Dalla Bulgaria arriva un altro schiaffo all'Ue a al suo centralismo
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In Bulgaria vince un euroscettico che vuole "rapporti pragmatici" con la Russia e non accetta imposizioni sui "nuovi diritti" Lgbt per il suo paese. Bruxelles aveva appena finito di festeggiare la sconfitta di Orban in Ungheria.
Elezioni in Bulgaria, ennesima sconfitta sottaciuta per l’establishment popolare e liberalsocialista. L'ex presidente bulgaro Rumen Radev, critico dell'UE, contrario ad ogni centralismo ed ideologia gender, scettico verso il sostegno incondizionato a Kiev e sostenitore di un riavvicinamento con la Russia, ha stravinto, con la sua nuova coalizione, le elezioni di domenica 19 aprile, le ottave elezioni parlamentari in cinque anni, ringraziando i bulgari per avergli dato una ampia maggioranza.
Secondo la Commissione elettorale centrale, sulla base del 100% dei verbali di scrutinio, “Bulgaria Progressista” (PB) di Radev vince con il 44,6%, i popolari di GERB-UDF arrivano secondi con il 13,4%, i protestatari populisti di “Continua il Cambiamento – Bulgaria Democratica” si fermano al 12,6%, il “Movimento per i “Diritti e le Libertà” (Liberali) 7,1% e la destra nazionalista di “Vazrazhdane” si ferma al 4,2%. I socialisti? Esattamente come nelle elezioni ungheresi, spariscono anche a Sofia e si fermano al di sotto della soglia di accesso al parlamento con un misero 3%. Con questi risultati il partito di Radev avrà la maggioranza assoluta in parlamento con almeno 132 seggi sui 240 dell’intero consesso.
Il Paese membro più povero dell'Unione Europea ha visto succedersi diversi governi dal 2021 e dopo anni di totale instabilità, il Presidente della repubblica Radev, 62 anni, ha deciso di dimettersi all’inizio dell’anno e formare un proprio schieramento nel marzo scorso per dare stabilità al paese e combattere la corruzione. «Il PB ha vinto in modo inequivocabile: una vittoria della speranza sulla sfiducia, una vittoria della libertà sulla paura», ha dichiarato Radev ai giornalisti davanti alla sede del suo partito a Sofia nella serata di domenica, ribadendo che la Bulgaria «farà tutto il possibile per proseguire il proprio percorso europeo ma credetemi, una Bulgaria forte e un’Europa forte hanno bisogno di pensiero critico e pragmatismo», ha aggiunto.
Radev ha chiesto «relazioni pragmatiche con la Russia, basate sul rispetto reciproco e sulla parità di trattamento», ha criticato aspramente l’accordo decennale in materia di difesa firmato il mese scorso tra la Bulgaria e l'Ucraina e si è anche opposto all'invio di armi da parte della Bulgaria all'Ucraina, sebbene per il momento non voglia usare il veto del suo paese per bloccare le decisioni dell'Ue. Radev è stato paragonato più volte al primo ministro ungherese uscente Viktor Orbán anche per le sue critiche anche per il suo rifiuto delle politiche a favore della comunità Lgbt. Nonostante le minacce delle istituzioni europee e le proteste della variopinte lobby Lgbt, lo scorso agosto aveva senza alcun tentennamento firmato, da Presidente della Repubblica in carica, un decreto relativo alla promulgazione delle modifiche alla legge sull'istruzione prescolare e scolastica che vietano la «propaganda a favore di orientamenti sessuali non tradizionali» perchè, «l'orientamento sessuale non tradizionale è diverso dalla concezione comunemente accettata e consolidata nella tradizione giuridica bulgara dell'attrazione emotiva, romantica, sessuale o sensuale tra individui di sesso opposto».
La Bulgaria è entrata a far parte dell’eurozona all’inizio di quest’anno, ma la frustrazione dell’opinione pubblica per l’aumento dei prezzi ha alimentato lo scetticismo nei confronti di Bruxelles. L’entrata nell’euro ha portato immancabilmente a maggiori spese e costi per i cittadini e anche su questo il neo eletto premier Radev ha fatto leva ricordando più volte in campagna elettorale ai cittadini come molti dei leader dei partiti concorrenti avessero introdotto l’euro in Bulgaria «senza chiedervi nulla. E ora, quando pagate le bollette, ricordatevi sempre quali politici vi hanno promesso che sareste entrati nel “club dei ricchi”». In occasione del 150° anniversario della “Rivolta di Aprile”, che si celebrava ieri, in memoria della rivolta dell'aprile 1876, la più grande tra le oltre 40 insurrezioni, ribellioni e tentativi organizzati dai bulgari per liberarsi con la forza dal dominio ottomano, che aveva conquistato il loro Stato nel 1396, Rumen Radev ha pubblicato un messaggio su Facebook in linea con il miglior patriottismo che le istituzioni europee vorrebbero elidere, ricordando «il sacrificio di coloro che presero parte alla rivolta contro il dominio ottomano e che gettò le basi del moderno Stato bulgaro… grazie all’impresa e al sacrificio dei martiri… che oggi abbiamo uno Stato, uno stemma e una bandiera, parliamo e scriviamo nella nostra lingua madre. Non dimentichiamo che il sangue dei nostri antenati scorre ancora nelle nostre vene. Cerchiamo di essere degni dei loro eredi».
Popolari e Liberali in caduta libera, socialisti spariti, mentre Bruxelles e la vulgata della narrativa globalista stava già celebrando, con la caduta fisiologica dopo 16 anni di Orban, la fine del patriottismo e del nazionalismo europei, da Sofia è giunto un segnale chiaro e forte in senso contrario. A conferma di ciò, il primo ministro sloveno liberale Robert Golob, il cui partito aveva ottenuto una maggioranza risicata alle elezioni parlamentari del mese scorso, sulla quale ancora esistono ombre e denunce di irregolarità, come da noi anticipato, ha dichiarato proprio ieri di non essere riuscito a formare una coalizione di governo.

