• UMBRIA

Gender, la gaycrazia siede in Consiglio regionale

Via libera del Consiglio regionale alla legge sul contrasto all’omofobia che introduce l’insegnamento della teoria gender nelle scuole, esautora il primato educativo delle famiglie e istituisce un osservatorio regionale che assurgerà a supremo tribunale dell’inquisizione teso a sanzionare chi non si adegua al gender pensiero.

Da ieri sera i cittadini dell’Umbria sono sicuramente meno liberi. Dopo rinvii, contestazioni e spaccature all’interno della maggioranza di centro sinistra, il Consiglio regionale ha approvato la proposta di legge 15 bis sul contrasto all’omofobia che de facto introduce l’insegnamento della teoria gender nelle scuole, esautora il primato educativo delle famiglie e istituisce un osservatorio regionale che assurgerà a supremo tribunale dell’inquisizione teso a sanzionare aziende, scuole, uffici, testate giornalistiche e singole persone che non si adeguino al gender pensiero.

Approvando il testo la Regione si impegna inoltre a promuovere eventi culturali tesi a far conoscere il mondo gay; ad indottrinare il personale scolastico e a favorire politiche di assunzione e di gestione del personale omo, bi e transessuale. E anche le pubbliche amministrazioni dovranno adeguarsi, sono previsti infatti corsi di formazione per il personale e anche la modulistica dovrà essere conforme al gender-pensiero. E ancora si incentivano gli enti locali a costituirsi come parte lesa nei procedimenti contro atti discriminatori e i risarcimenti saranno donati alle associazioni lgbt che svolgeranno campagne contro l’omofobia.

Per sostenere le funzioni che la legge prevede sono stanziati 40mila euro solo per il primo anno. Uno smacco in periodo di crisi in cui tutti i giorni si fanno i conti con tagli alla spesa sociale.

Il voto è avvenuto in clima di forte contrapposizione, basta dire che durante la seduta il relatore della legge Attilio Solinas ha comunicato di aver lasciato il Pd. Ma dai vertici nazionali del Partito democratico e dalle associazioni gay sono arrivate fortissime pressioni dopo che la scorsa settimana è mancato il numero legale in aula necessario a far approvare il provvedimento.

Ieri i Dem hanno quindi serrato i ranghi ma non sono mancate le tensioni. La discussione dei vari articoli della legge è andata avanti fino a tarda serata. I movimenti pro family si sono fatti sentire anche in aula consiliare guidati da Simone Pillon del Comitato difendiamo i nostri figli, promotore dei due grandi Family day. Le famiglie hanno fatto ogni sforzo possibile per impedire il peggio: la petizione di CitizenGO Italia, fiaccolata di domenica al centro di Perugia con oltre 600 persone, informazione costante ai cittadini e la presenza fissa durante le sedute del Consiglio Regionale.

Un’azione che comunque ha portato ad alcuni importanti risultati come  l'eliminazione di ogni coinvolgimento diretto dei minori nell'indottrinamento scolastico, lasciando però i corsi per docenti e genitori, e la reintroduzione della presenza delle associazioni familiari nell'osservatorio regionale. Il provvedimento nel suo complesso resta comunque liberticida. Già nei prossimi giorni inizierà la raccolta delle firme per un referendum regionale abrogativo. 

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