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Bologna

Dai massoni a Zuppi: quanti amici per l'ex rettore

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Doppio funerale, civile e religioso, per l'ex rettore dell'università di Bologna. Celebrato dal Grande Oriente, lui che da massone si mise in sonno per il rettorato e benedetto in Chiesa dall'arcivescovo, senza essere un cattolico pubblicamente riconosciuto. Cronache, inopportune, dalla città di Zuppi.

Ecclesia 01_04_2026

Celebrato dai massoni, lodato dai politici di entrambi gli schieramenti e benedetto in Chiesa. La figura di Fabio Roversi Monaco a Bologna pesa. È stato rettore dell’università di Bologna dal 1985 al 2000, ha sviluppato l’Alma mater studiorum in anni cruciali e la città gli ha reso, giustamente, omaggio, con il tributo che si riserva ai personaggi di altissimo lignaggio civile.

Un tributo totale che ha coinvolto i settori più disparati delle elite. Alcune delle quali davvero antitetiche come appunto la Muratoria e la Chiesa. Ossimori che solo il presidente della Cei avrebbe potuto tenere insieme. Ebbene, fatto.  

Non uno, ma ben due funerali: uno civile, l’altro in chiesa. Esequie accademiche nell’aula universitaria Santa Lucia con il solito famedio istituzionale che sa tanto di ritualità posticcia e lunedì persino il funerale religioso celebrato nella augusta cattedrale di San Pietro dall’arcivescovo di Bologna Matteo Maria Zuppi.

Il suo personaggio è circondato da un’aura di maestosa solennità e per celebrarlo non si sono sprecati elogi e aggettivi roboanti tutti ruotanti attorno l’aggettivo “magnifico” che è il titolo che si riserva ai rettori. E “il Magnifico” per antonomasia, Roversi Monaco a Bologna lo era anche oggi, anche se il suo ruolo in Università era scaduto nel 2000.

In questo misto di solennità e liturgie, pubblici elogi e tributi civili, non poteva mancare la Massoneria che lo ha omaggiato con un ritratto di quelli che si riservano alle persone di famiglia sul sito del Grande Oriente d’Italia: «Paladino del pensiero laico, interprete di quell’idea di comunità fondata su responsabilità, merito e coesione tra élite intellettuali», scrive il GOI nel ricordarlo con un articolo più che elogiativo e decisamente “amicale”.

Eh sì, perché non è un mistero che il nome di Roversi Monaco sia strettamente connesso alla Muratoria: negli anni ‘80 il suo nome uscì come venerabile della Loggia Zamboni-De Rolandis, affiliata al Grande Oriente d’Italia, ma considerata coperta dalla Commissione Anselmi. E da massone, qualche anno dopo, declinò l’invito di diventare Gran Maestro del Grande Oriente proprio per diventare rettore della prestigiosa università.

Le vicende della sua affiliazione alle logge, da cui poi si mise “in sonno” per diventare rettore sono raccontate anche nella biografia di Roversi Monaco, che non poteva che chiamarsi “Fabio il Magnifico” scritta l’anno scorso ed edita da Vallecchi, a cura del giornalista Luciano Nigro, il quale alla Bussola conferma: «Ha sempre difeso la sua adesione alla Massoneria, anche negli anni del processo da cui poi uscì pulito – spiega Nigro -. Nel libro non vi è riportato nient’altro che i fatti, del resto: si è sempre difeso dalle accuse e non ha mai abiurato la Massoneria anche se per diventare rettore dovette mettersi in sonno».

“Mettersi in sonno”, per il linguaggio delle logge significa non avere cariche né partecipare alla vita attiva dei grembiulini, ma restare comunque un massone e non abbandonare definitivamente o pubblicamente la loggia. «Un po’ come i sacerdoti che lasciano il ministero, ma restano sacerdoti», spiega alla Bussola un ex alto papavero del Grande Oriente che ci chiede – ça va sans dire - di restare anonimo.

Insomma, Roversi Monaco non era più attivo nella Massoneria, ma il suo essersi messo in sonno senza mai rinnegare, prendere le distanze da quel passato o peggio ancora abiurarlo lo ha tenuto sempre nella grande famiglia dei massoni. In sonno, appunto, ma non lontano. Infatti, il Grande Oriente lo ha celebrato.

In tutto questo, risulta davvero curioso, per non dire ardito o quanto meno problematico il funerale cattolico concesso e celebrato dal cardinale di Bologna nella sua chiesa.

Lui che cattolico pare non esserlo mai stato - almeno stando alle informazioni pubbliche abbastanza recenti, del suo biografo -: “Beh, cattolico diciamo di no… - ci risponde Nigro -, poi sappiamo che era molto amico del cardinal Biffi quando era rettore…”. Ma un’amicizia non fa di lui un convertito, sennò potremmo dire lo stesso per Sandro Pertini con Giovanni Paolo II visto il rapporto tra i due negli anni ’80.

Ciononostante, da massone mai pentito, in sonno e per giunta nemmeno pubblicamente cattolico – nel recondito della coscienza, come noto, non si può entrare e quello è un recinto affidato a un solo Giudice – la Chiesa bolognese gli ha riservato tutti gli onori che si riservano a chi, da battezzato, muore non in una condizione di scomunica. Scomunica nella quale invece incorre chi è affiliato alla Massoneria e anche chi, seppur in sonno, non ne prende pubblicamente le distanze con una conversione di vita sotto gli occhi di tutti. 

Anzi, chiamandolo amichevolmente Fabio e con tanto di lode: “Illuminista e rinascimentale – ha detto l’arcivescovo di Bologna – preferendo l’intelligenza strategica alla furbizia tattica con passione, determinazione e curiosità. In tempi di contrapposizioni ideologiche e pregiudizi, Roversi Monaco ha saputo tenere relazioni con persone molto diverse per convinzioni, orientamenti e appartenenza tenute assieme da un riconoscimento reciproco, dalla libertà di pensiero e dalla ricerca della bellezza. E chi cerca la bellezza vuole scoprirne sempre anche l’Autore”. Il tutto con pubblicazione e foto sul sito della diocesi di Bologna. Ma si sa, ormai la religiosità di Zuppi è quella Costituzionale, che fa includere nel “pantheon” un po’ tutti, come fosse una canzone di Jovanotti.

Non sappiamo se Roversi Monaco abbia avuto negli ultimi anni della sua vita un percorso di fede e se lo ha avuto nemmeno Zuppi ne ha parlato nell'omelia. Ma se ci fosse stato, sarebbe stata questa l'occasione per parlarne, per non dare scandalo per lo meno, perché la conversione a Cristo non è un evento privato. Eppure, qualcosa si sarebbe potuto dire, per giustificare una stranezza che è stata colta da molti nel corso dei funerali. 

Insomma, tra Massoneria e Diocesi non si sa chi lo abbia ammirato di più e chi lo vorrebbe tirare di più per la giacchetta. Anzi, per il grembiulino.