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FINE VITA

Da Forza Italia a Forza suicidio assistito

Dietro alla calendarizzazione in Senato della discussione sul suicidio assistito per il prossimo 3 giugno, sta l'iniziativa degli eredi di Silvio Berlusconi che hanno imposto al partito una deriva laicista, facendo da sponda alla sinistra.
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Vita e bioetica 14_05_2026

«Forza Italia non è più un partito di riferimento per gli elettori moderati, e men che meno per gli elettori cattolici. La spinta forsennata per approvare una legge sul suicidio assistito a cui stiamo assistendo in queste ore, e che spingerà migliaia di anziani, malati, disabili e fragili a uccidersi, è infatti degna piuttosto di un partito di estrema sinistra». Parole dure quelle di Antonio Brandi, presidente di Pro Vita & Famiglia, ma che descrivono bene la situazione che si è creata in Senato, dove è stata l’iniziativa decisa e ostinata di Forza Italia (FI) a spingere il 12 maggio la Conferenza dei capigruppo a decidere di portare in Aula la discussione sulla proposta di legge sul fine vita, bloccata da mesi in Commissione.

Il 3 giugno dunque sarà l’Aula del Senato a occuparsi del fine vita dopo che il testo base presentato dalla maggioranza – relatori Pierantonio Zanettin (Forza Italia) e Ignazio Zullo (Fratelli d’Italia) – pur approvato lo scorso 2 luglio dalla Commissione Giustizia e Sanità del Senato era rimasto bloccato dopo la presentazione di circa 150 emendamenti. Al momento tale testo non sembra avere possibilità di essere ripreso, mentre l’opposizione punta a riproporre il testo unitario della sinistra presentato dal senatore Alfredo Bazoli (Partito Democratico) nel 2022.

Come si ricorderà la presunta necessità di una legge sul fine vita viene giustificata con la necessità di dare seguito alla sentenza 242 del 2019 della Corte Costituzionale, che depenalizza il suicidio assistito ad alcune condizioni: patologia irreversibile, sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale, capacità di intendere e di volere. In realtà, come abbiamo già spiegato molte volte, non c’è affatto alcun obbligo da parte del Parlamento di legiferare sulla sentenza della Consulta, ed è stata la stessa Corte ad ammetterlo nella sentenza dello scorso dicembre che vanifica la legge regionale toscana sul suicidio assistito.

Malgrado ciò la maggioranza di centro-destra ha ritenuto di dover proporre un testo unitario che riprende sostanzialmente la sentenza della Corte Costituzionale, ma inserendo qualche altra condizione, tra cui quelle maggiormente contestate dalla sinistra, ovvero l’esclusione del Servizio Sanitario Nazionale dalla partecipazione al suicidio e la valutazione della legittimità dell’accesso al suicidio assistito da parte di un Comitato etico nazionale piuttosto che dai comitati territoriali. I 150 emendamenti proposti però suggeriscono che questo testo – nato come base per una soluzione unitaria - non abbia alcuna speranza di raggiungere l’obiettivo.

Va anche detto che l’iniziativa legislativa del centro-destra ha avuto, purtroppo, l’avallo della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), ma anche l’opposizione chiara dei movimenti pro-life e anche di alcune correnti interne al centro-destra, che alla fine ne hanno favorito lo stallo, malgrado le proteste della sinistra.

Ciò che invece è risultato decisivo per rilanciare l’iniziativa parlamentare è proprio la rivoluzione interna a Forza Italia dovuta a Piersilvio e soprattutto Marina Berlusconi che, pur non entrando direttamente in politica, tengono le redini del partito dopo la morte del padre Silvio, avvenuta nel giugno 2023. Proprio Marina ha indicato da subito la volontà di dare una sterzata sui temi etici: in una intervista al Corriere della Sera del giugno 2024 affermava chiaramente di non essere d’accordo con il centro-destra sui temi etici: «Se parliamo di aborto, fine vita o diritti Lgbtq, mi sento più in sintonia con la sinistra di buon senso», disse.

E da quel momento si è assistito a un progressivo rafforzamento delle posizioni laiciste nel partito, fino ad arrivare alla sostituzione dei capigruppo in Parlamento in vista proprio dell’offensiva sul fine vita: il 26 marzo scorso Stefania Craxi ha sostituito Maurizio Gasparri alla guida del gruppo di FI in Senato, e il 14 aprile è toccato a Enrico Costa subentrare a Paolo Barelli alla Camera. Sia Costa che la Craxi si sono subito adoperati per far riprendere l’iter alla legge sul suicidio assistito fino al successo ottenuto, appunto, con la conferenza dei capigruppo in Senato del 12 maggio, con l’aiuto determinante del presidente del Senato Ignazio La Russa (Fratelli d’Italia), lui stesso favorevole all’approvazione di una legge.

L’obiettivo resta quello di arrivare a una legge condivisa, e per questo con tutta probabilità il 3 giugno non si voterà immediatamente per la proposta Bazoli ma si rimanderà il testo in Commissione. Non può però sfuggire che i voti di Forza Italia potrebbero essere sufficienti per far passare anche il ddl Bazoli, tanto più che anche la Lega dà libertà di coscienza ai propri senatori, mentre alcuni suoi esponenti sono addirittura impegnati a sostenere le proposte ancora più radicali dell’Associazione Luca Coscioni. È il caso dell’ex governatore leghista del Veneto Luca Zaia che da attuale presidente del Consiglio Regionale del Veneto sta anche spingendo per una legge regionale in tal senso.

La situazione in Senato dunque si presenta gravemente compromessa, e sarà perciò importante che a far sentire la loro voce siano gli elettori del centro-destra. È quello che sta già avvenendo in questi giorni, ad esempio con la petizione ai senatori del centro-destra promossa dalla piattaforma CitizenGo, in cui – ricordando il disastro a cui portano questo tipo di leggi - si richiamano i parlamentari a mantenere le promesse elettorali di difendere la vita e la famiglia. E certamente quello del fine vita sarà uno dei temi che caratterizzeranno anche la manifestazione “Scegliamo la vita” che si svolgerà a Roma il prossimo 13 giugno.

 

 



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