Corredentrice, le correnti teologiche – Il testo del video
In ambito cattolico ci sono varie correnti teologiche sulla cooperazione di Maria alla redenzione. Alcuni teologi sostengono una sua cooperazione mediata e remota, altri una immediata ma passiva. Molti altri, magistero della Chiesa incluso, insegnano che la cooperazione di Maria fu immediata e attiva: ecco la corredenzione.
Oggi vediamo un po’ come i teologi cattolici hanno cercato di comprendere la cooperazione di Maria Santissima alla redenzione, con quali sfumature, alcune accettabili, altre no, la teologia ha cercato di esprimere questo capitolo così importante della fede cattolica.
Tendenzialmente in ambito cattolico tutti accettano una qualche cooperazione di Maria alla redenzione, ma non tutti la intendono allo stesso modo. E ci sono, ripeto, alcune modalità di intenderla e di esprimerla che sono riduttive, non adeguate per quella che è la reale scelta di Dio nell’opera della redenzione.
La prima di queste correnti fa capo a un teologo che è molto conosciuto all’interno di questo dibattito sulla corredenzione, cioè Heinrich Lennerz (1880-1961), un gesuita, il quale sosteneva sì una cooperazione, ma definibile come mediata e remota. In sostanza, secondo la visione di Lennerz, Maria ha sì cooperato alla redenzione, ma vi ha cooperato acconsentendo a diventare madre del Redentore. Cioè, la sua cooperazione, secondo questa ottica, non è diretta, immediata, e non è neanche prossima. Cosa vuol dire? Vuol dire che non ha propriamente a che fare con il sacrificio di Cristo offerto sulla croce, bensì è una cooperazione remota, che risale all’atto dell’Annunciazione, quindi al consenso di Maria a diventare la madre di Cristo Redentore. Quindi non è una cooperazione immediata. In questa corrente, non si nega che Maria Santissima abbia sofferto ai piedi della croce, neanche si afferma che i dolori di Maria non abbiano un valore, ma non hanno avuto una ripercussione sulla redenzione che classicamente si chiama oggettiva (o meglio in atto primo), cioè non hanno contribuito all’acquisizione delle grazie per i meriti, e alla soddisfazione offerta a Dio. Invece, l’offerta delle sofferenze e dei dolori di Maria ha avuto l’esito di coinvolgere la Santissima Vergine nella redenzione solo in atto secondo, cioè nell’applicazione delle grazie meritate da Cristo agli uomini. Dunque, secondo questa corrente, le grazie sono state meritate solo da Cristo, la soddisfazione per ristabilire l’ordine violato dal peccato è un atto solo di Cristo; mentre Maria, con l’offerta delle sue sofferenze, dei suoi dolori, ha contribuito alla redenzione in atto secondo, cioè alla distribuzione delle grazie.
Ora, perché Lennerz e gli altri teologi che seguono questa linea negano la cooperazione prossima, diretta, immediata di Maria? Per loro la cooperazione immediata sarebbe impossibile perché Maria è stata redenta. Se Maria è stata redenta ed è la prima redenta – questa espressione, “la prima redenta”, torna molto spesso nelle opere di questa corrente –, vuol dire che la redenzione era già compiuta, era già un “pacchetto” completo prima che lei vi partecipasse offrendo le sue sofferenze, perché altrimenti Maria non poteva essere ella stessa redenta. La redenzione era già compiuta senza il contributo di Maria, perché lei stessa ha avuto bisogno di essere redenta. Questa è l’argomentazione fondamentale, che poi è l’obiezione fondamentale all’affermazione di una cooperazione immediata di Maria, che vedremo in questa stessa catechesi. Intanto teniamo presente questo aspetto.
Una seconda corrente comprende diversi teologi di area tedesca, tra cui uno abbastanza conosciuto, Otto Semmelroth (1912-1979), ancora un gesuita. A differenza della corrente precedente, essa afferma una cooperazione immediata di Maria, cioè una cooperazione che ha a che fare con l’evento della croce, con il sacrificio della croce, non solamente con il consenso di Maria a diventare madre di Dio. Ma questa cooperazione immediata è ritenuta, da questa corrente, una cooperazione puramente passiva. Cosa vuol dire? Secondo questa corrente, Maria era sotto la croce per ricevere per prima tutti i frutti della redenzione e, ricevuti questi frutti, per trasmetterli per la salvezza di tutti gli uomini, applicando cioè la grazia a ciascuno. Dunque, qui abbiamo una cooperazione immediata ma passiva, in quanto Maria esercita una funzione puramente ricettiva: è sotto la croce a raccogliere il frutto della redenzione operata dal solo Cristo.
È chiaro che in entrambe queste due prospettive viene a mancare qualcosa di molto importante, che invece è affermato da molti altri teologi e di fatto dal magistero della Chiesa: Maria, nell’opera della redenzione, attua una cooperazione immediata e attiva.
Quando noi parliamo della redenzione, parliamo di almeno due aspetti importanti. Parliamo per ora della redenzione operata da Cristo. Cosa vuol dire “redimere”? Tecnicamente, è pagare il prezzo per riscattare degli schiavi. Qual è questa schiavitù? La schiavitù del peccato, quindi la perdita della vita della grazia. Ora, i meriti di Cristo sono il prezzo del riscatto. Ma il sacrificio di Cristo è anche la soddisfazione. Cos’è la soddisfazione? È quel ristabilire l’ordine che è stato violato dal peccato. E viene ristabilito non per una crudele e spietata offerta sacrificale del Figlio, cioè non è il dolore ad essere l’elemento formale della soddisfazione, ma è l’amore: è l’amore con cui Cristo ha offerto Sé stesso a ristabilire l’ordine. Chiaramente la sofferenza di Cristo ne è lo strumento, ma è una sofferenza accettata e offerta con amore verso il Padre e verso il mondo.
Nel senso della redenzione, dunque, abbiamo questi due aspetti: un acquisto delle grazie mediante i meriti e la soddisfazione.
Quando noi parliamo della cooperazione di Maria e in particolare della corredenzione, cosa esprime questo termine? Con questo termine si vuole dire che Maria ha a che fare con l’acquisto delle grazie, cioè ha dei meriti nell’acquisto delle grazie e nella salvezza. E lei stessa ha offerto una soddisfazione per ristabilire l’ordine infranto.
Andiamo con ordine. Abbiamo visto tre cooperazioni. La prima è una cooperazione remota e mediata. La seconda è una cooperazione immediata ma passiva. La terza, che è quella che sosteniamo, è una cooperazione immediata e attiva. Quando noi sosteniamo questa terza tesi, sosteniamo, per semplificare molto, che la redenzione è operata dai meriti, dalle soddisfazioni di Cristo e di Maria. Invece, nelle altre due prospettive la redenzione è operata dai meriti e dalla soddisfazione di Cristo, punto; Maria interviene o come cooperatrice remota dando il proprio assenso a divenire madre del Redentore, oppure è puramente ricettiva di quelle grazie acquisite dal solo Cristo. Qui invece stiamo dicendo che la redenzione è opera di Cristo e di Maria, non è opera del solo Cristo. Qui diventa importantissimo fare alcuni distinguo.
Per prima cosa, per chi non l’avesse vista, rimando alla catechesi di domenica scorsa, perché lì abbiamo fatto delle distinzioni importanti che oggi richiamiamo rapidamente. Quando abbiamo parlato della distinzione tra il Redentore e la Corredentrice, abbiamo detto che la redenzione operata da Cristo, unico Redentore, viene affermata con alcune precisazioni: Cristo è il Redentore principale, indispensabile, indipendente, necessario. In questo senso, solo Cristo è Redentore. Ma abbiamo anche detto che Maria interviene nell’opera della redenzione non allo stesso titolo di Cristo, eppure interviene realmente. Interviene non in modo principale, ma secondario; non in modo indipendente, ma dipendente dallo stesso Cristo; non in modo in sé sufficiente, cioè non bastava la sola redenzione ad opera di Maria; e in modo solo ipoteticamente necessario. Fermiamoci a questo punto.
Cosa significa “in modo ipoteticamente necessario”? Significa che, stante l’ordine stabilito da Dio, quindi non in assoluto, il contributo di Maria è essenziale alla redenzione. Detto in altro modo, se non ci fosse il contributo di Maria Santissima alla redenzione, noi non avremmo la redenzione così come Dio l’ha stabilita. Non stiamo dicendo che senza il contributo di Maria non si avrebbe in assoluto la redenzione, ma che, stante la modalità stabilita da Dio, il contributo di Maria è essenziale, perché Dio ha stabilito di salvarci attraverso un Redentore e attraverso una Corredentrice per ristabilire l’ordine infranto dal primo uomo, Adamo, e dalla prima donna, Eva. Vedete come tornano e si legano concetti che stiamo ripetendo sia nelle catechesi che nei supplementi della domenica. La corredenzione richiama in fondo il concetto del nuovo Adamo e della nuova Eva; sono tutte cose che vanno piano piano ad armonizzarsi e ad arricchire la nostra pur debole comprensione del mistero della redenzione.
È chiaro che, come abbiamo visto la scorsa volta, non c’è una contraddizione nell’affermazione di Cristo come unico Redentore e di Maria come Corredentrice: Gesù è l’unico Redentore nella modalità che abbiamo detto, principale, indipendente, eccetera. Maria non si colloca su quello stesso piano, eppure partecipa all’opera della redenzione. E poi c’è un’altra affermazione importante che dobbiamo sottolineare. Quando noi affermiamo che la redenzione è opera di Cristo e di Maria, quando noi affermiamo che la cooperazione di Maria è essenziale alla redenzione così come Dio l’ha stabilita, non contrastiamo l’affermazione di fede di Cristo unico Redentore. Per quale ragione? Perché la cooperazione di Maria deriva da Cristo, è già il frutto dell’opera di Cristo. Se la cooperazione di Maria fosse indipendente, è chiaro che non potremmo più affermare Cristo unico Redentore. Ma se io ho un tronco e da questo tronco spunta un ramo, non posso dire che il ramo nega che ci sia un unico tronco, perché il ramo è frutto di quell’unico tronco. La cooperazione di Maria alla redenzione è frutto di Cristo stesso ed è dipendente da Cristo.
Questo non significa, ed è l’altro passo, che Maria non sia stata redenta; evidentemente sarebbe un’eresia pensare che non sia stata redenta. Ma la sua corredenzione non riguarda sé stessa; quando noi affermiamo che Maria è Corredentrice, non stiamo dicendo che Maria è Corredentrice di sé stessa, perché sarebbe un’assurdità. Noi non possiamo dire che Maria redime sé stessa, sarebbe un assurdo teologico, perché lei stessa ha avuto bisogno di essere redenta; e perché sarebbe simultaneamente causa ed effetto della redenzione, e non è così. Noi affermiamo che Maria fu prima redenta: attenzione, “prima redenta” indica una priorità logica, non cronologica. Fu prima redenta e fu redenta in un modo particolare che ora vedremo; e poi è stata Corredentrice.
Dall’unico sacrificio di Cristo noi abbiamo due effetti che sono ordinati tra loro. Il primo è che Maria viene redenta in modo preservativo da Cristo solo: è il dogma dell’Immacolata Concezione. Maria non viene liberata dalla colpa, non viene liberata dalle conseguenze del peccato originale che non ha contratto, ma la redenzione la preserva dal contrarre la colpa. Questo è il senso dell’Immacolata Concezione ed è il primo effetto della redenzione di Cristo. Ripeto: è una priorità logica, non cronologica, temporale. Il secondo effetto è che dal sacrificio di Cristo viene la redenzione liberativa, che è quella di tutti gli altri, di Cristo con Maria. E diciamo qualcosa di più. Noi affermiamo che la redenzione preservativa ha come fine, è ordinata alla redenzione liberativa. Per quale ragione Dio redime in modo preventivo e non liberativo la Madonna? Solo per fare un piacere a quella che doveva essere Sua Madre? Sarebbe troppo riduttiva come argomentazione. In realtà la redenzione preservativa avviene precisamente perché, nel disegno di Dio, la redenzione fosse opera di Cristo e di Maria. E quindi, affinché Maria potesse cooperare nel suo modo proprio – non come causa principale ma secondaria, non indipendente ma dipendente, eccetera –, Dio l’ha preservata dalla colpa, cioè le ha applicato la redenzione di Cristo – e qui Cristo era da solo, perché Maria non ha cooperato alla propria preservazione dal peccato –, l’ha preservata precisamente per associarla a Sé nella redenzione liberativa di tutti gli altri uomini.
C’è un testo bellissimo di padre Ambrogio Catarino Politi (1484-1553), che fu un domenicano senese. Fu un domenicano “particolare”, perché all’interno dell’Ordine dei Frati Predicatori spiccava come un particolare difensore dell’Immacolata Concezione, qualcuno dice per la particolare devozione che i senesi avevano già all’epoca per l’Immacolata; può essere così, comunque è un fatto che abbiamo un suo testo, la Disputatio pro veritate Immaculatæ Conceptionis beatæ Virginis, nel quale Catarino difende l’Immacolata Concezione. In particolare c’è un suo testo che viene riportato da padre Gabriele Roschini e che è un capolavoro e ci permette di fare un po’ il riassunto di quanto stiamo dicendo e anche scrivendo nei supplementi:
«Iddio non volle che Maria contraesse la colpa originale perché Cristo doveva avere in lei una cooperatrice, un aiuto simile a Sé nell’opera della redenzione». Concentriamoci su questa espressione: un aiuto simile a Sé. Si capisce subito il riferimento alla creazione della donna nel libro della Genesi, dove Dio crea la donna perché fosse un aiuto simile all’uomo. Quindi qui già è introdotto il parallelo tra Adamo ed Eva e il nuovo Adamo e la nuova Eva. Continua padre Catarino: «Dio ha fatto l’uomo in tre modi diversi. Il primo, Adamo, fu formato per volere divino semplicemente dal grembo della terra e con materia terrestre. Il secondo, Eva, fu plasmato da Adamo dormiente. La specie umana, il terzo, poi viene riprodotta col concorso dell’uomo e della donna». Nell’atto di creazione Dio procede in tre modi: Adamo lo tira fuori direttamente dalla terra e gli soffia dentro il Suo alito di vita; Eva la trae direttamente da Adamo e soffia in lei il Suo alito di vita; tutti gli altri uomini vengono dal concorso dell’uomo e della donna e sempre dal Suo alito di vita. Questo è l’ordine della creazione. Tre modalità: un uomo tratto dalla terra, una donna tratta dall’uomo, e degli uomini tratti dall’uomo e dalla donna.
Aggiunge padre Catarino: «A questo triplice modo corrispondono nel campo spirituale e soprannaturale altrettanti interventi divini. Cristo viene generato con mirabile azione diretta di Dio dal seno di Maria. Maria ha la sua propria origine spirituale soprannaturale dal costato di Cristo spirato sulla croce. E tutti gli altri uomini nascono da Cristo e da Maria, i quali pur essendo ambedue senza macchia – Maria lo era però per merito di Cristo – presero sopra di loro i nostri peccati e meritarono con i loro patimenti la nostra salvezza, anzitutto e principalmente Cristo come uomo e poi, come donna, la Vergine stessa».
Testo bellissimo, perché mostra come l’opera della redenzione sia una ricapitolazione di quella primaria, cioè della creazione. Là avevamo un uomo tratto dalla terra, qui abbiamo un uomo, Cristo, tratto dalla terra vergine, il grembo di Maria. Là avevamo una donna, Eva, nata dal costato di Adamo dormiente, qui abbiamo una donna nata dal costato di Cristo spirato sulla croce. Cosa vuol dire? Non vuol dire che Maria sia nata lì dal punto di vista anagrafico, ma la sua redenzione preventiva nasce da lì. Là avevamo e continuiamo ad avere gli uomini che nascono da un uomo e da una donna e qui ci dice: tutti gli uomini nascono soprannaturalmente da Cristo e da Maria. Per fare questa opera, ci dice padre Catarino, sono ambedue senza macchia, in modo diverso: Cristo in quanto Verbo incarnato, Maria per i meriti di Cristo; questa è la redenzione preventiva. Loro due hanno preso i nostri peccati, hanno meritato con i loro patimenti la nostra salvezza, analogamente a come il primo Adamo e la prima Eva sono stati all’origine di tutti gli altri uomini. Hanno fatto questa opera con un ordine, sottolinea padre Catarino: Cristo come uomo, e poi come donna la Vergine. Cristo quindi è il Redentore principale, indipendente; Maria è la Corredentrice, secondaria, perché dipende dal nuovo Adamo, è tratta dal nuovo Adamo, ed è dipendente da Lui.
Dunque, l’affermazione della corredenzione di Maria come immediata e attiva è fortemente illuminata da questo parallelo con la creazione. I Padri, in particolare sant’Ireneo, insistono su questo aspetto: la rinascita soprannaturale è analoga alla nascita; la redenzione, quindi la salvezza, è una ricapitolazione del primo ordine. Non è la stessa cosa, ma c’è un’analogia forte: Dio ha scelto di salvare l’uomo in modo analogo a come l’aveva creato. L’aveva creato e l’aveva stabilito nell’ordine soprannaturale: Adamo ed Eva nascono con la grazia, avrebbero dovuto trasmetterla se non ci fosse stata la caduta.
Vedete ancora una volta la bellezza di questi temi. Oggi abbiamo appunto cercato di capire che non tutti quelli che parlano di cooperazione di Maria alla redenzione la intendono allo stesso modo e abbiamo cercato di capire qual è il modo corretto di intenderla. Vedete anche come cadono le obiezioni mosse dalle prime due correnti. La redenzione non doveva essere già compiuta perché Maria potesse essere redenta, ma la redenzione di Cristo in primo luogo redime Maria in modo preventivo per associarla a Sé nella redenzione degli altri uomini, perché ai piedi della croce ella potesse offrire un sacrificio unito a Cristo che potesse acquisire meriti – i meriti della redenzione – e offrire la soddisfazione a Dio e ristabilire così l’ordine violato dal peccato originale e in seguito da tutti gli altri peccati.
Corredentrice, le correnti teologiche
In ambito cattolico ci sono varie correnti teologiche sulla cooperazione di Maria alla redenzione. Alcuni teologi sostengono una sua cooperazione mediata e remota, altri una immediata ma passiva. Molti altri, magistero della Chiesa incluso, insegnano che la cooperazione di Maria fu immediata e attiva: ecco la corredenzione.
La Mediatrice, chiarificazione dei termini – Il testo del video
Solo Cristo, in virtù dell’unione ipostatica e dell’offerta della sua vita per noi, è mediatore perfetto tra Dio e gli uomini. Ma l’unicità della sua mediazione non esclude bensì fonda altre mediazioni, in primis quella di Maria Santissima, che è dipendente da quella di Cristo stesso. Analogie e differenze.
Maria Corredentrice, i cinque principi insegnati dal Magistero
Il principio di associazione, la Madonna come nuova Eva, l’estensione a tutta l’opera della redenzione, l’acquisto delle grazie, frutto a sua volta della soddisfazione e dei meriti di Gesù e Maria. Vediamo come il Magistero, da Leone XIII alla Lumen Gentium, fonda la corredenzione mariana.
