziani anarchici, comunisti e socialisti nell’estate del 1936, all’inizio della grande persecuzione di cristiani avvenuta durante la Guerra civile spagnola. Durante la prima serata, abbiamo assistito all’opera narrativa orchestrata che racconta la storia del loro sacrificio. «Avevamo tutti tra i ventidue e i ventiquattro anni. Non potevamo immaginare che la morte sarebbe venuta a cercarci così presto», racconta la voce del beato Faustino Pérez Garcίa (1911-1936). Una morte giunta dopo una lunga e straziante prigionia, durante la quale ai maltrattamenti, al caldo soffocante, alla mancanza di igiene, all’estrazione dei prigionieri da fucilare, i miliziani aggiunsero un altro tormento, reclutando prostitute per deridere, insultare e tentare i seminaristi. Tuttavia, nessuno di loro abiurò la fede né accettò di togliersi la veste talare. Come poterono resistere quei giovani seminaristi a una tale lotta spirituale? Risponde il beato Faustino raccontando il segreto della loro fedeltà: «La nostra forza era l’unione con il Signore e tra di noi. La priorità era la Comunione. Ricevevamo la Comunione quasi ogni giorno. L’Eucaristia fu il centro dei nostri venticinque giorni di reclusione».
Una straordinaria reliquia proprio del beato Faustino Pérez Garcίa ha accompagnato i giovani durante questa Giornata eucaristica: la mano che alla fine della prigionia scrisse a nome di tutta la comunità la commovente lettera d'addio alla Congregazione Clarettiana che gli aveva insegnato ad amare Gesù Cristo e il Cuore Immacolato di Maria. Poche ore dopo, Faustino diede la vita insieme ai suoi compagni gridando "Viva Cristo Re!".
Una storia ancora poco conosciuta, quella dei martiri clarettiani di Barbastro. Una testimonianza di amore e fedeltà che ha la forza necessaria per scuotere le coscienze e per risvegliare nel cuore della gioventù europea il grande desiderio di fare ciò che Lui ci dirà, di seguire Cristo fino in fondo, fino al sacrificio della vita.
Quest’anno anche il nostro gruppo di italiani era più numeroso, un primo frutto del seme piantato negli scorsi anni da quei giovani che per primi si sono recati in Spagna alle scorse Giornate eucaristiche. Di grande ricchezza è stato il fatto di provenire tutti da luoghi e percorsi di fede differenti, ma con lo stesso amore per Cristo e per la Madonna, che è stato ciò che ci ha unito profondamente in così pochi giorni. Ciascuno di noi è venuto a Covadonga con le sue domande, le sue fatiche, le sue sofferenze, i suoi desideri nel cuore, da offrire a Gesù Eucaristia per mezzo delle mani della nostra Mamma del cielo, Maria. In questo, molti hanno trovato nel gruppo fratelli e sorelle con cui confrontarsi e confidarsi. Compagni in questi giorni di pellegrinaggio, ciascuno ha riconosciuto negli altri un dono che il Signore ci ha fatto per accompagnarci nel cammino, un dono per proseguire con il conforto e la fiducia che vengono dal sapere che non siamo soli.
Porsi con verità davanti a Gesù Eucaristia, mettendo tutta la propria vita nelle Sue mani, è la via per la felicità che questa Giornata eucaristica ha mostrato a noi giovani.
Verso gli altari il ragazzo che morì gridando «viva Cristo re»
A 90 anni dal sacrificio cristiano di Antonio Molle Lazo, carlista di 21 anni ucciso dai miliziani rossi spagnoli il 10 agosto del 1936. Per lui è in corso il processo di beatificazione.
A 90 anni dal martirio del beato Zefirino, gloria degli zingari
Nei primi di agosto del 1936 si compiva il martirio, a Barbastro, di Zefirino Giménez Malla, il primo gitano beato, ucciso in odio alla fede dai rivoluzionari spagnoli. Morì con il rosario in mano. Un martirio che fu il coronamento di una vita cristiana esemplare.
Covadonga, da dove iniziò la Reconquista
Questo sabato inizia il pellegrinaggio dei fedeli legati alla liturgia tradizionale e che va da Oviedo a Covadonga. La meta è il luogo dove si combatté la prima battaglia della Reconquista, ossia di quel lungo processo storico che ha un incoraggiante insegnamento anche per noi cristiani di oggi.
Covadonga, duemila giovani uniti nel nome di Gesù e Maria
Riportare i giovani all’incontro con Gesù nell’Eucaristia, attraverso Maria. Questo il cuore del raduno che si è svolto dal 4 al 6 luglio a Covadonga (Spagna), lasciando il segno in chi vi ha partecipato. La testimonianza di don Marco Albertoni e dei pellegrini italiani da lui guidati.
Sant’Antonio Maria Claret, un gigante da riscoprire
Mistico e missionario spagnolo, fondatore dei Clarettiani (molti martiri), difese i diritti e la dottrina della Chiesa di fronte alle persecuzioni liberal-massoniche, sostenendo la necessità di una buona stampa cattolica. Il Signore, nel 1861, gli indicò la scristianizzazione e il comunismo come grandi mali da combattere (con tre devozioni). E la Madonna gli disse che doveva essere il «Domenico di questi tempi nel propagare il Rosario»

