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Da Roma una timida reazione al vescovo pro-gender di Amburgo

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Il Dicastero per la Cultura e l'Educazione dà ragione ai genitori che si oppongono alle linee guida sulla "diversità" sessuale imposte da mons. Hesse alle scuole cattoliche dell'arcidiocesi tedesca. Poche righe, doverose ma insufficienti: occorre fermare il progetto prima che diventi operativo.

Ecclesia 18_08_2026
Andreas Sibler/ Arcidiocesi di Amburgo

Una timida risposta ha rotto il silenzio della Santa Sede sulla protesta dei genitori di Amburgo contro l'imposizione da parte dell'arcidiocesi di linee guida per l'educazione sessuale dei minori nelle scuole cattoliche. Linee guida ispirate ad un documento della Conferenza episcopale tedesca scaturito dal Cammino Sinodale e che secondo i genitori (molti dei quali arrivati da migranti in Germania) «promuove la sessualizzazione deliberata di bambini e giovani, svaluta, distorce o rifiuta la visione cattolica della sessualità, del matrimonio e della famiglia e propaga attivamente contenuti ideologici relativi alla sessualità e all'identità sessuale».

Insomma, l'ennesimo pasticcio made in Germany che un vescovo militante sta cercando di imporre dall'alto, infischiandosene del parere delle famiglie. Alla faccia della sinodalità. Monsignor Stefan Hesse, l'arcivescovo di cui il Vaticano ha già riconosciuto «le carenze nell'organizzazione» e «gli errori procedurali» nella gestione del dossier abusi ai tempi in cui era capo del personale nell'arcidiocesi di Colonia, ha trovato però sulla sua strada la determinazione di tanti genitori ed in particolare di una mamma di origini peruviane, Varinia Arauco. È stata lei a scrivere a tutti - dal Papa in giù - per denunciare la situazione. Non è stata accordata l'udienza che una delegazione della Rete dei genitori per la tutela dei minori e la prevenzione (questo il nome che si è scelto il gruppo di famiglie) aveva chiesto a Leone, ma è arrivata da Roma una lettera del Dicastero per la cultura e l’educazione.

Arauco si era rivolta - tra i tanti - anche al prefetto José Tolentino de Mendonça ma a risponderle è stato il sottosegretario tedesco, monsignor Matthias Ambros. Poche righe per prendere atto della denuncia e per affermare che il dicastero «conferma che - in merito alla questione di eventuali linee-guida per l'educazione sessuale - la linea resta quella espressa nel documento Maschio e femmina li creò. Per una via di dialogo sulla questione del gender nell’educazione». Si tratta di un testo firmato nel 2019 dall'allora prefetto della congregazione per l'educazione cattolica, il cardinale Giuseppe Versaldi e che boccia nettamente l'impostazione sia del documento della Conferenza episcopale tedesca sul «riconoscimento della diversità delle identità sessuali nelle scuole» sia le linee guida ad esso ispirate e che monsignor Hesse vorrebbe imporre nelle scuole cattoliche di Amburgo. 

Per il dicastero «l'educazione all’affettività ha bisogno di un linguaggio adeguato e misurato» e «deve tenere conto che i bambini e i giovani non hanno ancora raggiunto la piena maturità e si accingono a scoprire la vita con interesse». «Pertanto - scriveva Versaldi - è necessario aiutare gli alunni a sviluppare "un senso critico davanti a una invasione di proposte, davanti alla pornografia senza controllo e al sovraccarico di stimoli che possono mutilare la sessualità"». Un vademecum per opporsi al «bombardamento di messaggi ambigui e vaghi» di cui invece è infarcito il quadro concettuale per l'educazione sessuale voluto dall'arcidiocesi di Amburgo.

Il paradosso è che il documento dell'allora congregazione difende «la legittima aspirazione delle scuole cattoliche di mantenere la propria visione della sessualità umana in funzione della libertà delle famiglie di poter basare l’educazione dei propri figli su un’antropologia integrale, capace di armonizzare tutte le dimensioni che ne costituiscono l’identità fisica, psichica e spirituale», ricordando che «uno Stato democratico non può infatti ridurre la proposta educativa ad un pensiero unico specialmente in una materia così delicata che tocca la visione fondamentale della natura umana ed il diritto naturale da parte dei genitori di una libera scelta educativa, sempre secondo la dignità della persona umana». Nel caso di Amburgo, però, non è un'autorità civile ad imporre alle scuole cattoliche un programma di educazione sessuale pro-gender, ma è l'autorità ecclesiastica a farlo contro il consenso di centinaia di genitori.

Le linee guida della diocesi tedesca manifestano tutto quel «disorientamento antropologico che caratterizza diffusamente il clima culturale del nostro tempo (che) ha certamente contribuito a destrutturare la famiglia con la tendenza a cancellare le differenze tra uomo e donna, considerate come semplici effetti di un condizionamento storico-culturale». Sono dunque in aperta violazione rispetto al contenuto del documento di Versaldi a cui il dicastero per la cultura e l'educazione si rifà ancora oggi su quest'argomento. L'ex congregazione lo sa se, rispondendo alla madre di Amburgo, ha sentito il bisogno di richiamare quel testo.

Ma a maggior ragione la Santa Sede non può pensare di aver fatto il proprio dovere con queste poche righe inviate alla Rete dei genitori a cui viene implicitamente riconosciuto di aver ragione. Occorre un intervento urgente su monsignor Hesse per bloccare l'attuazione delle linee guida nelle scuole dell'arcidiocesi. Non c'è molto tempo: sarà operativa a partire dal 20 agosto. 



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