Cronaca di un ennesimo, solito...sinistro corteo
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Il corteo di autonomi e Cgil. La sinistra mostra a chi di dovere che puoi avere tutti i voti che vuoi, ma lei ha la piazza. E dove va il corteo del venerdì mattina milanese? Che domande, a Piazzale Loreto.
Corso Buenos Aires è l'arteria commerciale più importante di Milano, e forse d'Europa. È venerdì mattina, così si può fare più danno. Infatti: ennesimo corteo di protesta. Contro chi? Che domande: governo Meloni, Israele, i “padroni” (tanto per non perdere il vizio). Starring: una marea di ragazzotti e ragazzotte (queste, le più urlanti). Una, alta una spanna, regge il megafono, che ne amplifica la vocina da Winkies. Quasi tutti hanno la faccia trapassata da anelli, borchie e piercing che neanche il Serse del film 300. La mise unisex comprende scarponi o sneakers, jeans, giubbottoni a piumino e kefiah al collo. Insomma, come nel Bronx, ed è qui il ridicolo dell'anti-imperialismo a strelle&strisce.
Le bandiere: palestinesi, what else? Direte che uno Stato Palestinese non esiste; ma intanto c'è la bandiera, volete mettere? Fri-fri-palestain! È lo slogan più gettonato, ma, cela va sans dire, ce n'è anche per i “fascisti”, per la solita Meloni etc. Mi chiedo: ma è venerdì mattina, questi a scuola non ci sono andati? Domanda sciocca, sì, ma insisto: le aule sono riscaldate, mentre qui c'è un freddo boja. Seeeh! Vuoi mettere? Il fascino del gregge, del così fan tutti. Noto un mega-striscione nero con una grande scritta bianca: “Libero Abu Bohuk...” o qualcosa del genere. E chi è? Boh. Non riesco a leggere il resto, ma non ci vuole molta fantasia per capire di che cosa si tratta. Le ragazzine che reggono lo striscione sanno chi sia? Non credo, ma che importa? L'importante è partecipare, come diceva il barone De Coubertin (neanche costui presumo sappiano chi sia).
Seconda parte del corteo: ecco finalmente le bandiere rosse con falce&martello. Tutte portate da mesti pensionati, tristi e patetici nei loro cappelli di lana calcati fino agli occhi (l'ho detto, fa freddo). Be', sempre meglio che fare gli umarell nei cantieri edili. Eh, ai miei tempi gli anziani andavano a leggere il giornale o a chiacchierare o dare il mangime ai piccioni sulle panchine dei giardinetti, ma adesso quei luoghi sono frequentati da personaggi da cui è meglio stare alla larga.
Comunque, in tutto, al corteo di cui dicevo, erano davvero tanti. Sì, ma in una città con più di un milione di abitanti non è difficile mobilitare qualche migliaio di nullafacenti. La sinistra mostra a chi di dovere che puoi avere tutti i voti che vuoi, ma lei ha la piazza. E dove va il corteo del venerdì mattina milanese? Che domande, a Piazzale Loreto, luogo storico della “macelleria messicana” (copyright Ferruccio Parri) resistenziale. Non ho visto personalmente la location finale perché dopo un po' mi sono stufato, ma Corso Buenos Aires porta lì, e la direzione di marcia era quella.
Intanto un'ambulanza vanamente innesta la sirena: niente, non si passa, c'è il corteo. Chissà perché prefetti e questori autorizzano 'sta roba che reca nocumento solo all'economia cittadina; con tutte le strade e piazze che ci sono a Milano, proprio qui? Ma la vera domanda è un'altra: come mai chi ha perso, e clamorosamente, le elezioni continua a guidare la danze? Retorica.
La presa di Palazzo Chigi da parte della destra mi ricorda quel che disse Togliatti a Pajetta. Il Migliore era in ospedale, ferito dall'attentato di Pallante. I comunisti si erano perciò scatenati e, prima del contrordine, si erano impadroniti di qualche edificio pubblico. Pajetta telefonò a Togliatti annunciandogli trionfante che i compagni avevano espugnato non so quale prefettura, e quello gli rispose serafico: «E adesso che ve ne fate?». Già: che te ne fai di un Palazzo se poi non hai tutto il resto? E soprattutto, per il lungo digiuno dal potere, non hai mai potuto formare il personale adatto a tenerlo, il Palazzo, e a partire alla riconquista di “tutto il resto”? Vabbe', anche questo corteo è finito. Ci vediamo venerdì prossimo.

