«Votare Sì per ridare alla Giustizia la credibilità persa con gli scandali»
«Lo scandalo Palamara è stato una grande sofferenza per noi giudici perché ha mostrato che il funzionamento della giustizia ha perso credibilità ai loro occhi. Votare Sì aiuterà a riacquisirla». Così il magistrato Giacomo Rocchi a "I Venerdì della Bussola". All'interno il video della puntata.
- Meno se e più realtà, lo dice anche l'IA, di Giulio Montali
Era necessario fare una riforma della Giustizia? E perché non è vero che la politica interferirà con il governo della Giustizia? Che cosa significa giudice terzo e imparziale? E perché il sorteggio evita la stortura delle correnti ideologizzate? Alla vigilia del Referendum confermativo di domenica e lunedì, la Bussola ha incontrato il giudice Giacomo Rocchi, del Comitato per il Sì, nella puntata de "I Venerdì della Bussola" del 20 marzo. «Questo Referendum riguarda il bene comune, riguarda la società, riguarda ogni singolo cittadino – dice Rocchi -. Lo scandalo Palamara è stato una grande sofferenza per noi giudici perché ha mostrato che il funzionamento della giustizia ha perso credibilità ai loro occhi. Votare Sì aiuterà a riacquisirla». La separazione delle carriere? «È necessaria perché giudici e pm fanno un lavoro diverso. Giusto che l’organo di governo sia diverso». Il sorteggio? «Indispensabile per eliminare il controllo delle correnti».
- 1 Perché il referendum riguarda tutti di Giacomo Rocchi
- 2 Un giudice super partes come vuole la Carta di Giacomo Rocchi
- 3 Con la riforma il pm è più indipendente
Referendum giustizia: ecco perché riguarda tutti, non solo i magistrati
Il dibattito sul referendum sulla giustizia, che si terrà il 22 e 23 marzo prossimi, è spesso reso incomprensibile da tecnicismi o inquinato da falsi ideologici. Ma è un referendum importante che può cambiare la vita di tutti gli italiani. Ecco perché è necessaria una guida chiara alla riforma che può essere promossa o bocciata dal voto di tutti.
-Gratteri infiamma la campagna referendaria di Ruben Razzante
La Costituzione vuole un giudice super partes e la società lo pretende
La separazione delle carriere è lo strumento per assicurare, come auspicava il giudice Livatino che il giudice non solo sia indipendente, ma appaia indipendente. Terzietà e imparzialità non garantiscono l’adozione di sentenze “giuste”, ma ne sono uno dei presupposti.
1-Perché il referendum riguarda tutti di Giacomo Rocchi
La riforma favorisce la Mafia? Macché: il pm è più indipendente
Procure tutelate maggiormente da trasferimenti arbitrari, politica meno presente coi componenti "laici", indagini di Mafia per nulla disincentivate: le risposte alle più comuni obiezioni dei NO che creano allarmi ingiustificati. Ecco perché voto SÌ.
-2 Un giudice super partes come vuole la Carta di Giacomo Rocchi
-1 Perché il referendum riguarda tutti di Giacomo Rocchi
- Un referendum spartiacque per la politica italiana di Ruben Razzante
Lo scontro pre-referendum culmina col caso Delmastro
La campagna referendaria avvelenata si conclude con la bufera sul sottosegretario alla Giustizia, coinvolto nella costituzione di una società ristoratrice con elementi controversi. Schlein attacca, mentre il governo è impegnato a mobilitare un elettorato poco motivato. Sarà un voto incerto ma dalle conseguenze pesanti.
CL e il referendum, una polemica che riguarda tutta la Chiesa
È lecito che una realtà ecclesiale esprima un giudizio su un voto politico? È il tema sollevato da alcune reazioni scandalizzate all'indicazione data dalla dirigenza di CL per il referendum sulla giustizia. Ma se la fede si riduce a fatto privato non ha più niente da dire al mondo.
Referendum, tra sì e no c'è chi si schiera per convenienza
Scelte di campo interessate in vista del voto. Più che la separazione delle carriere dei magistrati per alcuni nomi di spicco sembra in gioco la propria carriera politica: chi per avanzare, magari puntando al Colle, chi per sopravvivere. L'opportunismo è bipartisan e i quesiti passano in secondo piano.
Referendum. Gratteri e Bartolozzi, spine nel fianco dei due schieramenti
Il procuratore Nicola Gratteri che al Foglio dice "faremo i conti" e il capo di gabinetto del Ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi, che esce con "ci liberiamo delle toghe". Di male in peggio. Il sottosegretario Mantovano fa ordine nel linguaggio.
Meloni presta il suo volto al referendum. Ma così rischia grosso
La premier Giorgia Meloni si spende personalmente per promuovere il SÌ al referendum sulla giustizia. Prende le distanze (non seguendo l'esempio di Renzi) annunciando che non si dimetterà in caso di vittoria del NO. Ma comunque si assume un rischio.
Cala l'attenzione sul referendum, italiani più attenti all'Iran
La crisi mediorientale monopolizza l'opinione pubblica, ben più della campagna referendaria. E intanto l'Agcom richiama due emittenti sbilanciate per il No, che secondo i sondaggi prevarrebbe in uno scenario di scarsa affluenza alle urne. Ma la partita è ancora aperta e imprevedibile.
Cattolici divisi in vista del referendum sulla giustizia
L'appuntamento referendario ripropone la pluridecennale divisione del mondo cattolico. Da un lato c'è chi invita votare sì anche per scongiurare le invasioni di campo della magistratura sui temi etici, dall'altro c'è chi invita velatamente a vota no e chi lo fa in modo esplicito, rispolverando la retorica dossettiana sempre più lontana dalla realtà.
Mattarella, l'appoggio al Csm e l'ingresso a gamba tesa nel referendum
Partecipando al plenum del Csm per la prima volta da 11 anni, Mattarella ha lanciato un segnale di appoggio all'organo di autogoverno dei magistrati dopo gli attacchi di Nordio. Il sospetto di un sostegno del Capo dello Stato al NO referendario e una compromissione degli equilibri tra i poteri, sempre più tesi.
La Cei in campo per il referendum, ma dimentica dei princìpi
Il vicepresidente della Cei, mons. Francesco Savino, parteciperà al congresso di Magistratura Democratica per il “no” al referendum. Una scelta di campo in linea con altre prese di posizione dello stesso vescovo e dei vertici della Cei. Che però non dovrebbe occuparsi di temi opinabili, bensì di difendere i principi non negoziabili.
Il referendum sulla giustizia, spartiacque della legislatura
In un clima rovente che tocca il nervo scoperto dell'imparzialità e autonomia della magistratura, dalle urne di marzo uscirà un responso decisivo per la leadership di Meloni e per gli equilibri della politica italiana. L'alternativa non è solo tra Sì e No, ma tra un prima e un dopo.

