Disordini a Belfast, una regia occulta dietro la narrazione
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Il Daily Mail è andato dietro le quinte della copertura mediatica sulla rivolta seguita a una tentata decapitazione in Irlanda del Nord. L'inchiesta ha riportato alla luce l'esistenza di una commissione orwelliana specializzata nel pilotare le notizie per difendere il mito del multiculturalismo.
Mentre le strade di Belfast venivano avvolte dalle fiamme e dalla rabbia delle proteste anti-immigrazione, dietro le quinte si muoveva un apparato invisibile. Un consesso di spie, esperti di propaganda e militanti impegnati a dispiegare le proprie “arti oscure” nel tentativo di disinnescare la tensione sociale. E invertire il ruolo di vittima e carnefice. È la ricostruzione dell’inchiesta pubblicata sulle pagine del Daily Mail che mette l’accento su scenari inquietanti, ma non nuovi.
All’apparenza, il nome dell’unità segreta del governo britannico evoca la noia burocratica di un innocuo ufficio di retrovia: RICU, acronimo di Research Information and Communication Unit (Unità di Ricerca, Informazione e Comunicazione). Dietro il paravento semantico, volutamente grigio e dimesso, si cela in realtà un’organizzazione che fa del sotterfugio e dell’inganno gli strumenti ordinari per governare le complesse frizioni del multiculturalismo a casa di re Carlo.
Le rivelazioni sulla RICU non sono una novità assoluta. Già dieci anni fa il Guardian ne aveva svelato l’esistenza, ma la notizia scivolò via nell’indifferenza generale, quasi nessuno la riprese. Oggi, grazie allo storico tabloid conservatore il caso esplode nuovamente. L’inchiesta punta a scoperchiare le vistose anomalie nella copertura mediatica dei recenti disordini di Belfast e della barbara aggressione ai danni di Stephen Ogilvie, il giovane inglese che il richiedente asilo sudanese Hadi Alodid ha tentato persino di decapitare, oltre che all’omicidio di Henry Nowak. Una ricostruzione, quella offerta dalla stampa, apparsa da subito parziale, pilotata e fortemente sospetta. E per questo il Daily Mail ha voluto approfondire.
Del resto, la vicenda ricorda da vicino i drammatici fatti avvenuti in quindici città dell’Inghilterra tra gli anni '90 e 2000. Allora, gli abusi su bambine bianche da parte di gruppi pakistani vennero nascosti scientemente per oltre dieci anni da istituzioni, polizia, ospedali, magistratura e media, un silenzio complice dovuto alla volontà di difendere a tutti i costi il mito del multiculturalismo.
Il repertorio tattico della RICU è d’altronde tanto vasto quanto spregiudicato. Le sue operazioni spaziano dalla diffusione mirata di notizie distorte sui principali mezzi d’informazione all’impiego di agenti sotto copertura. Fondata nel 2007 da Charles Farr — un ex ufficiale dell’MI6 oggi scomparso — la RICU nacque nel cuore del Ministero dell’Interno a Westminster come tassello cruciale di Prevent, la strategia nazionale antiterrorismo. All’epoca, l’obiettivo dichiarato era circoscritto: monitorare la propaganda di Al Qaeda e vigilare sul linguaggio utilizzato dai funzionari pubblici per descrivere la minaccia jihadista. Con gli anni, tuttavia, i tentacoli di questa struttura di ventidue membri si sono estesi progressivamente in ogni ganglio di Whitehall: un vero e proprio ufficio ombra per la manipolazione mediatica. La cui operazione di ingegneria sociale continua a muoversi sotto traccia.
L’ultimo esempio di questa pervasività si è consumato in Irlanda del Nord: non appena la folla è scesa in piazza, la RICU è intervenuta tempestivamente, impartendo alla polizia locale precise direttive su come blindare e «controllare la narrazione». Attraverso una raffinata architettura di StratCom — la comunicazione strategica — l’unità agisce per orientare i media e, quindi, l’opinione pubblica, con uno scopo preciso: far passare qualsiasi forma di dissenso o di critica verso gli eccessi dell’immigrazione a mero estremismo o radicalismo violento: terrorismo eversivo di estrema destra. Non si tratta più soltanto di contenere chi materialmente scatena la caccia allo straniero nelle piazze, ma di neutralizzare sul nascere il dibattito politico, dipingendo indistintamente chiunque osi condannare l’immigrazione in un individuo privo di legittimità.
In Irlanda del Nord, la RICU e l’unità di intelligence C3 della polizia locale, insieme, hanno monitorato la rete per tracciare chiunque avesse pubblicato appelli alla mobilitazione, e confezionando al contempo messaggi istituzionali mirati a indurre un vero e proprio cambiamento comportamentale nella popolazione. È una consulenza strategica che i burocrati di Westminster esportano ovunque si accenda un focolaio. A Southampton, in seguito all’orribile omicidio del giovane Henry Nowak per mano di Vickrum Digwa, la RICU si assicurò che la squadra di collegamento che si occupava della famiglia fosse ben informata sulla falsa storia di insulti razziali e spulciando tra le dichiarazioni delle famiglie della vittima e del carnefice si possono notare le impronte della RICU con dichiarazioni assolutamente sovrapponibili; il video della bodycam diffuso poi con colpevole ritardo comprometterà, però, la narrazione imposta.
Siamo di fronte a una lunga e consolidata tradizione di ingegneria occulta dei pensieri. Il Daily Mail ricorda come la RICU sia entrata in azione nel drammatico scenario seguito agli attentati del London Bridge nel 2017, quando un furgone falciò i pedoni e tre terroristi iniziarono ad accoltellare i passanti nel vicino mercato, lasciando sul selciato otto vittime. Subito dopo l’atrocità, mentre il Paese era turbato, gli agenti sotto copertura dell’unità si mescolarono alla folla per distribuire fiori in tutta la zona e tappezzare i muri con manifesti preconfezionati, pronti a lanciare sui social gli hashtag rassicuranti #TurnToLove, #ForLondon e #LoveWillWin. Un gesto calcolato nei minimi dettagli per veicolare una precisa reazione psicologica di massa: incanalare il sentimento nazionale nei binari del dolore e della rassegnazione, impedendo che quella sofferenza si trasformasse in rabbia politica.
È la plastica dimostrazione di una regia impeccabile, capace di anticipare persino il trauma per anestetizzarlo. Una cinica destrezza comunicativa che l’ufficio aveva già collaudato nel 2014, all’indomani della decapitazione del volontario Alan Henning per mano dello Stato Islamico in Siria. In quell’occasione, la RICU si servì di un’organizzazione di facciata, creata ad hoc, per inondare i media con l’immagine simbolica di una donna in hijab avvolta nella bandiera britannica.
Nell’ombra, i funzionari di Westminster setacciano e monitorano ogni cosa: siti web, libri, programmi televisivi, film, giornalisti e testate di ogni ordine e grado. Una sorveglianza totalizzante che evoca inevitabilmente i metodi visti durante la gestione dell’emergenza da Covid, quando i “Lockdown file” svelarono la macchina dietro ogni governo d’Europa, pronto a generare un terrorismo mediatico standardizzato — con le stesse frasi e discorsi ripetuti a reti unificate — per spingere le masse ad accettare supinamente provvedimenti draconiani. E oggi, quel medesimo spartito viene applicato per silenziare e minimizzare i reati legati all’immigrazione.
La RICU produce documenti, filmati, testi per poi veicolarli attraverso una fitta rete di associazioni compiacenti. Per il Daily Mail non ci sono dubbi: è un ministero della propaganda occulta radicato nel cuore politico di Londra, progettato per alterare la realtà e falsificare la cronaca pur di addomesticare il pensiero dei cittadini.
Belfast, un brutale accoltellamento scatena una rivolta anti-immigrati
A Belfast, un rifugiato sudanese, con permesso di soggiorno, tenta di decapitare un passante (vivo, ma in condizioni gravissime). E scoppia la rivolta contro gli immigrati. I cittadini chiedono più sicurezza, la politica fa orecchie da mercante.
