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Emigrazione illegale

Ceuta e Melilla, presto le barriere anti-emigranti più alte del mondo

La Spagna ha deciso di sostituire le recinzioni delle sue enclave marocchine con barriere di acciaio e legno. Intanto la Corte europea le ha dato ragione per l’espulsione di due emigranti illegali

Migrazioni 18_09_2020

Ceuta e Melilla sono due enclave spagnole lungo le coste mediterranee del Marocco. Per impedire gli ingressi clandestini sono protette da recinzioni alte circa sei metri con in cima del filo spinato. Ogni anno migliaia di africani tentano di superarle. Per lo più vengono respinti, qualcuno riesce a superarle e quasi sempre viene arrestato. Molti si feriscono. Per questo la Spagna già due anni fa aveva manifestato l’intenzione di rimuovere il filo spinato. Ad agosto finalmente è stato fatto. Inoltre il governo spagnolo ha deciso di costruire nuove barriere. La loro costruzione  è già iniziata. Dovrebbero essere ultimate entro pochi mesi. Saranno alte dieci metri, fatte di acciaio e legno e realizzate in modo tale che chi tenterà di scalarle non troverà appigli. In merito alla sorte degli emigranti che cercano di raggiungere l’Europa entrando in Ceuta o Melilla, è interessante una sentenza pronunciata lo scorso febbraio dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. Nel 2014 due africani, un maliano e un ivoriano, erano riusciti insieme a molte altre persone a superare la recinzione che separa Melilla dal Marocco, ma erano stati arrestati e subito riportati in Marocco. Il loro caso era stato portato di fronte alla Corte europea dei diritti dell’uomo. La Spagna era stata accusata di aver violato due articoli della Convenzione europea dei diritti dell’uomo in base ai quali ogni emigrante che arriva a Ceuta e Melilla, a prescindere dalle circostanze, deve essere trasferito in Spagna dove può disporre di avvocati, interpreti e personale medico. La Spagna si era difesa sostenendo di aver agito legalmente nel rispetto di un accordo firmato nel 1922 con il Marocco. Tuttavia la Corte europea l’aveva ritenuta colpevole. Invece nel ricorso in appello la sentenza è stata ribaltata. I giudici hanno stabilito che gli emigranti “erano entrati nell’illegalità quando avevano deliberatamente tentato di entrare in Spagna approfittando del fatto di essere insieme a molte altre persone e usando la forza. Pertanto avevano scelto di non usare le procedure legali esistenti che consentono di entrare legalmente in territorio spagnolo”.