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audizione in commissione

Bassetti inciampa sui danneggiati che non vede

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In Commissione Covid mostrano a Bassetti un articolo della Bussola sulla proiezione del film Invisibili, di cui chiedeva la censura. Lui si arrampica parlando di inopportunità politica. Ma le sue parole di allora lo smentiscono: chiamava i danneggiati da vaccino fake news. 

Editoriali 01_07_2026

L’audizione del professor Matteo Bassetti ieri in Commissione Covid ha confermato, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che se la realtà contraddice le opinioni, tanto peggio per la realtà. La realtà, che è stata mostrata al primario di infettivologia del San Martino di Genova, volto noto della tv e strenuo difensore della campagna vaccinale di massa, è quella dei danneggiati da vaccino che anche ieri si è ostinato a non voler vedere e riconoscere.

Non bastano le prove delle stesse case produttrici, che inequivocabilmente attribuiscono danni cardiaci e neurologici ai vaccini, non sono bastate le evidenze scientifiche e nemmeno le sentenze della Giustizia in cui si mette nero su bianco che il vaccino ha prodotto un esercito di invalidi da indennizzare. E non sono nemmeno bastate le numerose evidenze di un fenomeno, quello delle reazioni avverse gravi da vaccino Covid, che a distanza di cinque anni dovrebbe essere letto con le lenti dell’obiettività e della serenità.

No. Bassetti ha affrontato la Commissione di indagine parlamentare sul Sars Cov 2, nella sua seconda audizione, come si affronta un dibattito tv, privilegiando la battuta pronta e uno stile colloquiale molto diretto e di impatto, per continuare a sostenere le sue opinioni e anche per non ammettere di aver sbagliato, nei toni e nei contenuti, in tante delle sue esternazioni pubbliche.

L’occasione gli è stata fornita proprio da un articolo della Bussola che il presidente dei senatori di FdI Lucio Malan gli ha citato quando ha ricordato un episodio del dicembre 2022 (QUI) in cui raccontavamo della protesta del Comitato Ascoltami a seguito di una sua presa di posizione contraria alla proiezione del Docufilm Invisibili (che racconta il dramma di tanti danneggiati da vaccino dalla loro viva voce) in una sala del Comune di Genova. Bassetti, all’epoca, si scagliò contro il sindaco della sua città rimproverandogli di dare spazio alle fake news e ai no vax. 

Le fake news, nell’idea di Bassetti, erano i racconti di persone danneggiate dal vaccino, molte delle quali oggi hanno ottenuto un indennizzo dallo Stato, quindi non propriamente fake news come gli ha fatto notare Malan. Persone in carne ed ossa, nome e cognome, che dietro la macchina da presa raccontarono il loro dramma, la vita sconvolta, la disabilità, l'essere invisibili da parte dello Stato. Ebbene, la reazione di Bassetti, all’epoca fu veemente.

Ieri, a distanza di 4 anni, l'infettivologo è tornato su quell’episodio che la Bussola raccontò, corredandolo anche di un appello a lui rivolto dallo stesso Comitato Ascoltami, perché Malan gli ha ricordato quell’episodio e gliene ha chiesto conto.

Il professore, invece di cospargersi il capo di cenere per la foga dell’epoca e magari chiedere scusa a quei danneggiati che ad oggi anche lo Stato, seppure a fatica, considera delle vittime della campagna vaccinale, ha difeso le sue parole.

Con una differenza sostanziale. Le ha attenuate limitandosi a difendere la libertà di espressione e a dire che, a suo parere, bisognava dare ascolto non solo ai danneggiati, ma anche a chi aveva avuto vantaggi dai vaccini. Sentiamo le sue parole: “Io non ho mai detto che non andasse proiettato – ha detto ieri a Palazzo San Macuto -. Ho detto al sindaco di Genova che era inopportuno che in una sala del Comune di Genova si desse spazio a far vedere solo una parte del lato della medaglia, senza far vedere tutto il resto. Questo ho detto e questo ribadirei oggi”.

Dunque, solo un problema di opportunità? Nessuna volontà di censurare il pensiero e la libertà di parola in una sede istituzionale? Siamo sicuri? Andiamo a riprendere le parole di Bassetti con le quali si scagliava allora contro la proiezione di Invisibili.

“Trovo gravissimo – disse all’epoca in una dichiarazione venne poi ripresa anche dalla Dire - che il 22 dicembre possa essere rappresentato nella sede del Comune di Genova un documentario censurato da YouTube, che prende in considerazione fake news. Mi auguro che si eviterà di proiettarlo e che il sindaco Marco Bucci, che è una persona da sempre dalla parte della scienza, voglia intervenire su questa situazione ed evitare che tutto questo avvenga”. E ancora: “Spero e mi auguro che un’istituzione così prestigiosa come il Comune di Genova non dia la possibilità di trasmetterlo”.

Insomma, in poche righe, Bassetti pronunciò la parola “evitare” ben tre volte. Era evidente il suo intento: far sì che il Comune non trasmettesse un documentario che rappresenta ad oggi una importantissima testimonianza sul dramma dei danneggiati.

Oggi, colto sul fatto da una domanda che non si aspettava, Bassetti, ha cercato di correggere il tiro e si è aggrappato ad una mera questione di opportunità politica da parte del Comune, sottolineando la differenza tra una proiezione pubblica in un Comune e privata in un cinema, ma la verità è che il suo intervento di allora venne fatto proprio per il fastidio che una sede istituzionale come quella di un Comune desse spazio ad una parte di realtà che Bassetti non ha mai voluto considerare. Anzi, l’ha ignorata e l’ha minimizzata finché ha potuto. E per questo chiese di intervenire auspicando una censura che oggi invece nega.

E nemmeno che si sia trattato di una semplice “altra campana” da sentire, no. Allora Bassetti definiva l’esistenza dei danneggiati da vaccino una fake news e non un’altra campana come oggi. Non potendo più sostenere che le vittime del vaccino non sono fake news, cerca di arrampicarsi sugli specchi e buttarla su una semplice questione di opportunità. Ma le parole pronunciate stanno a dimostrare il contrario. E cioè che nell’universo di Bassetti, la cui audizione si è svolta senza grossi scossoni tanto da dirsi soddisfatto al termine, i danneggiati proprio non devono esistere e se esistono, peggio per loro e per la realtà.



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