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GENDER A SCUOLA

Carriera alias, grave tradimento del compito educativo

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Ad oggi sono oltre 300 gli istituti che hanno adottato la carriera alias. Una follia, contraria alla legge, su cui il Ministero dell’Istruzione mantiene una posizione più che ambigua. Ma così si fa male a tanti ragazzi, come anche la scienza riconosce.

Editoriali 15_02_2024

La cavalcata della cosiddetta “carriera alias” nelle scuole italiane procede inesorabile. La carriera alias, lo ricordiamo, consiste nel riconoscimento “formale” del sesso d’elezione quando esso non coincide con quello biologico. In sostanza, si tratta di una concessione all'ideologia del gender che permette, a chi se ne vuole avvalere, di indicare in tutti i documenti interni a valore non ufficiale, a partire dal registro elettronico, il nome e il genere scelti anche se diversi da quelli riportati sulla carta d'identità. L'alunno – una volta approvato il nuovo regolamento dal Consiglio d'istituto – viene indicato con lo stesso nome anche nell'indirizzo di posta elettronica e nei vari elenchi scolastici. Alcune scuole, per completare l’opera, hanno anche scelto di dotarsi di servizi igienici “no gender”.

Ad oggi, secondo i dati pubblicati da associazioni del settore, sono oltre 300 gli istituti che l’hanno adottata. Qualcuno afferma con tono deluso “solo 300”, ma in realtà appare gravissimo che così tante scuole – e dunque insegnanti e dirigenti scolastici – abbiano piegato il capo o, addirittura, felicemente assentito a una simile follia.

Si tratta di un’accondiscendenza che, a quanto pare, viene spinta e alimentata dallo stesso Ministero dell’Istruzione, come sottolinea Pro Vita & Famiglia in un suo comunicato: «È grave che un corso nazionale di formazione per insegnanti e personale della scuola pubblica statale – in programma a Bologna il 22 febbraio e presente sulla piattaforma Sofia del Ministero dell’Istruzione, organizzato dall’ente CESP – parli in termini positivi di identità di genere, carriera alias, non binarismo e anche di “maschile da riscrivere”. Quel che rende tutto ancora più grave e ideologicamente orientato è che tra i relatori ci siano sigle Lgbt e transfemministe come “MIT-Movimento Identità Trans” e “Non Una Di Meno”, che ricordiamo essere un collettivo che propaganda l’alias nelle scuole, progetti gender nelle aule, la transizione di genere per i bambini». È forse il caso di ricordare che a capo del Ministero sta un ministro, Giuseppe Valditara (Lega), appartenente ad uno schieramento politico che quando era all’opposizione, e poi in campagna elettorale, aveva sostenuto ben altre posizioni…

Il tutto avviene in nome dell’“inclusività”, parolina magica coniata sapientemente dal mainstream e, oggi, utilizzata come ingrediente per ogni pietanza sociale, tanto che si è giunti persino dentro la Chiesa a parlare di Chiesa che deve essere “inclusiva”. La valenza attribuita a questo termine è tale che chiunque lo contesta è considerato, di volta in volta, omofobo, sessista, razzista, egoista, fascista, ottuso, negazionista, segregazionista, miscredente, eccetera. In sostanza, chi si oppone all’inclusività con tutto ciò che essa comporta, è reputata persona altamente cattiva.

Oggi appare quasi inutile ricordare che la carriera alias viola diverse norme (tra cui l’art. 97 della Costituzione), superando e contraddicendo con un provvedimento amministrativo interno quello che è previsto da leggi e decreti. E appare drammaticamente vano ripetere che il mondo scientifico è ormai concorde nell’affermare che la disforia di genere infantile e adolescenziale è quasi sempre transitoria e che stanno aumentando in tutto il mondo, in modo significativo, le posizioni critiche nei confronti delle decisioni che coinvolgono (possibile tragico aspetto dell’accondiscendenza verso la carriera alias) interventi chirurgici irreversibili e terapie ormonali nei giovani. La dottoressa Annelou de Vries, ad esempio, ideatrice insieme alla dottoressa Peggy Cohen-Kettenis del “protocollo olandese” (protocollo rilevante a livello internazionale e che ha influenzato gli approcci terapeutici in altri Paesi), afferma esplicitamente che la disforia di genere è spesso transitoria e può essere correlata ad altri problemi psicologici: «L’obiettivo principale è che il bambino e, se necessario, la famiglia funzionino meglio. Se questi problemi hanno contribuito a provocare o a consolidare una qualche disforia di genere, la disforia probabilmente scomparirà affrontando questi altri problemi».

Anche autorità sanitarie e associazioni mediche di Paesi considerati all’avanguardia in tema di disforia di genere come gli Stati Uniti, la Finlandia, il Regno Unito, la Francia e la Norvegia, sono ora concordi nel ritenere che l’incongruenza di genere nei bambini sia un fenomeno transitorio che tende a scomparire spontaneamente nell’adolescenza o nella prima fase dell’età adulta. Lo testimonia lucidamente anche la scrittrice Susanna Tamaro in una sua testimonianza/articolo pubblicata in questi giorni sul Corriere della sera. La Tamaro si chiede cosa sarebbe stato di lei se a 8-9 anni fosse stata presa «sotto l’ala protettiva dei falchi del gender»: «Sono fermamente convinta che la storia giudicherà i cambiamenti di sesso imposti ai bambini e ai ragazzi come un crimine (…). Non mi sarei trasformata in un maschio ma in un essere bisognoso di cure a vita (…). Avrei dovuto ingurgitare ormoni fino alla fine dei miei giorni perché tutto l’imponente apparato biochimico del mio corpo avrebbe continuato a gridare solo una cosa: sono una femmina!».

L’impressionante aumento di questi casi – utilizzato dai sostenitori del gender come argomento per giustificare certi provvedimenti – è in realtà un fenomeno ampiamente e volutamente indotto, alimentato dai centri di potere occulti che ambiscono a governare il mondo attraverso i loro innumerevoli canali di condizionamento personale e sociale, funzionale alla definitiva dissoluzione della famiglia e, in ultimo, dell’identità personale, per rendere gli individui facilmente manovrabili. Ma, ancora più a monte, rappresenta una manifestazione eclatante della ribellione originaria dell’uomo nei confronti del proprio essere creatura e della pretesa di autodeterminarsi: «Sarete come Dio» (Gen 3,5). È la negazione della realtà così com’è fatta, e i giovani sono vittime inconsapevoli di questo demoniaco sistema.

Assecondare o, addirittura, alimentare un simile fenomeno, rappresenta un gravissimo, ennesimo, tradimento del compito formativo ed educativo da parte delle scuole e di chi si è impegnato nella delicata missione di sostenere lo sviluppo umano, culturale e spirituale delle nuove generazioni.



IL CASO

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INTERROGAZIONE PARLAMENTARE

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IL NUOVO CCNL

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SCELTA DI CAMPO

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- E IL PD DÀ LA CASA AI GAY, di Andrea Zambrano
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TRANSBUROCRAZIA

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IDEOLOGIA TRANS

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