Scambio di provette, il primo errore è la fecondazione artificiale
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Dopo lo scambio di provette al San Raffaele si è proceduto ad un aborto come “riparazione del danno”. Ma il vero e primo errore è la fecondazione artificiale, pratica intrinsecamente malvagia che manipola l’origine della vita in modo contrario alla dignità della persona.
Ci risiamo. Un altro scambio di provette durante l’iter di fecondazione artificiale. Questa volta è avvenuto al San Raffaele di Milano, clinica non più cattolica, ma che è ancora intitolata, in modo indebito, all’arcangelo protettore della salute. Lo scambio è avvenuto circa due settimane fa, ma la notizia si è diffusa solo in questi giorni.
Il 23 luglio scorso è stato impiantato in una donna un embrione che geneticamente non apparteneva alla coppia richiedente bensì ad un’altra coppia. Il grave fallo è avvenuto per «una errata interpretazione della sequenza delle pazienti sul programma operativo», come riportato da una nota della clinica citata dal Corriere della Sera. I tecnici di laboratorio si sono accorti subito dell’errore e quindi, con il consenso della coppia ricevente, si è deciso di «procedere a una aspirazione endometriale per ridurre, per quanto ragionevolmente possibile, il rischio di prosecuzione del processo di impianto». Tradotto: si è deciso di abortire questo bambino, nemmeno figlio loro. Non pare, poi, che sia stato raccolto il consenso dei genitori biologici del bambino, ma non lo si può escludere.
La nota così prosegue: «Gli elementi disponibili indicano che l'episodio è già stato riconosciuto come conseguente a un errore umano verificatosi nell'ambito dell'applicazione di tali procedure. Un evento di questa natura viene considerato con la massima serietà. Per questo motivo, immediatamente dopo la sua rilevazione sono state avviate le verifiche interne e sono stati coinvolti gli organismi e le autorità competenti. In collaborazione con Ats e Centro Nazionale Trapianti (Cnt) già due settimane fa sono state avviate le opportune ispezioni, valutazioni e sono già state attuate tutte le misure correttive utili a prevenire il ripetersi di episodi analoghi. Tale rischio è riportato in letteratura come 1 caso ogni 10.000 - 12.000 cicli di Pma e le analisi attualmente in corso sono finalizzate anche a valutare e introdurre ogni ulteriore misura necessaria a rafforzare le procedure di identificazione, controllo e tracciabilità lungo l'intero percorso. [L’ospedale] sta garantendo alle coppie direttamente coinvolte la massima assistenza e disponibilità, nel pieno rispetto della loro riservatezza, e continuerà a fornire loro tutte le informazioni necessarie con trasparenza e tempestività, come già fatto durante gli incontri avvenuti nei giorni scorsi».
La nota, a mo’ di scusa, ricorda poi che presso il San Raffaele «vengono effettuati circa 1.200 prelievi ovocitari (pick-up) e oltre 1.500 transfer embrionali all'anno, considerando sia i cicli a fresco sia quelli con embrioni precedentemente crioconservati». L’attività del laboratorio di Embriologia del Centro di procreazione medicalmente assistita dell'ospedale San Raffaele è stata sospesa per ordine dell’Ats Milano al fine di permettere accertamenti interni.
In passato avevamo già trattato di casi simili: lo scambio di embrioni nel 2014 all’ospedale romano Sandro Pertini; il parto di una bambina di colore in Florida all’inizio di quest’anno a seguito di fecondazione artificiale a cui si era sottoposta una coppia di pelle bianca. E, come nel passato, non possiamo che evidenziare che questi errori sono peculiari della procedura della fecondazione extracorporea. Se tratti il bambino come un oggetto il cui processo di produzione deve venire tracciato, è facile che il processo sia soggetto ad errori. Vero è che non ci sono solo scambi di provette ma anche scambi di culle e che quindi questo tipo di errori riguarda anche i già nati, ma ciò che è accaduto a Milano ha una sua specificità. Ad esempio nel caso dello scambio di neonati, se l’errore, come è successo al San Raffaele, venisse scoperto subito, si farebbe presto a riparare al danno. Invece, nelle vicenda dell’ospedale meneghino, la riparazione del danno è stata la soppressione del bambino appena impiantato. Insomma né più né meno che uccidere un infante nella culla perché affidato alla coppia sbagliata.
Inoltre è molto più facile cadere in errore maneggiando provette, codici, liste di trasferimento, sequenze numeriche indicanti gli embrioni, etc... piuttosto che prendere in braccio quel neonato appena partorito da quella madre e mettergli subito alle due caviglie il suo braccialetto identificativo già preparato durante il travaglio. Inoltre esiste tutta una serie di procedure – braccialetto della madre, verifica dell’identità ogni volta che il bambino viene spostato, presenza del bambino nella stanza della madre, etc. – che abbassano il rischio di errore. Tutte procedure, potremmo così dire, di natura ben più fisiche, ben più materiali, e quindi meno soggette ad errore, rispetto a quelle che riguardano la fecondazione extracorporea in cui, mancando il bambino in braccio, le verifiche sono, per così dire, più immateriali, più basate sull’analisi di codici, tabelle, etc. Insomma il rischio, in questi casi, sarebbe a portata di clic. Inoltre con la fecondazione extracorporea si sommano i rischi in merito allo scambio di provette con quelli legati allo scambio di neonati.
Detto ciò, il vero problema di questa vicenda sta a monte e rende chiaro perché l’errore legato alla scambio di provette ha una sua peculiarità non assimilabile allo scambio di neonati nella culla. Il peccato originale della fecondazione artificiale sta nell’aver manipolato l’origine della vita e quindi nell’aver deciso di generare in modo contrario alla dignità della persona. Toccando quel delicatissimo punto genetico da cui sgorga la vita è quasi inevitabile incorrere in errori, sviste, falle nel sistema. Il disordine iniziale riverbera i suoi effetti a cascata in tutta la sua procedura. L’errore apicale può generare altri errori a valle.
E ancor più a monte occorre ricordare che questo scambio di provette, che certamente ha una sua gravità morale e che, tra l’altro, sarà uno dei molteplici commessi ma non scoperti, è nulla sotto la prospettiva morale rispetto alla decisione di abortire quel figlio impiantato nell’utero sbagliato, al numero di fratelli di quell’embrione deceduti per la pratica stessa della fecondazione artificiale, al numero ancor più superiore di embrioni sacrificati per ottenere quei 1.500 transfer embrionali pubblicizzati dal San Raffaele, transfer, inoltre, non tutti andati a buon fine. Il vero errore quindi è la fecondazione artificiale, pratica intrinsecamente malvagia.

