Cosa ha detto Leone XIV all’incoerente Partito Popolare Europeo
Il 25 aprile il Papa ha parlato ad un gruppo di europarlamentari del PPE, partito che si ispira al cristianesimo ma senza applicarne i principi. Vediamo i passaggi principali del discorso di Prevost.
Sabato scorso, 25 aprile, papa Leone XIV ha rivolto un discorso ad un gruppo di europarlamentari del Partito Popolare Europeo. A questo stesso uditorio, anni fa, Benedetto XVI aveva parlato dei «principi non negoziabili» in politica, una delle sue dottrine più contestate allora e poi completamente dismesse e dimenticate con Francesco.
Il PPE ha al proprio interno diverse anime nazionali che non pensano allo stesso modo. Ciò però non esclude una valutazione complessiva del suo posizionamento politico e, soprattutto, di come esso intenda ora il rapporto tra il cristianesimo, a cui esplicitamente si ispira, e la politica. Il PPE ha governato a lungo l’Unione Europea insieme a Socialisti e Verdi, contribuendo in modo rilevante ai suoi deragliamenti ideologici. Attualmente guida ancora la maggioranza eletta alle ultime consultazioni ed è ancora al governo della Commissione Europea con Ursula von der Leyen e da quella posizione continua la medesima precedente politica per resettare dolorosamente l’economia con l’utopia ecologista, per contrastare le giuste rivendicazioni identitarie delle nazioni, infine per continuare ad imporre una ideologia etica di tipo radicale. In altre parole, il PPE pone problemi molto pesanti al principio di coerenza tra fede cristiana e politica.
Se osserviamo i partiti italiani che aderiscono al PPE troviamo conferma di questa valutazione. Forza Italia, a proposito dei gravissimi temi etici sul tappeto, altro non ha saputo fare che proclamare la libertà di coscienza per i suoi parlamentari. In altre parole, su suicidio assistito, eutanasia, aborto, famiglie omosessuali il partito non vuole avere una linea, ossia considera questi argomenti non come politici ma come privati. Maurizio Lupi, del partito Noi Moderati, nel 2016 aveva votato a favore della legge Cirinnà sulle unioni civili. Dietro c’è una valutazione errata della cosiddetta laicità.
Venendo ora al discorso del Pontefice, bisogna riconoscere che egli ha detto cose interessanti, ma anche che non ha proseguito sulla linea di Benedetto XVI. Questo a proposito di due argomenti: i principi negoziabili e la religio vera. Forse la ripresa dell’espressione e del concetto dei principi non negoziabili avrebbe contribuito a chiarire la posizione non accettabile del PPE su alcuni temi centrali della politica. L’utilizzo dell’espressione religio vera per indicare il cristianesimo avrebbe forse permesso di ricordare che la libertà di religione – che nel discorso viene ricordata – non contraddice la verità della religione cristiana, né quindi la sua unicità rispetto alle altre. Verità e unicità che comportano diritti propri nello spazio pubblico. Sappiamo bene che questo discorso vale principalmente per i cattolici e che nel PPE confluiscono anche i protestanti, e forse proprio questo aspetto ha trattenuto papa Leone su questo punto che però, prima o poi, bisognerà chiarire.
È vero che il Papa ha chiesto di «tenere stretto il nesso tra legge naturale e legge positiva», ha invitato ad evitare il «corto circuito tra i diritti umani» e ha detto che la libertà va intesa sempre nella verità: tutte precisazioni che possono rinviare ai principi non negoziabili ma solo indirettamente e alla lunga. È vero che ha parlato di «fallimenti dei progetti ideologici» e qualche lettore avrà potuto pensare che si riferisse anche alle politiche ideologiche della UE promosse e sostenute anche oggi dal PPE, ma il nesso non era immediato. È vero che ha invitato a «riscoprire e fare propria la vostra eredità cristiana» ed è anche tornato a nominare i padri fondatori dell’UE, ma questi appelli ormai sanno di manierismo se non vengono precisati nel loro contenuto.
Siamo del parere che l’ideologia e la prassi politica del PPE oggi avrebbero avuto bisogno di parole più nette. L’incoerenza per un partito non cristiano o addirittura anticristiano non fa problema. L’incoerenza di chi si appella alla Dottrina sociale della Chiesa, al cristianesimo e alla sua storia, fa un grande problema.
Stefano Fontana

