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Maria Regina a cura di Ermes Dovico
il documento

Agostino, Ireneo, Newman e il ruolo di Maria nella salvezza

Il ruolo della Vergine nella Redenzione umana visto da tre grandi dottori della Chiesa. Una verità che richiede di essere solennemente proclamata nell'attuale confusione dottrinale per condurre alla pace promessa e attesa nella Chiesa e nel mondo, apportando grandi grazie come auspicato anche da santa Teresa di Calcutta.

Ecclesia 22_08_2026 English
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Inviala dai cieli santi, mandala dal tuo trono glorioso, perché mi assista e mi affianchi nella mia fatica e io sappia ciò che ti è gradito. Essa infatti tutto conosce e tutto comprende, e mi guiderà prudentemente nelle mie azioni
e mi proteggerà con la sua gloria (Sap. 9,10-12).


Vorrei iniziare dalla fine, ovvero da una conclusione che ritengo essenzialmente e urgentemente vera: non ci sarà alcun ripristino fondamentale della pace e dell’unità all’interno della Chiesa e nel mondo senza il riconoscimento formale di Maria, Madre spirituale di tutta l’umanità, come rimedio divinamente designato per le nostre attuali crisi ecclesiali e globali. L’imperativo cattolico di predicare, insegnare e vivere Maria nella pienezza della verità e dell’amore dev’essere fatto proprio sia dal clero che dai laici, dai vescovi e dai religiosi, dai membri più umili del popolo fedele fino ai vertici della gerarchia. Dio l’ha infatti «inviata dai cieli santi» e credo che in questo preciso momento della storia umana abbiamo un bisogno urgente della sua guida, della sua saggezza e della sua grazia.
Chi è Maria e qual è il suo vero ruolo per l’umanità, così da rendere urgente e imprescindibile riconoscere tutta la «verità su Maria», secondo le parole di San Giovanni Paolo II?1 In che modo tre grandi dottori della Chiesa, le cui vite coprono l’intero corso della storia cristiana, contribuiscono a una comprensione autenticamente cattolica del ruolo di Maria nella Redenzione umana?

Sant’Agostino
Proprio come accade per gli stili artistici, nella letteratura e nella moda, anche in teologia esistono delle tendenze. In questo momento, sant’Agostino (345-430) è “di moda”. Ciò è dovuto, in gran parte, a un certo religioso agostiniano americano che è stato recentemente eletto Vicario di Cristo.
La brillantezza e la saggezza classiche del Dottore della grazia, una delle menti e dei cuori più grandi nella storia della Chiesa, rendono Agostino perennemente attuale. Esaminiamo solo tre aspetti della sua vasta saggezza, che hanno un’immediata rilevanza per il ruolo di Maria nella salvezza.
Iniziamo con la perla per eccellenza di Agostino su Nostra Signora e il Corpo mistico: «[Maria] è senza alcun dubbio madre delle sue membra, che siamo noi, nel senso che ha cooperato mediante l'amore a generare alla Chiesa dei fedeli, che formano le membra di quel capo»2. Maria è nello stesso tempo madre fisica di Cristo, capo divino del corpo, e madre spirituale di tutti coloro che sono misticamente uniti al capo. Papa san Pio X offre questa spiegazione magisteriale:
«Non è Maria la Madre di Dio? Dunque è anche nostra Madre. […] Ora, in quanto Dio Uomo, Egli ha un corpo come gli altri uomini: in quanto Redentore della nostra razza, ha un Corpo spirituale o, come si dice, mistico, il quale non è altro che la società dei cristiani legati a Lui dalla fede […]. Si può dire che Maria, portando in seno Gesù, vi portava anche tutti coloro la vita dei quali era contenuta nella vita del Salvatore. Dunque, tutti noi […] dobbiamo considerarci usciti dal grembo della Vergine come un corpo attaccato alla sua testa. Per questo in verità noi siamo chiamati, in un senso spirituale e tutto mistico, i figli di Maria ed Ella, per parte Sua, è madre di noi tutti»3.
La maternità spirituale di Maria è un insegnamento certo del Concilio Vaticano Secondo. I padri conciliari inserirono il nucleo dell’insegnamento agostiniano-mariologico in Lumen Gentium, 61, dove correttamente si conclude che Maria «è madre nell'ordine della grazia»4. Su quali fondamenti teologici il Concilio ha giustificato questa maternità spirituale? Ciò è dovuto alla sua partecipazione unica e precedente all’opera di Redenzione insieme a Cristo e sotto la sua guida: «ella cooperò in modo tutto speciale all'opera del Salvatore, coll'obbedienza, la fede, la speranza e l'ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime»5. La Madre di Gesù realizza questa cooperazione del tutto unica, dal concepimento di Gesù fino al Calvario, «concependo Cristo, generandolo, nutrendolo, presentandolo al Padre nel tempio, soffrendo col Figlio suo morente in croce»6. Il Vaticano II conferma che Maria è nostra madre spirituale nell’ordine della grazia, precisamente perché ella ha anzitutto cooperato alla nostra Redenzione – una maternità spirituale fondata sulla corredenzione.
In secondo luogo, sant’Agostino specifica un titolo particolare per evidenziare il ruolo subordinato di Maria rispetto a Gesù nella Redenzione umana: “cooperatrice”7 San Giovanni Paolo II così commenta questo titolo agostiniano per la corredenzione di Maria:
«Nel corso dei secoli la Chiesa ha riflettuto sulla cooperazione di Maria all'opera della salvezza, approfondendo l'analisi della sua associazione al sacrificio redentore di Cristo. Già sant'Agostino attribuisce alla Vergine la qualifica di “cooperatrice” della Redenzione (cf. Sant'Agostino, De Sancta Virginitate, 6; PL 40, 399), titolo che sottolinea l'azione congiunta e subordinata di Maria a Cristo Redentore»8.
Nella Chiesa i titoli sono sempre stati utilizzati per sintetizzare una verità dottrinale in un unico termine, anche quando resta comunque necessaria una spiegazione adeguata. Certamente, i titoli mariani di “Madre di Dio”, “Immacolata Concezione” e persino “Onnipotente per grazia”, quest’ultimo recentemente utilizzato da papa Leone9, richiedono tutti una spiegazione approfondita per trasmetterne il significato corretto ed evitare fraintendimenti. Lo stesso ragionamento a sostegno della legittimità può certamente essere applicato al titolo di “Corredentrice”.
In terzo luogo, Sant’Agostino ci offre la classica massima cattolica che esprime l’imperativo provvidenziale per tutti gli esseri umani di cooperare liberamente all’opera redentrice di Cristo: «chi ti ha formato senza di te, non ti renderà giusto senza di te»10. L'umanità è chiamata a cooperare liberamente e attivamente con la grazia di Dio per raggiungere la salvezza personale, nonché per essere partecipe della salvezza degli altri.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica esprime questa verità cattolica fondamentale secondo cui, alla luce del fatto che la persona umana è stata creata a immagine e somiglianza di Dio, «la libera iniziativa di Dio richiede la libera risposta dell'uomo»11. Nella sua trattazione sul merito, basata su Trento12, il Catechismo insegna inoltre che è Dio stesso ad aver voluto che gli esseri umani collaborassero alla grande missione della salvezza umana: «Il merito dell'uomo presso Dio nella vita cristiana deriva dal fatto che Dio ha liberamente disposto di associare l'uomo all'opera della sua grazia. L'azione paterna di Dio precede con la sua ispirazione, mentre il libero agire dell'uomo viene dopo nella sua collaborazione, …»13.
Non solo Dio vuole che noi esseri umani collaboriamo nell’accogliere le grazie della Redenzione, ma siamo anche chiamati attivamente a collaborare alla redenzione degli altri. Il classico passo di San Paolo in Colossesi 1,24 rende la nostra partecipazione alla salvezza dei nostri simili non un’opzione, ma un imperativo cristiano: «Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa». Il Padre celeste desidera che le sue creature umane scelgano liberamente e personalmente di cooperare con la grazia redentrice, e scelgano altrettanto liberamente e personalmente di aiutare attivamente gli altri a cooperare con la grazia redentrice. L’incorporazione primordiale della corredenzione cristiana è essenzialmente legata al mistero della sofferenza umana. Siamo infatti «collaboratori di Dio» (1 Cor 3,9), secondo le parole di san Paolo; «corredentori in Cristo» secondo le parole di san Giovanni Paolo II14; «redentori nel Redentore» secondo le parole di Benedetto XVI15.
Questi concetti di cooperazione umana nella Redenzione e di sofferenza corredentiva vicaria sono, nella teoria e nella pratica, tipicamente cattolici. Il cristianesimo protestante di stampo luterano, compiuto un unico atto di fede, rifiuta la necessità di una continua cooperazione umana con la grazia. Ciò si basa sia sulla fede in un Dio volontarista sia sulla totale depravazione dell’uomo, per cui la libera cooperazione umana non ha alcun effetto reale sulla giustificazione. La persona umana può compiere solo un unico atto di fede salvifica (la cui efficacia è in qualche modo incoerente con i due principi protestanti precedenti), mentre Dio ha arbitrariamente scelto di occuparsi del resto. La cooperazione libera e continua, quindi, è considerata infruttuosa ai fini della Redenzione, sia a livello personale che mistico all’interno del Corpo di Cristo16.
L’Islam, con alcune analogie, sostiene un radicale volontarismo divino, ovvero la volontà totalmente arbitraria di “Allah”, la peccaminosità dell’uomo e l’impossibilità che un essere umano possa soffrire proficuamente a beneficio di un altro. Esso rifiuta i concetti cristiani del peccato originale e della redenzione attraverso la mediazione divina e umana di Gesù. Considera quindi la Croce come una maledizione, non come una grazia. Sebbene l’Islam riconosca il valore delle azioni umane (jihad) nella lotta personale contro il peccato, non accetta però alcun concetto sociale o mistico di sofferenza corredentiva come elemento prezioso per il bene spirituale di un altro. In definitiva, si tratta di uno sforzo pelagiano individuale volto a spingere un essere divino arbitrario a perdonare i propri peccati. Le buone azioni compiute da un seguace dell’Islam, inoltre, non possono avere alcun effetto corredentivo direttamente positivo su nessun altro essere umano17.
Il buddismo e l’induismo in generale professano il “karma”, secondo cui le azioni passate costituiscono la causa effettiva del male presente e futuro. Pertanto, tutto ciò che si avvicina a un significato spirituale o eterno ruota esclusivamente attorno alle azioni dell’individuo piuttosto che a un disegno provvidenziale teistico. Non esiste redenzione divina, mediazione o persino giudizio, poiché non vi è alcun essere divino principale che orchestri la vita, le azioni o il destino. L’individuo, nelle religioni orientali, lotta contro se stesso, in una battaglia contro la propria volontà, poiché la volontà umana è la fonte del male personale. Analogamente all’Islam, la maggior parte delle religioni orientali si basa sugli sforzi personali piuttosto che sull’accoglienza e sulla cooperazione con la grazia divina. Di conseguenza, esse non credono nella redenzione divina, nella cooperazione con la grazia, né nel valore della sofferenza umana per il bene diretto di qualcuno, se non per il proprio potenziale sviluppo personale18.
Mons. Robert Hugh Benson, autore inglese del famoso romanzo sull’anticristo Il Padrone del Mondo, raccomandato per ben tre volte dal papa, esprime con forza la fede tipicamente cattolica nel valore soprannaturale della corredenzione cristiana vicaria:
«Questo principio, dunque, permea l’intera Chiesa cattolica, dalla testa ai piedi. In essa non solo il sacrificio esteriore della Croce viene offerto continuamente nel mistero più augusto dell’altare – ciò che Cristo ha fatto una volta, lo fa sempre – e, in altro modo, nelle sofferenze esteriori dei suoi membri; ma anche i dolori interiori del Getsemani vengono analogamente perpetuati… Ogni cattolico istruito sa come offrire il proprio dolore per la salvezza di un’altra anima, perché è solo nella Chiesa cattolica che si manifesta quella stirpe sacerdotale di cui parla il primo papa (cf. 1 Pt 2,9). Solo nella Chiesa cattolica, infatti, viene accettato, riconosciuto e vissuto quell’immenso principio della sofferenza vicaria – principio sul quale si regge l’intera catena della vita, anche nell’ordine fisico…»19.
Non solo il valore della sofferenza corredentiva è esclusivamente ed esistenzialmente cattolico nella sua indissolubile unione con le sofferenze redentrici di Cristo crocifisso, ma è anche, come sottolinea Benson, una verità e un mistero che tiene insieme l’intero stile di vita cattolico. In quanto tale, la corredenzione cristiana costituisce una verità cattolica talmente essenziale e non negoziabile che, senza di essa, semplicemente non possiamo essere veramente cattolici.
È inoltre una verità cattolica fondamentale che il più grande esempio storico di sofferenza corredentiva umana unita a Cristo sia stato compiuto dalla Donna del Calvario, la Nuova Eva Immacolata. Queste due dottrine cattoliche essenziali — il valore cristiano della sofferenza umana e il ruolo di Maria come Corredentrice — sono intrinsecamente legate: o reggono insieme o insieme cadono.

Solo Cristo o Cristo per primo?
Sembra che in alcuni settori della Chiesa stia soffiando un vento di novità. Per i cattolici suona come una melodia diversa, facile da pronunciare e da ripetere, e molto apprezzata negli ambienti ecumenici cristiani. Ma è la verità? Mi riferisco all’espressione: “solo Gesù ha salvato il mondo”, o, in modo simile, “solo Cristo ha redento il mondo”. Sebbene a prima vista possa risultare gradevole all’orecchio dei cattolici, è necessario operare alcune distinzioni per evitare un ritornello antico e decisamente protestante.
Se l’affermazione “solo Gesù ha salvato il mondo” intende esprimere che Gesù Cristo, in quanto unico indispensabile Redentore divino, ha pagato con amore un prezzo infinito per riconciliare l’umanità con Dio Padre e, di conseguenza, offre a tutti gli altri la possibilità di partecipare alla Redenzione, allora tale espressione può essere compresa correttamente (per quanto potenzialmente fuorviante). Se, d’altra parte, l’espressione soteriologica “solo Cristo” significa che solo ed esclusivamente Gesù ha un ruolo nella salvezza degli esseri umani, allora questa formulazione diventa errata e inaccettabile per il credente cattolico. Espressioni come “solo Gesù salva” o “Cristo è l’unico Redentore” non corrispondono al linguaggio del Concilio Vaticano II.
Una simile distinzione è necessaria per la corretta comprensione della famosa espressione “un solo mediatore” (εἷς μεσίτης) di 1 Timoteo 2,5: «Uno solo, infatti, è Dio e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù». Il testo ispirato afferma senza errore che Gesù Cristo è l’unico e perfetto mediatore, divino e umano, tra Dio e l’umanità. Tuttavia, esso non proibisce in alcun modo agli esseri umani di partecipare o cooperare all’unica e perfetta mediazione di Gesù. Ci sono due possibili termini greci che san Paolo avrebbe potuto scegliere per esprimere il concetto di “uno” nella sua formulazione «un solo mediatore»: a) “monos” (μόνος), che significa “uno e uno solo, singolo, da solo”; or b) “heis” (εἷς), che significa “principale” o “primo” di molti, che permette che altri partecipino. San Paolo ha scelto di utilizzare “heis” per parlare della mediazione di Cristo, che fornisce un fondamento teologico ed etimologico alla partecipazione secondaria e subordinata dell’uomo all’unica mediazione di Cristo.
In linea con l’approccio conciliare a questo classico testo paolino (cf. Lumen Gentium, 60-62), san Giovanni Paolo II offre la seguente utile spiegazione riguardo alla corretta interpretazione di 1 Tim 2,5, che vieta la mediazione “parallela”, non quella “subordinata”:
«Nel proclamare Cristo unico mediatore (cf. 1 Tm 2, 5-6), il testo della Lettera di san Paolo a Timoteo, esclude ogni altra mediazione parallela, ma non una mediazione subordinata. Infatti, prima di sottolineare l'unica ed esclusiva mediazione di Cristo, l'autore raccomanda “che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini...” (Ibid., 2, 1). Non sono forse le preghiere una forma di mediazione? Anzi, secondo san Paolo, l'unica mediazione di Cristo è destinata a promuovere altre mediazioni dipendenti e ministeriali. Proclamando l'unicità di quella di Cristo, l'Apostolo tende ad escludere soltanto ogni mediazione autonoma o concorrente, non altre forme compatibili col valore infinito dell'opera del Salvatore. […] È possibile partecipare alla mediazione di Cristo in diversi ambiti dell'opera della salvezza. […] In questa volontà di suscitare partecipazioni all'unica mediazione di Cristo, si manifesta l'amore gratuito di Dio che vuol condividere ciò che possiede. In verità che cos'è la mediazione materna di Maria se non un dono del Padre per l'umanità?»20.
1 Tm 2,5 mostra quindi “Cristo per primo” come il fondamento divino indispensabile per la cooperazione di qualsiasi creatura alla salvezza umana, ma non “Cristo soltanto”, in quanto ciò escluderebbe i cristiani dalla partecipazione alla corredenzione cristiana. Questo mistero manifesta l’infinita generosità di Dio nel suo disegno d’amore, che consente ai suoi discepoli di partecipare alla sua più grande opera di Redenzione. Si tratta di un privilegio concesso da Dio che non dovrebbe mai essere respinto come se in qualche modo sostituisse o sminuisse l’unica mediazione perfetta dell’unico Mediatore e Redentore.
È, naturalmente, l’Immacolata Madre del Redentore che partecipa alla missione redentrice di Cristo come nessun altro.

Sant’Ireneo
Un dottore della Chiesa ancora più antico, sant’Ireneo di Lione (ca 130-202), testimonia il ruolo morale e causale della Madonna nella Redenzione. Questo paladino dell’ortodossia del II secolo (forse anche il primo vero mariologo della Chiesa) insegna che il ruolo umano subordinato di Maria come Nuova Eva accanto a Cristo, Nuovo Adamo, è unico, materno, attivamente causale e intrinseco all’incarnazione redentrice di Gesù Cristo. Poiché per i primi Padri, Incarnatio redemptiva redemptio inchoativa, l’Incarnazione era davvero “la Redenzione iniziata”. È una formula semplice e provvidenziale di mediazione materna secondo cui, attraverso il libero “sì” di una donna umana, il genere umano riceve il proprio Redentore. Il Concilio Vaticano II cita direttamente Ireneo, con ulteriori riferimenti patristici a Epifanio, Agostino, Girolamo, Cirillo di Gerusalemme, Giovanni Crisostomo e Giovanni Damasceno, come rappresentativi dell’intera mariologia antica della Chiesa primitiva, che predica e insegna irrevocabilmente il ruolo causale di Maria nella salvezza:
«Giustamente quindi i santi Padri ritengono che Maria non fu strumento meramente passivo nelle mani di Dio, ma che cooperò alla salvezza dell'uomo con libera fede e obbedienza. Infatti, come dice Sant'Ireneo, essa “con la sua obbedienza divenne causa di salvezza per sé e per tutto il genere umano”21. Per cui non pochi antichi Padri nella loro predicazione volentieri affermano con Ireneo che “il nodo della disobbedienza di Eva ha avuto la sua soluzione coll'obbedienza di Maria; ciò che la vergine Eva legò con la sua incredulità, la vergine Maria sciolse con la sua fede”22 e, fatto il paragone con Eva, chiamano Maria “madre dei viventi”23 e affermano spesso: “la morte per mezzo di Eva, la vita per mezzo di Maria”»24 (Lumen Gentium, 56).
Dal momento che l’autentico sviluppo della dottrina cattolica, guidato dallo Spirito, procede sempre in avanti e non regredisce mai, come è possibile che la chiarezza dottrinale riguardo a Maria come Nuova Eva, nel suo ruolo unico e attivo nell’opera della Redenzione, possa ora, circa 19 secoli dopo, essere messa in discussione o addirittura messa in dubbio da alcuni all’interno della Chiesa contemporanea?
Il Concilio procede nell’insegnare la corredenzione mariana ai numeri 57, 58 e 61 di Lumen Gentium, insegnamento che include l’«unione della madre col figlio nell'opera della redenzione»25, «associandosi con animo materno al suo sacrifico»26, «consenziente all'immolazione della vittima da lei generata»27; «ella cooperò in modo tutto speciale all'opera del Salvatore, coll'obbedienza, la fede, la speranza e l'ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime»28.
San Giovanni Paolo II, nel suo discorso del 9 aprile 1997, intitolato Maria singolare cooperatrice della Redenzione, offre un commento magisteriale all’insegnamento conciliare sulla corredenzione mariana. In particolare, il pontefice del Totus Tuus opera la necessaria distinzione tra la corredenzione unica della Madre di Gesù e la cooperazione generale alla Redenzione, alla quale ogni cristiano è chiamato:
«Del resto, l'apostolo Paolo, quando afferma: “Siamo collaboratori di Dio” (1 Cor 3, 9), sostiene l'effettiva possibilità per l'uomo di cooperare con Dio. La collaborazione dei credenti, che, ovviamente, esclude ogni uguaglianza con Lui, s'esprime nell'annuncio del Vangelo e nell'apporto personale al suo radicamento nel cuore degli esseri umani. Applicato a Maria, il termine “cooperatrice” assume, però, un significato specifico. La collaborazione dei cristiani alla salvezza si attua dopo l'evento del Calvario, del quale essi si impegnano a diffondere i frutti mediante la preghiera e il sacrificio. Il concorso di Maria, invece, si è attuato durante l'evento stesso e a titolo di madre; si estende quindi alla totalità dell'opera salvifica di Cristo. Solamente Lei è stata associata in questo modo all'offerta redentrice che ha meritato la salvezza di tutti gli uomini. In unione con Cristo e sottomessa a Lui, Ella ha collaborato per ottenere la grazia della salvezza all'intera umanità […]. Anche se la chiamata di Dio a collaborare all'opera della salvezza riguarda ogni essere umano, la partecipazione della Madre del Salvatore alla Redenzione dell'umanità rappresenta un fatto unico e irrepetibile»29.
“Unico” e “irripetibile” è il ruolo corredentivo della Madre insieme a Cristo che, secondo papa San Giovanni Paolo II, abbraccia la totalità della vittoria redentrice di suo Figlio. Cosa distingue in particolare, secondo il pontefice, il ruolo di Maria nella Redenzione da tutti gli altri? Maria ha cooperato «durante l’evento [redentore] stesso», la sua cooperazione «si estende quindi alla totalità dell'opera salvifica di Cristo» e, di conseguenza, «ha collaborato per ottenere la grazia della salvezza all'intera umanità». Nessuna creatura, né umana né angelica, ha collaborato all’ottenimento della grazia salvifica, all’effettiva acquisizione delle grazie della Redenzione, classicamente definita come “Redenzione oggettiva”. Questo è anche il motivo per cui la Madre Immacolata del Redentore merita in modo unico il titolo di Corredentrice.
La stessa Madre, che media l’unico Mediatore al mondo, partecipa in modo unico all’intera missione redentrice del Figlio. In quanto Madre del Redentore, Madre dei redenti e Madre dell’intero corso della Redenzione in tutta la sua vita, Maria potrebbe giustamente essere definita “Madre della Redenzione”.
Questa dottrina perenne della partecipazione unica e attiva della Madonna alla Redenzione, che ha raggiunto il suo meritorio culmine sul Calvario, è purtroppo ciò che manca nella recente Nota dottrinale del Dicastero per la Dottrina della Fede, Mater Populi Fidelis.

Mater Populi Fidelis
Dalla pubblicazione, il 5 novembre 2025, della Nota dottrinale del Dicastero per la Dottrina della Fede Mater Populi Fidelis (MPF), intitolata Nota dottrinale su alcuni titoli mariani relativi alla cooperazione di Maria all’opera di salvezza, i media cattolici e laici internazionali sono stati dominati da confusione, interrogativi e persino sconcerto. Ciò è dovuto in gran parte al fatto che la Nota dottrinale mette in discussione o addirittura nega i titoli tradizionali e del magistero papale, nonché le corrispondenti dottrine della Corredentrice e della Mediatrice di tutte le grazie30. Diversi commenti mariologici provenienti da autorevoli ambienti cattolici hanno evidenziato significative carenze dottrinali nella Nota, in particolare alla luce del suo sostanziale rifiuto di alcuni punti degli insegnamenti del magistero papale sia precedenti che successivi al Concilio31.
È importante tenere presente l’istruzione impartita dallo stesso Magistero ai teologi e ai laici in casi controversi come questi. L’istruzione della Congregazione per la Dottrina della Fede del 1990, Donum Veritatis, del cardinale Ratzinger, «Sulla vocazione ecclesiale del teologo», indica la responsabilità dei teologi di sollevare questioni relative alle formulazioni magisteriali che potrebbero necessitare di chiarimenti o addirittura di modifiche:
«[…] è dovere del teologo far conoscere alle autorità magisteriali i problemi suscitati dall’insegnamento in se stesso, nelle giustificazioni che ne sono proposte o ancora nella maniera con cui è presentato. Egli lo farà in uno spirito evangelico, con il profondo desiderio di risolvere le difficoltà. Le sue obiezioni potranno allora contribuire ad un reale progresso, stimolando il Magistero a proporre l’insegnamento della Chiesa in modo più approfondito e meglio argomentato»32.
La responsabilità di segnalare all’autorità ecclesiale universale questioni gravi che riguardano il benessere della Chiesa non è riservata ai teologi: spetta, per diritto canonico, anche a tutti i laici. Il Codice di Diritto Canonico del 1983 fa riferimento al «dovere» del Popolo di Dio laico di segnalare ai Pastori della Chiesa le questioni che riguardano il «bene della Chiesa»:
«I fedeli sono liberi di manifestare ai Pastori della Chiesa le proprie necessità, soprattutto spirituali, e i propri desideri […]. In modo proporzionato alla scienza, alla competenza e al prestigio di cui godono, essi hanno il diritto, e anzi talvolta anche il dovere, di manifestare ai sacri Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa; e di renderlo noto agli altri fedeli, salva restando l'integrità della fede e dei costumi e il rispetto verso i Pastori, tenendo inoltre presente l'utilità comune e la dignità delle persone»33.
È quindi in questo spirito ecclesiale autentico che riconosciamo alcuni aspetti di Mater Populi Fidelis che, alla luce dell’insegnamento del Magistero papale sia preconciliare che postconciliare, riteniamo necessitino di chiarimenti e modifiche. I tre principali elementi che destano preoccupazione sono i seguenti:
1) la restrizione disciplinare del titolo di Corredentrice; 2) il rifiuto della dottrina perenne sulla Mediatrice di tutte le grazie; 3) l’omissione dell’azione attiva e meritoria di Maria sul Calvario.
Riguardo al titolo di Corredentrice, MPF n. 22 afferma: «Considerata la necessità di spiegare il ruolo subordinato di Maria a Cristo nell’opera della Redenzione, è sempre inappropriato usare il titolo di Corredentrice per definire la cooperazione di Maria»34. Sempre inappropriato? Questa sorprendente affermazione ha suscitato confusione in gran parte della Chiesa, alla luce del fatto che il titolo di Corredentrice: a) costituisce un titolo mariano tradizionale risalente al XIV secolo35; b) è stato in precedenza utilizzato e approvato dai papi Leone XIII, Pio XI e Giovanni Paolo II in almeno 12 occasioni36; c) è stato utilizzato da una schiera di santi e mistici, compresi santi contemporanei come san Pio da Pietrelcina, san Massimiliano Kolbe, santa Edith Stein, santa Teresa di Calcutta e suor Lucia di Fatima37.
Sembra inoltre contrario alla natura stessa dell’evangelizzazione e della prassi cattolica eliminare semplicemente un termine solo perché richiede una spiegazione, anziché limitarsi a spiegarlo. Che cosa deve fare il cattolico con titoli come “Madre di Dio” e “Immacolata Concezione”, per non parlare della “transustanziazione” e dell’“infallibilità papale”, che richiedono tutti spiegazioni approfondite e ripetute per una loro corretta comprensione? La Chiesa, giustamente, non abbandona questi termini né le verità che essi veicolano solo perché richiedono una spiegazione approfondita. Semplicemente li spieghiamo, poiché il mistero richiede e merita un’adeguata chiarificazione. Ciò offre anche l’occasione per un’ulteriore evangelizzazione attraverso l’analogia della fede, nell’articolare il mosaico interconnesso della verità cattolica.
Fortunatamente, il cardinale Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede e autore ufficiale di MPF, ha fornito un importante chiarimento su ciò che costituisce di fatto un’inversione del divieto assoluto del titolo di Corredentrice sancito da MPF. Nella sua intervista del 25 novembre 2025 con la giornalista Diane Montagna, il cardinale Fernández ha affermato che il titolo di Corredentrice può infatti essere utilizzato se accompagnato da una corretta comprensione, ad esempio nei gruppi di preghiera, ecc. Tuttavia, non sarà utilizzato dall’attuale Magistero nei documenti ufficiali né nella liturgia38. Anche se i commenti non ufficiali del Prefetto hanno dato sollievo ai mariologi cattolici e ai fedeli di tutto il mondo, questa correzione sostanziale non ha ancora lo status ufficiale appropriato per una rettifica disciplinare di tale importanza.
In secondo luogo, il documento respinge apertamente il ruolo morale o causale secondario di Maria nella mediazione di ogni singola grazia della Redenzione39. Questa breccia dottrinale è in contrasto con quattro secoli di insegnamento papale esplicito, secondo cui la Madonna è la Mediatrice di tutte le grazie, la quale, di fatto, media ogni singola grazia redentrice da Cristo all’umanità decaduta. Ciò costituisce, a mio avviso, il più grave errore contenuto in MPF e quello che più necessita di una correzione ufficiale. Negare la funzione spirituale e materna di Maria come causa morale diretta di mediazione nella distribuzione della grazia significa opporsi all’insegnamento espresso da dodici papi e da sei encicliche, da Benedetto XIV (+1759) a papa Francesco nel 202340. È, inoltre, estremamente preoccupante che una nota dottrinale del DDF, responsabile proprio di esprimere e spiegare l’insegnamento del Magistero papale, non solo sia in disaccordo con questo insegnamento perenne, ma scelga anche di omettere ed escludere oltre tre secoli di insegnamento dei papi nell’occuparsi di questa dottrina.
L’omissione della dottrina della Mediatrice di tutte le grazie non solo è contraria alla fede cattolica consolidata, ma è anche contraria a una credenza ampiamente diffusa nella Chiesa ortodossa orientale. Sebbene MPF cerchi certamente di esprimere una forte sensibilità ecumenica nei confronti del protestantesimo, non lo fa però per quanto riguarda la dottrina ortodossa orientale sulla mediazione universale delle grazie da parte di Maria. Ad esempio, il grande teologo ortodosso Gregorio Palamas (+1359) insegna:
«Nessun dono divino può giungere né agli angeli né agli uomini, se non attraverso la sua [di Maria] mediazione. Come non si può godere della luce di una lampada… se non per mezzo di questa lampada, così ogni movimento verso Dio, ogni impulso verso il bene proveniente da Lui, è irrealizzabile, se non avviene attraverso la mediazione della Vergine. Ella non cessa di elargire benefici su tutte le creature, non solo su noi uomini, ma anche sulle schiere celesti incorporee»41.
Teofane Niceno (+1380) ribadisce la stessa convinzione dottrinale ortodossa sul ruolo della Madonna come Mediatrice universale della grazia: «Non è possibile che alcuno, tra gli angeli o tra gli uomini, possa giungere in altro modo, in qualsiasi maniera, alla partecipazione ai doni divini che scaturiscono da Colui che è stato divinamente assunto, dal Figlio di Dio, se non attraverso sua Madre»42.
È possibile che un’eccessiva attenzione alle sensibilità protestanti, che conduce a un minimalismo mariano, possa inavvertitamente creare un ostacolo ancora maggiore all’unità tra cattolici e ortodossi, rifiutando la mediazione universale di Maria? Sembra che l’approccio ecumenico di MPF non abbia portato ad alcun aumento significativo del numero di cristiani protestanti che desiderano entrare nella Chiesa. Al contrario, ha contribuito a far sì che alcuni cattolici abbiano deciso, senza giustificato motivo, di rompere la piena comunione con la Chiesa.
Prima o poi il Magistero papale dovrà apportare correzioni e modifiche sostanziali alla dottrina della Mediatrice di tutte le grazie; speriamo e preghiamo che ciò avvenga al più presto. Il rifiuto di questa dottrina ha causato grave perplessità a livello internazionale, anche tra i movimenti mariani laici mondiali, quali la Legione di Maria, gli apostolati di consacrazione mariana e le associazioni dello Scapolare, dove la dottrina della Mediatrix omnium gratiarum costituisce il fondamento mariologico necessario per le loro efficaci iniziative devozionali.
In terzo luogo, Mater Populi Fidelis non presenta il ruolo unico di Maria accanto a Gesù durante il culmine della loro corredenzione sul Calvario come essenzialmente attivo e meritorio. Pur riconoscendo il ruolo attivo della Madre di Gesù durante l’Annunciazione (come fanno diversi autori protestanti43), MPF presenta Maria sul Calvario solo come una testimone passiva della fede, e non come partecipante attiva, attraverso la sua sofferenza e il suo sacrificio, uniti a quelli del Figlio morente, all’ottenimento delle grazie della Redenzione 44. Eppure, questa missione attiva e corredentiva della Donna del Calvario costituisce un autentico insegnamento papale, come evidenziato negli insegnamenti di San Giovanni Paolo II citati in precedenza a conferma del Concilio Vaticano II45.
Un aspetto positivo è che papa Leone XIV ha fornito una prima correzione di contenuto all’ambiguità dottrinale di Mater Populis Fidelis sulla coredenzione mariana nel suo messaggio del 13 aprile 2026 alla Pontificia Commissione Biblica. In una dichiarazione simile agli insegnamenti sulla corredenzione di Giovanni Paolo II presenti nella Salvifici Doloris46, papa Leone fa riferimento in modo succinto all’«offerta» unica e attiva della sofferenza di Maria sul Calvario, che ha portato al «bene di tutti» a livello universale:
«Contempliamo in particolare la Madonna sofferente insieme a Gesù, ai piedi della Croce: Ella, come Madre, patisce sul Calvario le sofferenze del Figlio e vi partecipa con cuore colmo di fede, offrendo la sua lacerante sofferenza per il bene di tutti»47.
Inoltre, il Magistero papale ha ufficialmente attestato i meriti unici della Madonna nella sua opera congiunta con Gesù nell’opera di Redenzione. Fu, ancora una volta, volontà diretta di Dio che una donna partecipasse con l’Uomo Nuovo al ripristino della grazia per il genere umano, in un parallelismo antitetico rispetto alla donna che aveva cooperato con il primo uomo nella sua perdita. Il Padre Celeste non ricompenserebbe forse Maria per la sua sofferenza senza pari con Cristo, che ha ridato la grazia per tutta l’umanità? Almeno nell’ordine della “congruità” o della convenienza relativa, la Madre di Gesù merita, al suo livello umano secondario, quelle grazie della Redenzione che Gesù merita de condigno (per stretta giustizia) al suo livello divino. La capacità della Madonna di meritare ad un livello umano di convenienza riposa interamente sui meriti divini di suo Figlio, al proprio livello divino di uguaglianza con il Padre.
La redenzione, quindi, da una prospettiva autenticamente cattolica, si è compiuta come un unico atto storico progettato dal Padre, sostenuto dallo Spirito e compiuto sul Calvario da due persone: una divina e umana, l’altra immacolata e umana; una di sesso maschile e una di sesso femminile, che hanno meritato entrambe, secondo i rispettivi ruoli, le grazie infinite necessarie alla salvezza degli uomini.

San John Henry Newman
Un terzo e più contemporaneo dottore della Chiesa, san John Henry Cardinal Newman (1801-1890), ha qualcosa di decisamente importante da dire sul ruolo di Maria nella Redenzione, sul discernimento dell’autentico sviluppo della dottrina mariana, e sul ruolo specifico dei laici nel percorso mariologico.
Newman ha difeso la legittimità del titolo di Corredentrice nel famoso confronto con il professore e presbitero anglicano, Edward Pusey. Egli affermò che, per coloro che, come Pusey, accettavano tutti i titoli sublimi attribuiti a Maria dai Padri della Chiesa — quali “Madre di Dio, Seconda Eva, Madre della Vita”, ecc. —, i Padri avrebbero considerato una ben «povera compensazione» il fatto che egli «si opponeva a che fosse chiamata Corredentrice»48. Newman si riferì inoltre alla Madonna come all’«arbitra della misericordia di ogni effetto proveniente dalla misericordia di Dio»49. Un’arbitra è una mediatrice femminile prossima alla legge. Un’arbitra della misericordia possiede quindi il potere mediatorio di dirimere una controversia relativa alla misericordia e, poiché la misericordia è essa stessa una grazia, tale arbitra della misericordia potrebbe anche essere considerata una mediatrice della grazia.
Ancora più importante, Newman ha approfondito il ruolo dei fedeli cattolici nel discernere il corretto sviluppo della dottrina riguardante la Madonna. In sostanza, egli considerava i laici come i testimoni e i veri custodi della Tradizione viva della Chiesa, che include lo sviluppo mariano della dottrina. Il Dottore della Chiesa britannico considera il sensus fidelium50 una fonte fondamentale di discernimento per confermare l’autentico sviluppo dottrinale e la devozione mariana51.
Nel suo articolo del 1859 pubblicato su The Rambler, intitolato On Consulting the Faithful on Matters of Doctrine (Sulla consultazione dei fedeli in materia di dottrina), Newman riporta una ventina di casi in cui l’autorità ecclesiastica, i vescovi e il clero, giunsero a una posizione errata su questioni dottrinali o disciplinari, mentre i fedeli comuni seppero discernere correttamente la questione e difesero fedelmente l’autentica verità cattolica, perseverando nel sostenerla. Forse l’esempio più eclatante citato da Newman è l’eresia ariana del IV secolo, in cui una forte maggioranza di vescovi aveva rifiutato la divinità di Gesù, mentre i laici rimasero in modo schiacciante fedeli ad essa e a Lui. Newman afferma: «La voce della tradizione può, in certi casi, esprimersi non attraverso i concili, né i Padri, né i vescovi, ma attraverso il “communis fidelium sensus”» 52.
San John Henry Newman sostiene quindi che la gerarchia debba ascoltare la voce dei fedeli laici come vera guida nel discernimento su dove si trovi l’autentico sviluppo dottrinale, specialmente per quanto riguarda la verità e la devozione mariana. I vescovi e i laici dovrebbero vivere una «conspiratio pastorum et fidelium»53, un “respirare insieme” di pastori e laici, così che papi e vescovi ascoltino veramente il discernimento dei laici riguardo all’adeguato sviluppo dottrinale che conduce al dogma mariano54.
Alla luce della grande intuizione di Newman in questo ambito, diventa di fondamentale importanza rispondere alla più grande campagna di raccolta firme riguardante lo sviluppo dottrinale mariologico promossa dai laici cristiani nella storia della Chiesa cattolica. Una campagna internazionale di raccolta firme dei laici, che abbraccia il XX e il XXI secolo, chiede collettivamente la solenne definizione papale di Maria come Madre spirituale di tutta l’umanità.
Nel 1915, il cardinale Désiré-Joseph Mercier avviò una campagna di raccolta firme a livello universale, coinvolgendo vescovi e laici, per chiedere a Benedetto XV la proclamazione dogmatica di Maria come Madre spirituale dell’umanità, fondandola sui suoi ruoli di Corredentrice e Mediatrice di tutte le grazie55. Alle centinaia di migliaia di richieste da parte dei laici per questa quinta corona dogmatica, si aggiunsero centinaia di richieste da parte dei vescovi dell’epoca56. Nel 1929, due laici italiani, Raffaele Asaro e Amedeo Balzaro, lanciarono una propria campagna laica di raccolta firme per le definizioni congiunte della Mediazione universale di Maria e dell’Assunzione (approvate da Pio XI tramite il suo segretario di Stato), che raccolse le firme di 20 cardinali, cinque patriarchi, oltre 700 vescovi e circa 2 milioni di sacerdoti, religiosi e laici57. Un’altra campagna di raccolta firme con il duplice obiettivo di definire dogmaticamente l’Assunzione e la Mediazione universale, si levò in Spagna nel 1929, raccogliendo ulteriori 700.000 firme da parte dei laici e 53 dei vescovi58.
Dal 1993 al 1999, il movimento laico internazionale Vox Populi Mariæ Mediatrici ha raccolto oltre 6,5 milioni di petizioni a favore di questo quinto dogma mariano provenienti da 150 paesi; la totalità di queste petizioni è stata presentata personalmente al prefetto della CDF, il cardinale Joseph Ratzinger, in occasione di un’udienza nel maggio del 199959. Dal 1999 al 2026, il movimento Vox Populi ha invitato i fedeli a inviare le loro petizioni direttamente alla CDF (ora DDF), con una stima minima di almeno altre 2 milioni di petizioni negli ultimi 27 anni. Solo dal movimento Vox Populi Mariæ Mediatrici sono state inviate alla Santa Sede circa 8 milioni di petizioni per un quinto dogma mariano, alle quali si aggiungono le firme e le lettere di 700 cardinali e vescovi raccolte negli ultimi 33 anni60. Considerando il totale complessivo di queste quattro principali campagne di raccolta firme, si stima che siano state presentate alla Santa Sede dal Popolo di Dio circa 12 milioni di petizioni a favore di un quinto dogma sulla Maternità spirituale universale di Maria.
Sulla base del principio di discernimento per lo sviluppo dottrinale e devozionale mariano indicato da san John Henry, cardinale Newman, sorge la domanda: fino a che punto la Santa Sede sta davvero ascoltando la voce dei fedeli laici nel loro discernimento su un possibile quinto dogma mariano? Roma sta seguendo il saggio consiglio di Newman, comunemente definito il “Padre del Concilio Vaticano II”, nel prendere francamente in considerazione la richiesta senza precedenti avanzata dai laici contemporanei per questo sviluppo dottrinale mariano? Forse è giunto il momento che il Santo Padre e la Santa Sede procedano a una rivalutazione newmaniana, rinnovata e aperta, della richiesta di milioni di membri del Popolo di Dio per la solenne definizione papale secondo cui la Vergine Maria è veramente la Madre spirituale di tutta l’umanità.

Conclusione

Nell’attuale condizione della nostra umanità, constatiamo che regna una grande confusione dottrinale. I dogmi, invece, chiariscono. La storia dimostra che la gran parte degli altri dogmi mariani sono stati definiti in momenti in cui era necessario un chiarimento. La verità completa sul ruolo di Maria nella Redenzione umana richiede proprio quel chiarimento definitivo che solo un dogma può offrire in modo definitivo.
Senza la proclamazione della verità sull’autentica mediazione di Maria, non possiamo aspettarci di ricevere la piena attivazione e le conseguenti grazie che deriverebbero dal riconoscimento solenne del suo potere di mediazione. Questo riconoscimento solenne dei suoi ruoli salvifici di grazia potrebbe dare definitivamente inizio al trionfo del suo Cuore Immacolato, come profetizzato a Fatima, e portare di conseguenza all’era di pace promessa e tanto attesa. Al contrario, è del tutto possibile che perduri questa equazione provvidenziale espressa in forma negativa: nessun quinto dogma mariano, nessun trionfo del Cuore Immacolato, nessuna grazia storica.
Dal punto di vista teologico e storico, è inconcepibile che la Chiesa si limiti ai quattro dogmi mariani della Maternità di Dio, della Verginità perpetua, dell’Immacolata Concezione e dell’Assunzione, per poi non definire e difendere la verità del rapporto spirituale e materno di Maria con i suoi figli, una verità salvifica sviluppata pneumatologicamente nel corso di due millenni e che, in un certo senso, costituisce il fine e lo scopo redentivo degli altri quattro dogmi mariani.
Concludo con una petizione davvero speciale, proveniente da un membro altrettanto speciale del Popolo di Dio, un’espressione ispirata della “voce del Popolo”, a favore di un quinto dogma mariano: Santa Teresa di Calcutta, redatta e firmata nella ricorrenza di San Massimiliano Kolbe, il 14 agosto 1993:

Maria è la nostra Corredentrice insieme a Gesù.
Ha dato a Gesù il suo corpo e ha sofferto con lui ai piedi della Croce.
Maria è la Mediatrice di ogni grazia.
Ci ha donato Gesù e, come nostra Madre, ci ottiene tutte le sue grazie.
Maria è la nostra Avvocata, che intercede per noi presso Gesù…
La definizione papale di Maria come Corredentrice, Mediatrice e Avvocata
porterà grandi grazie alla Chiesa.
Dio vi benedica,
M. Teresa, MC.
61

Note:

1 Per esempio, San Giovanni Paolo II, Enciclica Redemptoris Mater, 1987, nn. 12, 23.

2 Sant’Agostino, De Sancta Virginitate, 6; PL 40, 399, (corsivo mio).

3 San Pio X, Ad diem illum, 1904, n.10.

4 Concilio Vaticano II, Lumen Gentium, n.61.

5 Ibid.

6 Ibid.

7 Sant’Agostino, De Sancta Virginitate, 6; PL 40, 399.

8 San Giovanni Paolo II, Udienza generale, Maria singolare cooperatrice della Redenzione, 9 aprile 1997, https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/en/audiences/1997/documents/hf_jp-ii_aud_09041997.html.

9 Leone XIV, Omelia della Santa Messa al Santuario della Beata Vergine del Santo Rosario di Pompei, 8 maggio 2026, https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260508-pompei-messa.html.

10 Sant’Agostino, Sermo 169, 11, 13: PL 38, 923, CCC 1847.

11 Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2002.

12 Concilio di Trento, Sessione VI, Canone 32; Decreto sulla giustificazione, 8.

13 Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2008.

14 Cf. San Giovanni Paolo II, Discorso al personale dell’ospedale Fatebenefratelli, 5 aprile 1981, https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1981/april/documents/hf_jp-ii_spe_19810405_fatebenefratelli.html; Udienza generale, 13 gennaio 1982, https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/audiences/1982/documents/hf_jp-ii_aud_19820113.html; Allocuzione ai vescovi uruguayani nella Nunziatura apostolica, 8 maggio 1988, https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1988/may/documents/hf_jp-ii_spe_19880508_vescovi-nunziatura.html

15 Papa Benedetto XVI, Saluto ai malati, Omelia sulla Spianata del Santuario di Fatima, 13 Maggio 2010,

https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/homilies/2010/documents/hf_ben-xvi_hom_20100513_fatima.html

16 Riassumere in poche frasi le posizioni teologiche di oltre 33.000 diverse confessioni protestanti può risultare difficile, ma la posizione fondamentale dello stesso Lutero è resa con precisione.

17 Sura 35, verso 18; Cf. l’eccellente articolo di P. Serafino Lanzetta, Mary Co-redemptrix: A Paradigm of Christian Life, Vicarious Suffering, the Mystical Body, and the Manifestation of True Religion, in «Ecce Mater Tua International Journal of Mariology», Vol. 14, giugno 13, 2026, https://eccematertua.com/sites/ecce/files/ecce_14.5_lanzetta.pdf.

18 Ibid.

19 Robert Hugh Benson, The Mystical Body and Its Head, Sheed and Ward, New York, 1911, citato in S. Lanzetta, op. cit.

20 San Giovanni Paolo II, Udienza generale, Maria mediatrice, 1 ottobre 1997, nn. 3-6.

21 Sant’Ireneo, Adv. Haer. III, 22, 4: PG 7, 959 A, Harvey, 2, 123.

22 Sant’Ireneo, ibid.; Harvey 2, 124.

23 Sant’Epifanio, Haer. 78, 18:PG 42, 728 CD-729 AB.

24 Per esempio, San Girolamo, Epist. 22, 21:PL 22, 408. Cf. Sant’Agostino, Sermo. 51, 2,3: PL 38, 335, etc., cf. Lumen Gentium 56, note, 6-10.

25 Lumen Gentium, 57.

26 Lumen Gentium, 58.

27 Lumen Gentium, 58.

28 Lumen Gentium, 61.

29 San Giovanni Paolo II, Udienza generale Maria singolare cooperatrice della Redenzione, 9 Aprile 1997, nn. 1-2; (corsivo mio).

30 Dicastero per la Dottrina della Fede, Mater Populi Fidelis, 5 Novembre 2025, https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_ddf_doc_20251104_mater-populi-fidelis_en.html.

31 Cf., per esempio, il commento mariologico di 23 pagine della Theological Commission of the International Marian Association, Response to Mater Populi Fidelis, 8 dicembre 2025; https://internationalmarian.com/sites/marian/files/ima_response_to_mpf.pdf; P. Serafino Lanzetta, “A Very Dissonant Doctrinal Note: On ‘Mater Populi Fidelis”, Diane Montagna Substack, https://dianemontagna.substack.com/p/a-very-dissonant-doctrinal-note-on.

32 Congregazione per la Dottrina della Fede, Donum Veritatis, n. 30.

33 Codice di Diritto Canonico, can.12, §§. 2-3.

34 Dicastero per la Dottrina della Fede, Mater Populi Fidelis, n. 22.

35 Cf. M. Miravalle, With Jesus: The Story of Mary Co-redemptrix, Queenship, 2003, pp. 101-103.

36 Per riferimenti e altre fonti in difesa del titolo di Corredentrice, si veda Robert Fastiggi e Mark Miravalle, Mary’s Coredemptive Role Is In Complete Union with Christ: A Response to Bishop Stagliano https://eccematertua.com/sites/ecce/files/ecce_14.4_fastiggi_miravalle.pdf; Miravalle, With Jesus, pp. 149ff; 189ff.

37 Cf. Miravalle, With Jesus, cf. p. 213ff; p.235ff.

38 Diane Montagna, Interview with Cardinal Fernandez, “Cardinal Fernandez Clarifies Co-redemptrix”, 27 novembre 2025, https://dianemontagna.substack.com/p/cardinal-fernandez-clarifies-co-redemptrix.

39 Cf. Mater Populi Fidelis, nn. 45, 67, 68.

40 Cf. International Marian Association, Response of the Theological Commission of the International Marian Association to Mater Populi Fidelis, 8 dicembre 2025, nn. 19-21, https://internationalmarian.com/sites/marian/files/ima_response_to_mpf.pdf.

41 Gregorio Palamas, Ed. of Sophocles Oikonomos, (Athens, 1861), 159; PG 151, 472A; cf. O’Carroll, Theotokos, p. 163.

42 Sermo. In Sanctissimum Deiparam in Lateranum, Martin Jugie, ed., 1935, citato in M. O’Carroll, Theotokos: A Theological Encyclopedia of the Blessed Virgin Mary, p. 340.

43 Cf. Per esempio, Tim Perry, Mary for Evangelicals: Towards and Understanding of the Mother of the Lord, 2007, sezioni sui titoli, “Co-redemptrix” e “Mediatrix of all graces”.

44 Cf. Response of the Theological Commission of the International Marian Association to Mater Populi Fidelis, n.14, https://internationalmarian.com/sites/marian/files/ima_response_to_mpf.pdf.

45 Cf. San Giovanni Paolo II, Udienza generale Maria singolare cooperatrice della Redenzione, 9 Aprile 1997, nn. 1-2; cf., Theological Commission of the International Marian Association, Response to Mater Populi Fidelis, Dec. 8, 2026, https://internationalmarian.com/sites/marian/files/ima_response_to_mpf.pdf.

46 San Giovanni Paolo II, Salvific Doloris, nn. 24-25.

47 Leone XIV, Messaggio alla Pontificia Commissione Biblica in occasione della Sessione Plenaria (13-17 aprile 2026), 13.04.2026, https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2026/04/13/0284/00609.html

48 John Henry Newman, Certain Difficulties Felt by Anglicans in Catholic Teachings, Scholar Select, vol. 2, p. 78.

49 John Henry Newman, An Essay on the Development of Doctrine, Cambridge, Cambridge University Press, pp. 444-445.

50 Consenso comune dei fedeli.

51 John Henry Newman, On Consulting the Faithful in Matters of Doctrine, «Rambler», 1859, cf. pp. 214-227.

52 Ibid., p. 213.

53 Ibid., p. 228.

54 All’epoca di Newman, ciò si applica specialmente allo sviluppo della dottrina mariana che ha portato al dogma dell’Immacolata Concezione, nel 1854.

55 Cf. Manfred Hauke, Mary, Mediatress of Grace, Academy of the Immaculate, 2004, pp. 19, 21, 91, 40, 42; G. Dodd, The Virgin Mary, Mediatrix of All Grace, Academy of the Immaculate, 2012, p. 66ff.

56 Ibid.

57Guilhelmo Hentrich and Rudolfo Gualtero de Moos, Petitiones de Assumptione corporea B.V. Mariae in caelum definienda ad Sanctam Sedem delatae propositae secundum ordinem hierarchicum, dogmaticum, geographicum, chronologicum ad consensum Ecclesiase manifestandum, Città del Vaticano, Tpyis Polygottis Vaticanis, 1942, volume 2,1031; 1053; cf. E. Lafferty, Approaching the Assumption 1863-1950: Revelation, Scripture, and the Laity in the Development of a Marian Dogma, Catholic University of America Press, p. 59.

58 Ibid., Petitiones, 2: 500-501.

59 Tutte le petizioni furono presentate al Cardinale Ratzinger nel suo ufficio alla Congregazione per la Dottrina della Fede alle presenza e con la testimonianza dell’arcivescovo Felix Alaba Adeosin Job di Ibadan, Nigeria, arcivescovo africano patrono del movimento Vox Populi Mariæ Mediatrici, nel maggio del 1999.

60 Vox Populi Mariæ Mediatrici Archives, 48765 Annapolis Rd, Hopedale, Ohio. Tutte le petizioni presentate al Cardinal Ratzinger comprendevano le lettere e le firme di 700 tra cardinali, arcivescovi e vescovi dei cinque continenti.

61 Madre Teresa di Calcutta, Lettera del 14 Agosto 1993, Vox Populi Mariæ Mediatrici Archive, Ave Maria University, Ave Maria, Florida.

 



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