Altri massacri di cristiani nella Repubblica Democratica del Congo
Sono sempre di più i cristiani uccisi nell’est del Congo dai jihadisti affiliati all’Isis
In due mesi, a partire da metà luglio, almeno 200 cristiani sono stati uccisi nella Repubblica Democratica del Congo, vittime delle Allied Democratic Forces (ADF), il gruppo jihadista affiliato all’Isis dal 2016 e dal 2019 entrato a far parte dell’ISCAP, la Provincia dell’Africa Centrale dello Stato Islamico, insieme ad Ansar al-Sunna, i jihadisti attivi in Mozambico dal 2017. Alla fine di agosto hanno messo a segno gli attacchi più gravi. Il 28 agosto hanno ucciso 29 persone nei villaggi di Mabakoa e Biam, nella provincia orientale dell’Ituri, quella in cui compiono la maggior parte delle loro azioni e in cui si sono insediati da oltre 20 anni dopo aver lasciato l’Uganda, il paese in cui il gruppo si era costituito. A Mabakoa e a Biam i terroristi hanno anche dato fuoco a decine di abitazioni. Per fortuna centinaia di persone sono riuscite a scappare e a mettersi in salvo. Il giorno successivo hanno attaccato il villaggio di Amani dove hanno ucciso nove persone. Altre due sono state raggiunte e uccise fuori dal villaggio. L’intensificarsi degli attacchi ai villaggi e il maggior raggio d’azione delle loro azioni sono purtroppo una conferma del fatto che gli interventi militari non hanno sortito risultato, contrariamente a quanto cercano di far credere le autorità. Dal dicembre del 2024 si stima che le ADF abbiano ucciso almeno 1.370 cristiani nell’Ituri e nella vicina provincia del Nord Kivu. Siccome il loro obiettivo è liberare territori sempre più estesi dalla presenza dei cristiani, per questo, come succede anche in Nigeria, non si limitano a uccidere i cristiani, e qualche volta a rapirli a scopo di estorsione, ma ne distruggono anche case, raccolti e colture. In questo modo quelli che sopravvivono ai massacri difficilmente tornano ai villaggi quando il pericolo è passato. Anche se superano la paura, non hanno più niente a cui tornare e quasi sempre quindi si trasferiscono altrove. In questo modo i loro villaggi diventano dar al-Islam, casa, terra dell’Islam.


