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Debito pubblico alle stelle per i bonus della sinistra

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A depauperare le casse statali sono i sussidi improduttivi erogati da quasi tutti i governi: sussidi  che Meloni puntava a restringere, salvo fare dietrofront nel giro di pochi giorni.

Politica 30_03_2024
IMAGOECONOMICA - SAVERIO DE GIGLIO

Da sempre la sinistra accusa la destra di proteggere gli evasori fiscali, di chiudere un occhio di fronte alle loro condotte disinvolte e di arrivare addirittura ad agevolarle con normative permissive e controlli blandi. “Con i mancati introiti del fisco dovuti all’evasione fiscale – amano ripetere gli esponenti della sinistra – ci sarebbero più soldi per la sanità pubblica, per l’istruzione, per i servizi in generale”.

Il ragionamento non fa una piega, anche se la storia insegna che l’evasione fiscale non è un fenomeno di destra o di sinistra. È, semmai, un malcostume italico assai diffuso, che taglia trasversalmente tutte le aree culturali e politiche e spesso discende dal fatto che gli obblighi di legge sono ermetici, poco chiari e in alcuni casi profondamente ingiusti.

A depauperare con certezza le casse dello Stato e a far salire alle stelle il debito pubblico sono invece i sussidi improduttivi, i bonus a pioggia erogati da quasi tutti i governi, anche da quelli tecnici, per foraggiare clientele e alimentare rendite politiche.
Gli ottanta euro di Renzi hanno lasciato un segno indelebile nella storia delle mance per scopi elettorali, anche se l’acme di questa degenerazione populista l’abbiamo toccata con i governi grillini, che si reggevano proprio su questo scambio tra mancette ai nullafacenti e consensi elettorali al Movimento Cinque Stelle. Tra questi esempi di parassitismo spicca il reddito di cittadinanza, soprattutto in alcune aree depresse del sud, che ha aggravato il fenomeno della disoccupazione senza stimolare in alcun modo né la formazione professionale né la crescita delle imprese.

Non meno pernicioso per i conti pubblici si sta rivelando il superbonus 110% sulle ristrutturazioni. Dopo aver tuonato per mesi contro quella misura, Giorgia Meloni ha fatto marcia indietro, cedendo ai ricatti di Forza Italia e mantenendolo in vita in forma ridotta e con alcune precise condizioni. Quattro giorni fa, rendendosi conto che di fatto quel sussidio continuava ad assorbire risorse pubbliche, il Consiglio dei Ministri ha approvato un nuovo decreto legge che introduce importanti restrizioni alle agevolazioni fiscali in edilizia e abolisce le poche deroghe concesse.

Ieri, però, l’ennesimo dietrofront del premier e del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, per ripristinare la cessione del credito e lo sconto in fattura nelle zone colpite dai terremoti del 2009 e del 2016. Non si riesce, quindi, ancora a mettere fine all’assurdità di un bonus oltre il 100%, che non esiste in nessun altro Paese al mondo e che Giuseppe Conte continua a difendere, nonostante i danni che ha provocato e che ammontano a 150 miliardi di euro di risorse pubbliche erogate a persone che hanno ristrutturato gratis la propria casa, anche quando non ce n’era bisogno, lucrando soldi di tutti i cittadini.
Senza parlare degli scandali legati a subappalti, subaffidamenti, subcontratti e a lavori profumatamente remunerati con soldi pubblici ma mai effettuati. Le truffe sul superbonus sono state altrettanto cospicue quanto quelle sul reddito di cittadinanza, percepito anche da chi non ne aveva alcun diritto. Va detto, per onestà, che neppure Mario Draghi cancellò il superbonus, anzi lo prorogò, pur riconoscendo che i suoi costi si erano triplicati.

150 miliardi destinati al superbonus sono una cifra enorme. Tanto per dare un’idea, lo Stato spende ogni anno per istruzione e formazione meno della metà di quella somma. Inoltre, ogni anno l’Italia paga 100 miliardi di interessi sul debito pubblico. Sono cifre assai indicative dei danni ingenti che il boom della spesa pubblica per fini elettorali produce sul bilancio dello Stato, anche perché la zavorra del debito pubblico ci rende vulnerabili a eventuali crisi finanziarie e quindi ricattabili sul piano internazionale.

L’ideale sarebbe trovare un modo per sganciare le politiche pubbliche da questa logica esasperatamente elettorale, visto che a tale andazzo si sono uniformati un po' tutti i governi, per quanto quelli di sinistra abbiano dimostrato di primeggiare in questa pratica. Peraltro il governo attuale si trova a fare i conti con tassi d’interesse ancora più elevati poiché la Banca centrale europea ha deciso di alzarli.
I bonus hanno dunque costi esorbitanti e drogano l’economia compromettendone il buon funzionamento. I loro benefici in termini di redistribuzione del reddito sono assolutamente scarsi e abbondantemente inferiori alle distorsioni che provocano.
Chi si dimostrerà maturo e tenterà di vincere le elezioni senza prometterli e senza erogarli? Chi avrà il coraggio di spiegare agli italiani che cancellare un bonus non è un’ingiustizia ma un gesto saggio e responsabile nell’interesse dell’intero Paese?



SPESA FISCALE / 2

Il debito non è ricchezza, la politica dei bonus ci rovina

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- ECONOMIA TRAINATA DAL SUPERBONUS? UN'ILLUSIONE, di Maurizio Milano

ASSISTENZIALISMO

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