• PRESIDENZIALI FRANCESI

Difesa della famiglia? Macron preferisce le "famiglie"

Emmanuel Macron, vincitore (di stretta misura) del primo turno delle elezioni presidenziali francesi, dice tutto e il contrario di tutto nella parte del suo programma dedicata alla famiglia. Generici i punti sugli incentivi fiscali, espliciti, invece, le propote su "famiglie" (al plurale) e "nuovi diritti".

Macron e la moglie Brigitte

Settimana scorsa ha vinto con uno stretto margine il primo turno e, secondo quasi tutti i commentatori, si appresta a vincere anche il ballottaggio diventando così il venticinquesimo presidente francese. Lui è Emmanuel Macron, fondatore del movimento politico En Marche!, secondo molti l'omologo francese dello spagnolo Ciudadanos: un movimento della società civile che supera le ideologie e promette di governare per il solo bene dei cittadini. Che il vero obiettivo sia davvero questo oppure no, di certo possiamo dire che Macron, dal punto di vista della strategia politica, è stato a dir poco geniale.

Ha sfruttato l'ascesa dei socialisti per fare carriera politica (è stato vicesegretario della presidenza e ministro con Hollande) per poi abbandonare la nave un attimo prima del naufragio. Durante la campagna elettorale si è definito socialdemocratico per attirare i voti dei socialisti delusi, ma anche liberale per accalappiare quelli dei centristi senza rappresentanza. Si è presentato come convinto europeista, ben sapendo che i nazionalisti già votavano Front National o il socialista Melenchon, si è detto favorevole all'immigrazione ma anche a più controlli di polizia, al taglio delle tasse ma anche all'aumento della spesa pubblica, al superamento delle 35 ore lavorative salvo fare marcia indietro in extremis.

La cosa peggiore è che lo stesso atteggiamento cerchiobottista Macron lo ha dimostrato su un tema che dovrebbe essere caro a tutti: la difesa della famiglia. Basta dare un'occhiata al suo programma elettorale per notare tutte le contraddizioni del candidato. Da un punto di vista strettamente fiscale è positiva l'idea di esonerare entro il 2020 dal pagamento della tassa sulla casa quattro famiglie su cinque, ovvero per tutte quelle con un reddito complessivo inferiore ai 5mila euro al mese. Una cifra che, unita ai notevoli sgravi riservati alle famiglie con figli, renderebbe la Francia una nazione ancor più family friendly. Non solo. I genitori-lavoratori potrebbero beneficiare anche della riduzione del cuneo fiscale, con un beneficio promesso di qualche centinaio di euro l'anno (circa 500 euro per uno stipendio netto di 2.200 euro al mese), della detassazione degli straordinari e di un aumento della prime d'activitè, l'integrazione statale per i salari inferiori ai 1.500 euro al mese, per certi versi simile ai famosi 80 euro di Renzi. Una misura che, unita alla precedente, consentirebbe di ottenere fino a 100 euro in più al mese.

Si tratta di incentivi non pensati specificamente per le famiglie ma che, se realizzati, potrebbero dare un aiuto a quelle coppie con figli che fanno molta fatica ad arrivare a fine mese. Peccato che, a fronte di un programma elettorale molto ampio e dettagliato, Macron dimentichi quasi sempre di indicare quali saranno le coperture per le detassazioni. Come precisa il suo sito elettorale sarà lo Stato a pagare ai comuni i 10 miliardi di euro derivanti dall'esonero della tassa sulla casa per le famiglie, denaro trovato praticando non meglio precisate “economie”. Lo stesso metodo verrà applicato per la riduzione del cuneo fiscale e la detassazione. Ai tagli di spesa Macron dedica solo poche righe in cui precisa che, per far fronte ai tagli di imposte e a un piano quinquennale di investimenti da 50 miliardi di euro, verrà realizzato un “piano di economizzazione durante il quinquennato che […] permetterà di risparmiare 60 miliardi di euro l'anno”. Un piano che rimane volutamente generico e che rischia dunque di non vedere mai la luce, annullando i benefici fiscali per le famiglie. A conti fatti i bei propositi di Macron rischiano di non restare altro che inchiostro sulle pagine di un libro dei sogni.

Anche perché bisognerebbe prima chiarire cosa intenda Macron quando parla di famiglia. Per farlo basta andare nella sezione del suo programma elettorale dedicata a “famiglie (voltamente al plurale ndr) e società”. “Diverse storie biografiche – si legge – si traducono in una moltitudine di configurazioni familiari: coppie sposate, pacs, coppie di fatto, genitori uniti e separati, famiglie monoparentali, ricomposte e omosessuali. Tutte queste configurazioni hanno diritto a un'eguale considerazione, (visto che) tutte hanno la stessa missione: la cura e l'educazione dei giovani e il loro accompagnamento progressivo verso l'apprendimento e l'autonomia”. Oltre a voler mantenere la legislazione attuale che consente il “matrimonio per tutti”, Macron è favorevole all'apertura della procreazione medicalmente assistita per le donne sole e le coppie lesbiche così come al riconoscimento della paternità e della maternità dei figli concepiti all'estero attraverso l'utero in affitto. Una pratica che non verrà autorizzata in Francia, ma solo perché essa “solleva un dibattito sulla capacità di disporre il proprio corpo e commercializzarlo”. Non una parola, invece, sul fatto che i neonati concepiti con l'utero in affitto vengano separati dalla madre naturale per essere affidati ai “legittimi” proprietari, che li hanno a tutti gli effetti acquistati.

Il prossimo 7 maggio, al ballottaggio, le famiglie francesi si troveranno di fronte a un bivio: da una parte il programma più generico e a tratti puramente retorico della Le Pen, dall'altra quello all'apparenza più completo ma talvolta penalizzante e perfino truffaldino di Macron. Di certo non sarà una scelta né semplice né scontata. 

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