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CATTOLICI & POLITICA

Buttiglione (Udc): su famiglia e scuola siamo in sintonia con il Pdl

Il presidente dell'Unione di Centro apre il dibattito sull'unità che i cattolici debbono avere in politica attorno ai princìpi. Come ha chiesto mons. Giampaolo Crepaldi nell'intervista a "La Bussola Quotidiana"
- «Cattolici uniti su ciò che conta»,
di R. Cascioli

Attualità 21_12_2010
Il parlamento italiano

 

«Dovendo scegliere, dico io, e sottolineo dovendo scegliere, preferisco per esempio un marito infedele che difende pubblicamente la famiglia che non il contrario». Rocco Buttiglione risponde così alle sollecitazioni che l’arcivescovo di Trieste monsignor Giampaolo Crepaldi indirizza ai cattolici impegnanti in politica nell’intervista recentemente concessa a La Bussola Quotidiana. E subito il presidente dell’Unione di Centro rincara la dose a proposito dei “princìpi non negoziabili”, facendo proprie le iniziative del Sottosegretario Carlo Giovanardi a tutela della famiglia e della Regione Lombardia sul buono-scuola.
Non è del resto il solo, Buttiglione, a ritenere opportuno un confronto diretto con le parole rivolte dall’alto prelato a quella politica italiana che sempre più frequentemente sembra essere in caduta libera. Né alcun cattolico attivo oggi sulla scena politica del nostro Paese può pensare d’ignorare il forte monito che mons. Crepaldi rivolge indistintamente a destra, a sinistra e al centro avendo sempre e solo a cuore che le cose importanti vengano affrontate per prime e con la serietà che meritano. Cogliendo dunque l’urgenza di questa necessità, abbiamo provocato tre uomini politici cattolici, uno per ciascuno dei tre “poli”, ponendo loro tre identiche domande. Domani interviene Enrico Letta, vicepresidente del Partito Democratico.

 

On. Buttiglione, molto si parla oggi di morale in politica. Nell’intervista concessa a La Bussola Quotidiana il vescovo di Trieste sottolinea l’importanza fondamentale della questione, ma pure mette in guarda dallo scadimento nel facile moralismo. Che ne pensa?
Cito a memoria un apologo narrato da Tito Livio. Un esercito sannita marcia verso Roma travolgendo i nemici e ammazzando un console. I candidati alla successione sono due: uno è uomo onestissimo, correttissimo, giusto verso gli uomini e gli dèi; l’altro invece è un disgraziato, un libertino, un corrotto. Il primo però è un cattivo generale, il secondo un bravo condottiero. Al più onesto fra i cittadini romani viene chiesto chi sceglierà e questi risponde il secondo. Ma come!.. Possibile?... Certo, risponde l’interrogato: preferisco essere derubato da un concittadino che essere fatto schiavo da un nemico. Niccolò Macchiavelli, da cui riprendo l’aneddoto, riteneva altamente consigliabile che il governante di un Paese possedesse personalmente tutte le virtù e pure le promuovesse pubblicamente, ma talvolta si è costretti a scegliere diversamente. Dovendo scegliere, dico io, e sottolineo dovendo scegliere, preferisco per esempio un marito infedele che difende pubblicamente la famiglia che non il contrario. La Chiesa ha evidentemente il dovere di richiamare a una coerenza chiara, ma in politica le cose possono sovente stare come negli esempi descritti.

Mons. Giampaolo Crepaldi rivendica il diritto dei vescovi italiani e della Chiesa Cattolica in genere non certo a ingerire nelle questioni politiche del nostro Paese, ma a giudicarle sempre e costantemente in base a criteri morali certi (quelli della morale naturale e cristiana, dunque cattolica). Qual è il suo giudizio su questa affermazione?
Lei sa bene qual è il mio giudizio... Viviamo in un tempo in cui pare che tutti abbiano il diritto a giudicare tutto, ma i vescovi no. È ovvio che la Chiesa Cattolica abbia quel diritto. Certo, seconda un’ottica particolare, quella morale, che è la sua specifica, ma ciò non è meno importante. Sbagliato sarebbe se invece che morale i vescovi dessero della politica un giudizio politico, pretendendo per esempio di stabilire i criteri delle alleanze e cose così. Ma non è questo il caso.
Ora, ciò non significa che un cattolico in politica sia sempre nelle condizioni materiali di poter seguire le indicazioni morali della Chiesa. Ricordo per esempio un colloquio che ebbi con Papa Giovanni Paolo II a cui dissi che, in quel preciso frangente, l’Italia non avrebbe potuto non prendere parte alla guerra in Iraq. Il pontefice ne rimase sorpreso, ricordami come la sua Polonia fosse in altri tempi e contesti più gravi riuscita a non cedere. È una considerazione, quella, che mi porto nel cuore sin da allora…

Le priorità dei cattolici in politica sono i “princìpi non negoziabili”, ovvero il diritto alla vita, la tutela della famiglia (anche mediante una fiscalità adeguata) e la libertà di educazione. Come accoglie concretamente queste indicazioni ribadite a noi da mons. Crepaldi?
Quanto all’aborto, l’UDC sta chiedendo l’applicazione della Legge 194, comprese le parti non applicate relative alla tutela della vita del bambino. Mi spiego. La 194 non va bene. Ma essa non sancisce affatto la libertà di aborto, che anzi giudica un disvalore da evitare ancorché esso non sia punito penalmente. Invece è passata comunemente l’idea inversa. Epperò non si possono combattere battaglie già perse. Per ottenere il nostro scopo, abbiamo dunque per esempio proposto una moratoria internazionale sull’aborto. Molti l’hanno sottoscritta, la Sinistra si è astenuta. Un gesto simbolico, ma significativo. Se vogliamo modificare la situazione, occorre un’azione educativa che restringa la possibilità di aborto.
Quanto alla difesa della famiglia, voglio sottolineare quanto la proposta del Sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri Carlo Giovanardi sia buona e intelligente. Siamo totalmente d’accordo con essa, così d’accordo che le rivelo un “segreto”. È la copia della proposta di legge Buttiglione nella passata legislatura…
La libertà di educazione? Un principio fondamentale che il buono-scuola varato dalla Regione Lombardia aiuta ampiamente a promuovere. Ma vorrei rivendicare qualche merito personale nell’introduzione di quella risorsa…