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finalmente i vaccini

Aifa debutta in Commissione col teatrino sui rischi/benefici

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Finalmente in Commissione Covid si parla di vaccini. La prima audizione di Aifa ripete le comode giustificazioni al motto di «i benefici superano i rischi» e «eventi avversi rari». Delle trombosi di Astrazeneca, però, che portarono a giugno 2021 alla morte di Camilla Canepa, Aifa sapeva fin da marzo, ma si giustificò sempre dicendo che il rapporto era favorevole. Un inganno. 

Attualità 18_02_2026

Ruota attorno alla corretta interpretazione del rapporto rischi/benefici il braccio di ferro che la Commissione bicamerale di inchiesta Covid imbraccerà con Aifa per valutare le ricadute della campagna vaccinale. E ieri si sono viste le prime avvisaglie di questo scontro con l’audizione di Laura Sottosanti, responsabile della farmacovigilanza di Aifa che ha inaugurato l’indagine dei commissari sui vaccini e che porterà, si spera presto, all’audizione dei danneggiati da vaccino.

Finché non si chiarirà che il rapporto rischi/benefici non va valutato nel complesso dei dati, ma su base personale, si assisterà sempre a difese d’ufficio come quella a cui abbiamo assistito ieri durante l’audizione.

Nel corso della sua audizione, infatti, la Sottosanti pur mettendo in luce le analisi che Aifa fece sulle segnalazioni di alcuni effetti avversi fin dall’inizio della campagna vaccinale, ha sempre concluso che «i benefici superavano i rischi». Si tratta di una frase manifesto, che Aifa ha mutuato da Ema e in particolare dalle analisi dei dati da parte del Prac, l’organismo di controllo della farmacovigilanza europea, ma che non spiega ad esempio per quale motivo in tanti hanno continuato a segnalare effetti avversi anche gravi pur nel proseguo della campagna stessa.

E l’occasione l’ha fornita proprio la dirigente Aifa, presentatasi al posto dell’attuale presidente Aifa Robert Giovanni Nisticò - suscitando la contrarietà di Alberto Bagnai della Lega che lamentava l’assenza del presidente di Aifa di allora Giorgio Palù - quando ha elencato tutte le tappe che hanno portato ad analizzare il vaccino Vaxzevria di Astrazeneca, responsabile ad esempio delle trombosi associate a trombocitopenia indotta da vaccino. È la sindrome chiamata VITT, codificata nell’aprile 2021 in Germania e che ha portato alla morte di Camilla Canepa nel giugno 2021.

Ebbene. La dirigente ha mostrato con precise slide che Aifa aveva iniziato a raccogliere informazioni sulle trombosi indotte da Astrazeneca fin dall’8 marzo 2021, quando in Austria furono segnalati due casi di eventi tromboembolici di cui uno fatale. La scansione cronologica resa nota dalla dirigente, ha evidenziato sì che per tutto il mese di marzo 2021, Aifa recepì tutte le procedure di valutazione degli organismi europei di controllo che si diceva consapevole che potevano esserci rischi per la somministrazione di quel vaccino, ma alla fine la conclusione fu sempre la stessa: «L’Ema il 19 marzo pubblica la raccomandazione Prac che dice che forse c’è un problema, non si possono escludere nessi per rari casi di trombosi con piastrine basse, ma i benefici superano i rischi».

Sulla base di questo, Aifa, aggiornò le schede tecniche, avviò programmi di intervento per riconoscere la VITT negli ospedali, ma non disse mai che il potenziale rischio avrebbe potuto portare a tragedie. Come quella che vide la morte di Camilla Canepa, nel giugno 2021, la giovane 18enne che si era vaccinata a Sestri Levante nel corso di un open day vaccinale. Motivo per cui il Ministero della Salute riprese a vaccinare con AstraZeneca.

Eventi rari e benefici che superano i rischi. Il leit motiv è sempre quello, ma non si chiarisce una volta per tutte che anche gli eventi rari vanno pesati sulla bilancia, perché è chiaro che se i numeri sono molti alti, i rari effetti avversi sono comunque vite spezzate che potevano essere preservate.

Il ragionamento corretto è il seguente: se a fronte di un milione di vaccinati, si manifestano solo – si fa per dire – un centinaio di effetti avversi gravi, è in quel centinaio che va valutato il rapporto rischi/benefici, perché è dentro quei casi che si deve andare a vedere se la somministrazione del vaccino ha messo a rischio un quadro di salute che non aveva nulla da temere nel caso di contagio da Sars Cov-2 oppure il contrario.

Non era il caso di Camilla Canepa, ad esempio, 18enne sana e senza patologie o fattori di rischio, che sarebbe potuta facilmente guarire se avesse contratto il Covid, ma che invece è morta a causa del vaccino. Ed è così per tutti gli altri danneggiati, il cui peso sarà sempre a sfavore della mole di persone che dal vaccino non hanno avuto alcun problema. Eppure, quei «rari casi» su cui si insiste sono vite spezzate o ancora oggi rese malate croniche da patologie rilevanti e invalidanti.

Ed è uno scaricabarile inadeguato ad un organismo di controllo quello che abbiamo sentito anche ieri per bocca della dottoressa Sottosanti: «Qualunque farmaco ha degli effetti avversi». Vero, ma nessun farmaco si è costretti a prendere pena la perdita del lavoro e soprattutto, quando si prende un farmaco, è perché c’è sempre un rischio potenziale dietro che giustifica il suo utilizzo. Ed è su questo che si gioca il rapporto rischi/benefici.

Non sul fatto che, dato che la stragrande maggioranza della popolazione non è stramazzata a terra a causa del vaccino, il fatto che siano cadute poche persone in rapporto al numero totale, allora il beneficio è favorevole. Questa è una logica eugenetica che andrebbe denunciata dai commissari. Fare verità su quella stagione, comporta anche prendersi il rischio di togliere il grande velo di ipocrisia che aleggia su queste ricadute.



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