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RITORNO A SCUOLA

Distratti e aggressivi. Così la Dad ha cambiato gli studenti

Finita la scuola a distanza (Dad), gli studenti tornano nelle aule, ma non sono gli stessi di prima. Non si sono dimenticati il lungo periodo di segregazione, non sono rimasti indifferenti al continuo bombardamento mediatico terrorizzante. Sono semmai in preda a pulsioni di autodistruzione, che si manifestano in irrazionali scoppi di collera, contro sé stessi, Dio e il prossimo. Calo generale di memoria e attenzione. Una scuola statalista e burocratizzata non capisce il problema.

- L'OBBLIGO VACCINALE AFFONDA LA SCUOLA di Marco Lepore

 

 

Educazione 17_12_2021
In un liceo a Roma

È da poco terminato il primo trimestre dell’anno scolastico 2021-2022. Da settembre ad oggi le scuole sono rimaste aperte, le lezioni si sono svolte in aula, mentre quelle in DAD sono state ridotte, pur mantenendo ancora una presenza costante. Gli adolescenti sono rientrati nelle aule scolastiche con aspettative, motivazioni ed atteggiamenti diversi a seconda delle singole situazioni.

I fautori del lockdown e del terrorismo mediatico si illudevano forse che le profonde sofferenze causate da notizie di morte, trasmesse a volte con una sorta di malcelato piacere sadico e da immagini appositamente scelte per spaventare, scomparissero con il rientro a scuola? Si poteva presumere che si rimarginassero in fretta le personali lacerazioni provocate da ansia, panico, autolesionismo, disturbi alimentari e dalle vicende di coetanei, qualcuno anche conosciuto direttamente, che hanno tentato o compiuto gesti estremi e di cui non si è praticamente avuto notizia?

Gli adolescenti non hanno dimenticato: conservano radicati nel Sé questi vissuti, che stanno ora influenzando il loro modo di affrontare la realtà scolastica, le relazioni con docenti e compagni, la loro vita in generale. Il piacere di ritrovarsi, il ritorno ad una normalità, anche se limitata, certamente rallegra e alleggerisce la giornata in aula dei ragazzi, ma si coglie sui loro volti e nelle loro reazioni una sofferenza interiore profonda, che l’onnipresente mascherina, più che dispositivo di sicurezza costante “memento mori”, non riesce a dissipare. Con questo Sé destabilizzato e confuso gli studenti sono ora in classe e stanno cercando di ritrovarsi, travolti da emozioni e sentimenti alterni, con comportamenti non prevedibili; ciascuno con il proprio vissuto, la propria storia familiare, le proprie modalità di reazione.

Considero lo stato d’animo attuale degli adolescenti dominato da Thanatos: la pulsione inconscia di morte, delineata dalla cultura classica e celebrata da Freud, che è caratterizzata dalla spinta verso l’autodistruzione. Questo per significare che gli studenti oggi sono stimolati all’azione da un'aggressività che tende all’annullamento, orientata verso sé stessi e verso gli altri, e che traspare chiaramente dall’atteggiamento tenuto in aula e in generale nei vari ambiti della loro quotidianità. A scuola, infatti, sono spesso dominati da tale pulsione: non riescono a controllarla ed essa li porta a scontrarsi con i compagni, a esagerare in ogni intervento, a provocare situazioni di tensione con i docenti e l’istituzione scolastica. Tale pulsione è molto evidente e incontrollata in alcuni, particolarmente negli studenti di terza media e del biennio superiore, meno appariscente ma latente nei più grandi. I rapporti tra loro sono caratterizzati da conflittualità, da volontà di isolamento alternata al bisogno di imporsi e di essere al centro dell’attenzione, da reazioni oppositive nei confronti di chiunque: atteggiamenti la cui frequenza e intensità erano di norma decisamente più rare. Le relazioni sono da ricostruire, e questo lo ripetono tutti, ma dimenticando che le relazioni sono state distorte e distrutte in misura quasi totale dall’isolamento subito e che rifondarle richiede ora un lungo lavoro.

L’aggressività si manifesta dunque in modi diversi, rivolgendosi verso Dio e verso l’uomo e ciò che lo circonda. Intendo dire che in primo luogo vedo notevolmente aumentate le offese a Dio, nei discorsi dei ragazzi e nelle chat in particolare, infarcite di bestemmie. Poi la violenza si sposta verso le persone, con interventi irrisori, duri nei confronti dei coetanei: essi sono fatti di parole aggressive, di immagini violente e pornografiche sistematicamente presenti nelle loro comunicazioni digitali, di aggressioni e offese dirette a compagni e amici. La rabbia distruttiva che hanno dentro coinvolge inevitabilmente le famiglie, i genitori su tutti. Qualche settimana fa una quattordicenne mi illustrava una parte del testo di una canzone del suo rapper preferito, ora punto di riferimento per lei e le amiche in quanto, mi ha spiegato, esprime il loro stato d’animo: “Ho scelto il male perché il bene era banale, Dio mi ha dato una pistola facile da maneggiare, forse certa gente la deve pagare, forse io non ho paura di sparare…” Questo non significa necessariamente che le aule scolastiche siano ora impraticabili o pericolose, bensì che questi sovvertimenti interiori dei ragazzi sono presenti e condizionano l’attività scolastica.

In ambito scolastico è logica conseguenza che quanto descritto si rifletta in modo diretto sul lavoro intellettuale dei ragazzi. Il lungo periodo di isolamento ha causato danni nei processi di apprendimento che impongono ora di rieducare allo studio, ripartendo da modalità che si erano ormai consolidate. In sintesi sono sopravvissuti alla devastazione della didattica a distanza gli studenti che da sempre hanno lavorato con serietà, riuscendo con la tenacia e la passione sviluppata negli anni precedenti a mantenere un livello adeguato nel loro impegno “da remoto” e sono stati quindi in grado di riprendere, anche se faticosamente, lo studio “in presenza”. Per tutti gli altri, la maggioranza assoluta, l’utilizzo sistematico del digitale e la perdita di tempo, spesso alla ricerca di sotterfugi per evitare di seguire le lezioni in DAD e “gestire le verifiche”, ha portato alla scomparsa di motivazioni e metodo nel lavoro personale. In particolare le capacità mnemoniche si sono nettamente ridotte, nello specifico quelle inerenti la memoria di lavoro, fattore fondamentale per il progresso intellettuale e che non può essere sostituito da nessuna applicazione digitale. Da qui la conseguente ricaduta sulle conoscenze e sulle competenze, argomentative in particolare, che sono alla base di un corretto percorso di studio: di fatto, per molti studenti, l’elaborazione di un pensiero critico viene sostituita dalle considerazioni messe a disposizione dal web. La capacità di mantenere l’attenzione, già in calo costante negli ultimi anni,è ridotta ora a tempi brevissimi per buona parte degli alunni, la cui mente è sempre connessa alla rete, “dis-tratta” da mille sollecitazioni, grazie anche agli strumenti digitali di cui dispongono costantemente durante le lezioni. Pagano ulteriormente le conseguenze di questa situazione gli studenti con la certificazione DSA  (disturbo specifico di apprendimento) il cui numero è in costante aumento.

I docenti cercano di fare il possibile per gestire il tutto, ma la fatica è improba ed è complicata da una visione statalista della scuola, dominata dalla burocrazia e da interventi improvvisati e confusi: basti ricordare gli ormai storici “banchi con rotelle” e le più attuali norme sui casi COVID che si contraddicono tra loro e cambiano repentinamente e frequentemente. Eclatante resta poi il fatto che in questi periodi l’INVALSI (Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Scolastico di Istruzione e Formazione) stia predisponendo le ricorrenti prove per valutare le competenze degli alunni delle classi prescelte, ignorando quanto le stesse competenze siano state quasi totalmente azzerate: significa non avere il polso della situazione di notevole e prolungata sofferenza della scuola, non avere senso di realtà ma neppure energie creative. A mio avviso, non è questo il momento di estenuanti e confuse prove di valutazione, ma di interventi di rilancio culturale e relazionale.

Gli studenti sono ora in una situazione interiore a grave rischio di annientamento, a motivo di tutti i fattori che ho brevemente descritto e a cui si aggiunge la deprivazione fisica e sensoriale che il periodo di “detenzione” ha causato in loro in maniera altrettanto intensa. Situazione dalla quale si può però progressivamente uscire: come adulti siamo chiamati a lottare con loro perché possano davvero riuscirci. Thanatos è strettamente connesso a Eros, alla pulsione di vita: dobbiamo cercare di individuare il modo di sostenere gli adolescenti nel percorso che li riporti verso la costruzione del Sé, superando lo stato d’animo di autodistruzione che li sta attanagliando. Anche nel prevalere dell’annientamento si mantengono le pulsioni vitali, che addirittura possono ritrovare nella tendenza alla morte lo slancio per risorgere. Si tratta quindi di passare da Thanatos a Eros