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Gay pride violento: offese alla Meloni e a tutte le madri

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Ormai è rimasto solo il Pd a sostenere con le proprie insegne i Gay pride e a fomentare il dileggio politico per imporre il diktat Lgbt. Un cartello di una Meloni che allatta svela la violenza politica che è diventata comune. E che non offende solo il premier come mamma, ma tutte le madri. 

Editoriali 03_07_2023

L’unico modo che il Pd ha ormai di portare in piazza qualche migliaio di giovani è il Gay pride. Non a caso le sole bandiere di partito che sabato hanno sfilato per le vie del centro di Napoli erano quelle del Partito Democratico, che hanno sventolato accanto a quelle dell’Arcigay, che ormai è diventato il braccio militante Dem. Qualcosa di simile a quello che era la Fgci negli anni ‘70, la quale raccoglieva le istanze e organizzava i giovani.  

Per un Pd che va al traino delle istanze omosessualiste come sua unica ragione di esistere, si paga lo scotto di accettare anche il linguaggio crudo e vergognoso dell’offesa e dell’insulto, se possibile scandalizzando anche i passanti. Come accaduto sabato.  

Accanto a uno dei carri che hanno sfilato per Piazza del Plebiscito, infatti, compariva un disegno offensivo non solo del presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ma di tutte le madri. La premier compariva come una creatura mitologica fornita di molte mammelle. Da un seno la Meloni allattava con latte un bambino biondo, mentre in tutti gli altri seni la leader FdI aveva attaccato diversi bambini, solo che invece di dare loro del latte, dava veleno. 

Al bambino di colore dalla mammella dava gas, chiaro riferimento a pratiche di sterminio naziste, ai bambini delle cosiddette famiglie arcobaleno invece che latte, la Meloni dava cianuro, olio di ricino e aceto, chiaro riferimento al fascismo, unico orizzonte che la sinistra è in grado di produrre di questi tempi. Completava il quadro, non si sa per quale motivo visto che l’Italia non c’entrava e nemmeno la Meloni, il corpicino esanime sulla spiaggia del piccolo Alan Kurdi, il bambino siriano morto nel 2015 e diventato simbolo della crisi europea dei clandestini.  

A fianco del premier la scritta Madre, chiaro riferimento alle sue famose parole «Sono una donna, sono una madre» pronunciate nel corso di un comizio alcuni anni fa.  

È davvero sconcertante constatare come ormai, mentre si spacciano manifestazioni per la rivendicazione di un orgoglio, si utilizzi lo spazio che sindaci di sinistra concedono ampiamente per dileggiare, offendere e colpire. Affermare un diritto, qualunque esso sia, non dovrebbe comportare l’annientamento dell’avversario politico. Invece questo accade e ormai non fa nemmeno più notizia. 

Quel che però dovrebbe fare ancora notizia è che per affermare il presunto diritto degli omosessuali a comprare e crescere dei bambini si debba ricorrere alla tecnica ben conosciuta a sinistra dell’annientamento dell’avversario, che è in questo caso un leader di partito, la quale non vuole cedere al diktat dell’omosessualismo. 

Quel disegno chiama in causa non solo la Meloni come madre, ma tutte le madri, quelle che allattano e quelle che crescono i loro figli perché è estremamente offensivo del concetto di maternità. Sappiamo da tempo come la sinistra abbia dichiarato guerra alla maternità e alla madre, arrivando persino a definire un diritto tutte le pratiche che negano e umiliano la maternità.  

Oggi quel concetto può passare liberamente nelle piazze principali del Paese, senza che nessuno provi anche solo a contestarlo perché contestarlo significherebbe attentare a un altro diritto sacrosanto, quello della libera manifestazione ed espressione di idee.  

A scortare il Gay pride di sabato, infatti, c’erano decine e decine di poliziotti in assetto anti sommossa. Chissà perché, ma sono rimasti per tutto il tempo con le mani in mano. Evidentemente perché i violenti erano proprio coloro che erano scortati dagli agenti. E il Pd, intanto, a fare da mosca cocchiera nella speranza di ritrovarsi qualche voto in più.  



CONTRO LA MELONI

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