Corte Suprema, sì al divieto atleti trans
La Corte Suprema ha considerato legittimo il divieto di far partecipare atleti trans a competizioni femminili, ma tale divieto non è un obbligo per gli Stati.
Il 30 giugno la Corte Suprema degli Stati Uniti si è espressa in merito alle vertenze West Virginia contro B.P.J. e Little contro Hecox che concernevano divieti che impediscono ai transessuali di gareggiare con le donne.
L'American Civil Liberties Union aveva intentato causa nel 2020 contro il governatore dell’Idaho Brian Little a motivo del divieto per i transessuali di partecipare a competizioni femminili. Nel 2021 anche il West Virginia aveva emanato per legge un divieto simile e anche contro questa legge un tribunale locale fece ricorso.
«In conformità con il Titolo IX [una legge che vieta la discriminazione a scuola] e la Clausola di Pari Protezione, sosteniamo che gli Stati possono mantenere gli sport femminili per le ragazze di sesso biologico femminile», ha scritto il giudice Brett Kavanaugh nella sua sentenza. «La Costituzione e il Titolo IX non richiedono una revisione completa degli sport femminili in tutta l’America».
Queste parole vogliono dire: i due Stati possono porre simili divieti, ma, per gli altri Stati, non c’è l’obbligo di porli. Quindi che ogni Stato decida da sé. Insomma una vittoria a metà, sebbene in 25 Stati tali divieti siano già vigenti.
