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Intervista / Bąkiewicz

«Difendiamo i confini polacchi, ma Tusk ci vuole far tacere»

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In Polonia è attivo un Movimento di Difesa delle Frontiere guidato da Robert Bąkiewicz, che in questa intervista alla Bussola ne spiega origine e obiettivi.

Esteri 10_03_2026

Tommy Robinson ha visitato di recente l'Italia e tanti italiani hanno scoperto che nel Regno Unito esiste un movimento sociale che mira a difendere i confini dall'immigrazione di massa. Ma quasi nessuno sa che un Movimento di Difesa delle Frontiere esiste anche in Polonia ed è guidato da Robert Bąkiewicz. Lo abbiamo intervistato.

Com’è nato il vostro movimento?
Il Movimento di Difesa delle Frontiere è stato fondato in risposta al trasferimento di migranti in Polonia da parte delle autorità tedesche e alle normative dell'UE che obbligano la Polonia ad accettare migranti dall'Africa e da altre parti del mondo. Abbiamo tutti sotto gli occhi gli effetti negativi della migrazione verso l'Europa occidentale e la Scandinavia, dove, ad esempio, i livelli di sicurezza stanno diminuendo significativamente e, di conseguenza, gli atteggiamenti fino a pochi anni fa favorevoli nei confronti dei migranti stanno cambiando radicalmente. Vedendo gli effetti negativi delle migrazioni di massa, non vogliamo “importare” questo problema da noi perché crediamo di non avere alcun obbligo di farlo. Non abbiamo invitato nessuno in Polonia, come ha invece fatto, ad esempio, la cancelliera Angela Merkel per la Germania. Crediamo che la Polonia non debba partecipare a questo esperimento di ingegneria sociale, che si cela dietro le migrazioni di massa e il tentativo di creare una società multietnica e multiculturale.

Perché avete concentrato le vostre attività sul confine con la Germania?
Voglio sottolineare che non ci preoccupiamo solo di proteggere il confine occidentale con la Germania, ma tutti i confini, perché abbiamo anche un problema significativo al confine orientale. Lì, i migranti vengono usati come arma nella guerra ibrida condotta da Putin e Lukashenko contro la Polonia e l'Europa. Sono stato probabilmente il primo personaggio pubblico ad apparire al confine orientale nel 2021, quando i migranti hanno iniziato a essere trasferiti sistematicamente dalla Bielorussia.

Ma tornando alla questione del confine con la Germania, va sottolineato che in Polonia il primo ministro Donald Tusk è percepito come un promotore degli interessi tedeschi. Uno dei più stretti collaboratori di Tusk, l'ex ministro della Cultura e ora eurodeputato Bartłomiej Sienkiewicz, una volta affermò che la Polonia non ha altro futuro se non come un Paese con ruolo subalterno rispetto alla Germania. Credo che la maggior parte dei polacchi non sia d'accordo con questo punto di vista: abbiamo l’ambizione e le capacità, anche intellettuali, di lottare per il nostro posto in Europa e nel mondo come Stato e nazione indipendente.

Questo spiega perché Tusk ha permesso ai tedeschi di far entrare clandestinamente migranti in Polonia...
Sì, queste mosse dei tedeschi nascono da questa mentalità: non c'è altra speranza per la Polonia, nessun'altra strada se non quella di perseguire interessi stranieri, principalmente interessi tedeschi. Tusk e l'intero schieramento politico che rappresenta credono che la loro politica servile nei confronti della Germania offra loro la possibilità di mantenere il potere in Polonia; che ne trarranno qualche vantaggio personale. Certo, questo atteggiamento è spesso nascosto dietro una "cortina fumogena" di slogan patriottici, com’è accaduto prima delle elezioni parlamentari del 2023. Ma in realtà, è una politica che porta alla denazionalizzazione, alla perdita di identità, alla scristianizzazione e persino all'ostilità verso la nostra civiltà latina. E una tale politica serve, tra le altre cose, a promuovere gli interessi tedeschi in Polonia.

Questo spiega il comportamento dei funzionari tedeschi in Polonia.
Esatto. I servizi segreti tedeschi possono operare in Polonia, la polizia tedesca può circolare per le strade polacche in pieno giorno. I tedeschi hanno potuto piazzare migranti nel nostro Paese per cercare di risolvere i problemi che hanno in patria: lo hanno fatto evidentemente con il permesso di Tusk.

Ursula von der Leyen ha permesso che la Polonia fosse esentata dal Patto sulle Migrazioni per un anno. È un gesto politico nei confronti di Tusk, per non costringerlo ad accettare migliaia di rifugiati nel periodo preelettorale, cosa che avrebbe potuto rovinare la sua campagna elettorale per le elezioni del 2027?
Credo che il rinvio del Patto sulle Migrazioni sia in qualche modo un nostro successo. Tusk e la Commissione Europea hanno fatto un passo indietro, vedendo la resistenza sociale in Polonia, di cui siamo stati senza dubbio un elemento molto importante. Tuttavia, le parole di Tusk, secondo cui non accetterà migranti, sono solo una manovra per indebolire la mobilitazione sociale e frammentare il nostro movimento. Tusk può indossare qualsiasi maschera che gli consenta di perseguire i suoi obiettivi politici e quelli di Berlino. Ecco perché, con l'aiuto della Commissione Europea, sta attualmente facendo un passo indietro, per poi farne due avanti. Ma a dire il vero, non esiste alcun documento ufficiale che certifichi che il Patto sarà rinviato: ci sono solo dichiarazioni private di politici. E ci rendiamo conto che l'Unione Europea mente spesso e, cosa ancora peggiore, interferisce persino nelle elezioni degli Stati membri dell'UE, come ha fatto in Polonia e Romania.

Pertanto, stiamo lanciando un'iniziativa legislativa dei cittadini che mira a sfruttare alcune scappatoie legali, sia nazionali che europee, per bloccare questo Patto sulle migrazioni, indipendentemente da ciò che faranno von der Leyen o Tusk. Ma soprattutto, stiamo cercando di sensibilizzare la società su questo tema.

E come lo fate?
Operiamo non solo ai confini, ma in tutto il Paese, nei comuni e nei distretti, dove sono state approvate leggi contro il trasferimento dei migranti e la costruzione di centri di "integrazione" per migranti, sebbene ciò suoni ridicolo se si considera che nell'Europa occidentale per decenni non si è riuscito ad integrare veramente i migranti.

Le nostre azioni hanno toccato un problema che riguarda tutta la nazione. Pertanto, secondo un sondaggio del 2025, oltre il 70% dei polacchi era contrario all'immigrazione e quasi il 70% delle persone sosteneva in una certa misura le azioni del Movimento di Difesa dei Confini.

State difendendo i confini polacchi, il che significa che state facendo ciò che le autorità polacche dovrebbero fare. Ma invece di elogiarvi, le autorità vi stanno intentando cause legali. Lei deve affrontare dei processi. Perché?
Il primo motivo è il fatto che ho già menzionato: è a Bruxelles e a Berlino che vogliono decidere cosa succede in Polonia. Ecco perché Tusk, che persegue questi interessi esteri, vuole mettere a tacere le voci pubbliche che si oppongono alla politica migratoria dell'UE. Stanno intentando cause contro di me, in primo luogo, per privarmi dell'opportunità di essere attivo; in secondo luogo, per intimidire i miei colleghi e tutti i polacchi. Le autorità stanno facendo tutto il possibile per convincere la gente che la cooperazione con il Movimento di Difesa delle Frontiere, e con me personalmente, è rischiosa, e per creare una falsa immagine del Movimento. Questo viene ottenuto anche grazie ai media filogovernativi che attraverso titoli e articoli manipolati mi dipingono come un criminale. Tutto questo non ha alcun fondamento nel diritto polacco ed è un abuso.