Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
San Juan Diego Cuauhtlatoatzin a cura di Ermes Dovico
NUOVE IDEOLOGIE

Cari calciatori, non ci si inginocchia davanti a BLM

Cinque azzurri inginocchiati prima del fischio di inizio di Italia-Galles in solidarietà con Black Lives Matter. Media, social e politici divisi, per Letta “non una gran bella scena” chi è rimasto in piedi. Ma in realtà BLM è un’organizzazione che fomenta a sua volta razzismo e violenze, con un’ideologia contro famiglia e cristianesimo. E ci si inginocchia davanti a Dio, l’unica fonte di pace.

Editoriali 23_06_2021

In un mondo dove è diventata una rarità inginocchiarsi davanti a Dio, sia nella preghiera personale che davanti alla Sua Presenza reale nel Santissimo Sacramento (in certe chiese in tempo di Covid è vietato inginocchiarsi perfino durante la Consacrazione), capita che media e politici se la prendano con dei calciatori che non si sono inginocchiati davanti a un’ideologia. Premessa a scanso di strumentalizzazioni: il razzismo è una brutta cosa, l’antirazzismo da etichetta anche. Lo si riconosce dai frutti.

Ricordiamo i fatti. Domenica 20 giugno, Europei di calcio, terza e ultima partita della fase a gironi per l’Italia. Prima del fischio di inizio cinque azzurri su 11 si inginocchiano (Belotti, Bernardeschi, Palmieri, Pessina, Toloi), ripetendo così il gesto simbolo del movimento Black Lives Matter in segno di protesta contro il razzismo a danno dei neri. È la prima volta che succede per i nostri calciatori (i cinque non erano titolari nelle precedenti due partite), trovatisi per la prima volta di fronte a un intero undici, quello del Galles, in ginocchio. La scelta è delle singole nazionali e, nel caso dell’Italia, ogni giocatore è libero di aderire o meno, come ha precisato il presidente della Figc, Gabriele Gravina.

Il tema è finito nel tritacarne dei social network, dei giornali e delle tv, con il solito mix di commenti, alcuni equilibrati altri al vetriolo, chi d’accordo con i cinque in ginocchio chi con i sei in piedi. Una questione nazionale… Su tutti c’è da ricordare l’intervento del segretario del Pd, Enrico Letta, che durante la puntata di lunedì di Otto e mezzo si è appellato agli azzurri affinché «si inginocchino tutti» perché la vista di quelli in piedi non è stata «una gran bella scena». La domanda che sorge è: se il leader di un partito politico dice a dei calciatori cosa devono fare, non è che forse si è perso di vista il motivo per cui gli stessi calciatori scendono in campo? Perché un gioco dovrebbe divenire strumento di divisione e campagna politica?

Su altro fronte, davanti all’idea delle autorità di Monaco di Baviera di illuminare l’Allianz Arena con i sei colori del finto arcobaleno Lgbt per protestare contro una recente legge dell’Ungheria (già descritta dalla Bussola), l’Uefa ha opposto giustamente il proprio rifiuto, legando il no al «contesto politico della richiesta» che rischia tra l’altro di fomentare nuovi contrasti internazionali (la stessa Uefa, comunque, non è esente dall'assoggettamento ai desiderata Lgbt, vedi qui). Seguendo lo stesso ragionamento si dovrebbe fare almeno una dichiarazione ufficiale su questi inginocchiamenti pre-partita perché una cosa è la contrarietà al razzismo, un’altra è Black Lives Matter.

Molti l’hanno certamente fatto con buone intenzioni, ignari di tutto il resto, ma i ginocchi dei calciatori - azzurri o di altre nazionali - che si sono piegati nei giorni scorsi si sono di fatto piegati, volenti o nolenti, a un’organizzazione politica che usa la lotta al razzismo come paravento ideologico, ma produce essa stessa razzismo e altri frutti nefasti. Gli attivisti di Black Lives Matter sono gli stessi che nel 2020, per stare ai fatti più recenti, hanno soffiato sul vento delle proteste seguite alla morte di George Floyd per mano di un poliziotto e che hanno messo a ferro e fuoco moltissime città dentro e fuori gli Stati Uniti, causando nuove morti e violenze gratuite. Da loro messaggi sui social è partita, per esempio, l’istigazione ad abbattere statue di Gesù e Maria e altre statue di santi che hanno speso le loro vite a testimoniare la carità in America e oggi tacciati, per ignoranza o mala fede, di “colonialismo”, “suprematismo bianco”, ecc.

Non si tratta di fatti casuali. Il manifesto di BLM, come già spiegato in passato, propone una visione neomarxista, Lgbt, espressamente contraria alla famiglia e in definitiva anticristiana. Gli attivisti di BLM non sopportano che si usino slogan come All lives matter e Unborn lives matter, i quali ricordano solo che tutte le vite - di neri e bianchi, nati e non nati - contano. Uno dei suoi pilastri, che ne accresce la contiguità politica al Partito Democratico americano, è l’aborto libero, a dispetto dell’influsso che hanno avuto le idee razziste (vedi il pensiero di Margaret Sanger) nella legalizzazione e diffusione delle cliniche abortiste che hanno causato la morte di almeno 19 milioni di bambini neri dal 1973 ai giorni nostri. Le vite di questi bambini non contano? Per queste contraddizioni di BLM, leader di pelle nera come Alveda King, nipote di Martin Luther King, sono fortemente critici verso l’organizzazione sedicente antirazzista.

Non è quindi inginocchiandosi “in solidarietà” con BLM che si combatte il razzismo. Piuttosto, se viene insegnato che tutti gli uomini - neri o bianchi che siano - sono creati a immagine e somiglianza di Dio, hanno in Lui un Padre comune e traggono da Lui un’infinita dignità, si capirà che non servono gesti effimeri in mondovisione e orientati politicamente, ma serve vivere giorno per giorno questa verità. Una verità che è espressione del comandamento «Ama il prossimo tuo come te stesso», che a sua volta discende e dipende dall’amare Dio «con tutto il cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente».

Lo sapeva bene, per limitarci a un esempio degli Usa, santa Caterina Drexel, che è nota per l’impegno missionario e le opere di carità verso gli afroamericani a cavallo tra il XIX e XX secolo. Per aiutarli nell’istruzione e diffondere il suo apostolato, che resistette alle minacce di ambienti razzisti, fondò le “Suore del Santissimo Sacramento per gli indiani e i popoli di colore”. Santa Caterina sapeva infatti che l’adorazione di Gesù, realmente presente nell’Eucaristia, è la premessa indispensabile per la vera pace nei cuori delle singole persone e tra i popoli.

Un consiglio, allora, che non vale solo per gli azzurri, ma per ognuno di noi. Non pieghiamo le ginocchia davanti a ideologie o idoli moderni. Torniamo invece, intanto, a inginocchiarci e pregare con fede davanti al Santissimo Sacramento. Al resto ci penserà Lui.