Chiuso per mancanza di razzismo
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Lo sportello del Comune di Reggio Emilia che, invitando alla delazione, si prefiggeva di raccogliere al posto della Questura denunce di razzismo, è un flop. In 9 mesi appena 27 segnalazioni, tutte da verificare. Resta solo l'ideologia dell'iniziativa Pd.
Come volevasi dimostrare: lo sportello antirazzista aperto dal Comune di Reggio Emilia per contrastare i fenomeni di discriminazione non ha avuto successo. Solo 27 segnalazioni per una città di 170mila abitanti, arrivate nella struttura aperta con fondi Europei nella sede della Cooperativa Dimora d’Abramo. Troppo poche e decisamente risibili nei contenuti per giustificare l’apertura di una struttura ideologica, lanciata dal Pd reggiano come laboratorio di integrazione e per dimostrare che i reggiani, e poi a cascata gli italiani sono razzisti.
Chiuso per mancanza di razzismo, dunque. L’ufficio chiuderà i battenti, infatti il 21 marzo prossimo, quando sarà trascorso un anno dalla sua apertura, anche se il sindaco di Reggio Marco Massari, correggendo una precedente presa di posizione ha annunciato che lo sportello non chiuderà affatto, come riporta il Resto del Carlino. Ma sembra più una ripicca per non voler ammettere il clamoroso buco nell’acqua.
I dati snocciolati in consiglio comunale dall’assessora Marwa Mahmoud, quella per intenderci che voleva decolonizzare la scuola italiana dall’alto delle sue origini egiziane (sarà mica razzismo anche questo? Speriamo di no) parlano chiaro: dal 21 marzo 2025 al 31 gennaio scorso sono state 27 le segnalazioni di presunta discriminazione. Di queste, 17 sono arrivate da persone direttamente coinvolte negli episodi di presunta discriminazione, 9 da testimoni e l’ultima da una persona «contemporaneamente vittima e testimone». Il che fa già ridere di suo nel senso che non si capisce francamente come sia possibile.
Insomma, dati insufficienti per delineare un fenomeno che si è cercato di voler cavalcare a tutti i costi e che non giustificano ulteriori spese per motivazioni che non hanno nulla di civico, ma semplicemente ideologico.
Ovviamente le opposizioni, dalla Lega alle civiche, hanno stigmatizzato l’iniziativa. Così Letizia Davoli di Fratelli d’Italia: «I numeri parlano chiaro: lo sportello non doveva essere aperto e grazie alla battaglia di FdI ora chiuderà. Non c’erano dati che ne giustificassero l’apertura se non pregiudizi ideologici contro gli italiani, e le presunte denunce raccolte in quasi un anno di attività dicono che appena lo 0,017% dei reggiani potrebbe aver messo in atto comportamenti scorretti. Una percentuale ridicola».
La sperimentazione proseguirà, ha detto il sindaco. Ma non si sa come. La delazione che questa iniziativa suggerisce è clamorosamente anti costituzionale. Se uno è al corrente di violazioni della legge sulla base di discriminazione non è in Comune che deve andare, ma in Questura.
Una cosa è certa: le battaglie del Pd per vedere il razzismo dappertutto hanno portato a ben poco. È successo come con l’omofobia: anche in questi casi, ogni volta che si raccolgono i dati di presunti attacchi omofobici, la realtà sta lì a smentire che esistano davvero gay e trans vittime di discriminazione. Resta solo l’ossessiva testardaggine della Sinistra che vede razzisti, omofobi e fascisti dappertutto. E la volontà di voler rieducare l’altro con accuse che poi alla prova dei fatti si rivelano risibili perché prive di sostanza.
La verità è che l’Italia non è un Paese razzista, a meno che non si voglia prendere per razzismo l’opinione radicata che l’Islam rappresenta un ostacolo all’integrazione pacifica di molti migranti. È semplicemente un dato di fatto che ha ricadute nella realtà.

